lunedì 22 dicembre 2008

Lettere a Babbo natale

Caro Babbo Natale,

sono una casalinga disperata. Quest'anno sono stata molto buona con tutti, soprattutto con le mie vicine di casa invidiose. Per questo Natale, vorrei il Bimby e il Kirby. Il Bimby ce l'ha già la mia vicina di casa ed ha fatto una figura migliore della mia con la torta Saint - Honorè alla festa di Natale in parrocchia. Il sacerdote le ha fatto i complimenti che spettavano a me e sono arrabbiatissima. Adesso voglio anche io il Bimby.
Il Kirby non ce l'ha nessuna, ma voglio essere la prima ad averlo nel quartiere. Pulisce fino a otto strati di micropolvere e sarebbe fantastico se potessi invitare le signore della chiesa a casa per la preghiera alla Madonna di Nonsodove. Così tutti saprebbero che brava donna di casa è la signora della casa bianca.
Se poi potessi impedire alla suocera di scoprire come mai la mia argenteria è sempre così splendente, sarei ancora più felice.
Altri regali che mi renderebbero una casalinga soddisfatta, sono: la nuova collezione casa della Stanhome, quella della Tapperware e le pantofole di stoffa per non graffiare il pavimento appena lucidato.
Credo sia tutto.
Per ringraziarti ti svelo il segreto per non accumulare polvere negli angoli: prova Swiffer.
Grazie Babbo
La tua Casalinga Disperata.

Caro Babbo Natale,
sono una ragazza di 17 anni normalissima. Vado a scuola, guardo la tv e vesto alla moda. Una ragazza della porta accanto. Però non sono lappone. Sono la ragazza della porta accanto del mio vicino di casa.
Da grande vorrei fare i reality e poi la velina. Non ti chiedo di trovarmi un fidanzato calciatore, perchè ce l'ho già e gioca nella squadra dell'oratorio. Magari quando divento velina, potresti presentarmi uno di serie A, ma per ora, per farlo vedere alle amiche, va più che bene.
Per Natale vorrei diventare ancora più alla moda e diventare un pochino famosa. Magari potresti convincere Maria De Filippi a farmi corteggiare a Uomini e Donne. Il fidanzato non è geloso, anche perchè ha detto che farebbe di tutto per farmi felice. Tanto poi io non scelgo, faccio qualche serata nelle discoteche e mi faranno fare lo sponsor dei vestiti alla moda.
Caro Babbo Natale, sarei molto felice se tu potessi esaudire questo mio desiderio. Mamma ha già espresso il suo: farmi promuovere a scuola, ma io per ora penso solo al successo.
Grazie anticipatamente.
Quando divento famosa ti mando una foto autografata (di quelle prestampate che io non so scrivere tanto bene).
La tua velina in erba

Caro Babbo Natale,
sono una Bratz. Per quest'anno potresti evitare di portarmi nelle case delle educande? A loro porta Barbie. Io sono più zoc...fescion di lei. Le brave bimbe di mammà, arrivato Santo Stefano, mi coprono di vestiti senza gusto e troppo grandi per me. Sembro una qualunque. Io Sono Bratz, alla moda, pescion for fescion dice la pubblicità. Perchè devi svilire le mie qualità da bat...bambola?
Grazie in anticipo, ma se non esaudisci il mio desiderio, mi licenzio!
Bratz

Caro Babbo Natale,
sono Sapientino. Lo so che ti impegni a sponsorizzarmi, ma nessuno più mi vuole. Io mi faccio tante domande, ma le risposte me le devo dare da solo. L'anno scorso, all'iper, hanno buttato tante confezioni di miei colleghi, che avevano ancora le domande sulla lira: ci credo che li hanno buttati, c'è l'euro!!! Siamo passati di moda. Vorrei diventare un po' più violento, più accattivante, più ignorante. Almeno i bimbi mi guarderebbero.
Babbo Natale fammi lavorare, per favore. Non mettermi in cassa integrazione, c'ho famiglia. Sapientino Junior mi guarda e non sa che futuro lo aspetta.
Ti prego, per questo Natale regalemi a qualcuno.
Grazie capo.
Tuo affezionato Sapientino

giovedì 18 dicembre 2008

Natale, variazione sul tema: Babbo Natale e il futuro

Caro Babbo Natale,

mi chiamo Mariolina, ho ventitrè anni e quest'anno voglio anche io un bel regalo: sapere cosa farò da grande. Come vedi non ho grandi pretese. Mi è sufficiente un consiglio, un'opinione spassionata, cinque minuti davanti ad un caffè.

Magari se proprio non hai tempo, mi basta averne un po' di più io,  così mi fermo, ci penso e decido.

Poi ti faccio sapere eh, non ti preoccupare. Sarai aggiornato.

A cinque anni volevo fare la giornalista. Ho preso un po' di fogli, un pennarello Carioca verde scuro di quelli grandi ed ho copiato pagine e pagine del libro Cuore che la nonna mi aveva portato da Taormina. Solo che dopo un po' di tempo ho scoperto che per fare la giornalista, non dovevo copiare nulla, ma scrivere di testa mia. E non c'erano notizie disponibili che potevano interessare una bimba di cinque anni. Per cui cambiai idea.

A sei anni iniziai la scuola. Ovviamente decisi che sarei diventata maestra. Poi cambiai ancora idea.

La maestra in terza elementare ci assegnò un compito: disegna ciò che vuoi fare da grande.
Io consegnai tanti fogli. Su ognuno c'era un disegno diverso. La poliziotta, l'archeologa, la scrittrice, la ballerina, la cestista, la cameriera, la mamma.

La poliziotta non si può fare. Dovrebbero istituire nuovamente le SS e non è il caso. Quando mi assumo la responsabilità di qualcosa, divento insopportabile, perchè mi è altrettanto insopportabile che possa saltare anche una virgola.

L'archeologa... beh, forse ci sono andata vicino, ma non sarebbe da me fare un lavoro così paziente.

La scrittrice...andiamo avanti che è meglio.

La ballerina neanche. Non ho il fisico, la tecnica, l'espressione e diciamocelo, sono musicale quanto le campane funebri.

La cestista nemmeno. Troppo nana per fare canestro.

La cameriera. Non so quale fosse il meccanismo malato che mi portava a pensare alla cameriera come massima aspirazione. Non che ci sia niente di male, ma ripeto, la mia pazienza è molto poca. Generalmente invidio i camerieri, perchè penso che al loro posto mi verrebbe lo sclero alla prima portata.

La mamma forse sì, ma non adesso.
Dalle medie al liceo sono stata una psicologa in erba.
Al liceo, dopo il debito in chimica, decisi che sarei diventata biologa.

Dalla biologia all'architettura il passo fu breve, ma non chiedetemi il perchè. Dovrei parlare di Brunelleschi per almeno tre post perchè possa essere chiaro.

Dall'architettura alla storia dell'arte, a metterci lo zampino furono Klimt e compari.

Babbo Natale carissimo, adesso che tutto è chiaro, mi porti un buon consiglio per Natale?

Ti ringrazio in anticipo.
Buon Natale
Mariolina

lunedì 15 dicembre 2008

Natale, variazione sul tema: Babbo Natale e i giocattoli



Caro Babbo Natale,

mi chiamo Mariolina ed ho ventitré anni. Per Natale non ho grandi desideri. Ho piuttosto una forte curiosità: vorrei che tu mi spiegassi un paio di cosette. Sarebbe il mio regalo per quest’anno. Né dispendioso, né troppo ricercato. Solo qualche risposta.
Dai racconti che la nonna ha propinato a tre generazioni di nipoti, so che i giocattoli li crei tu personalmente. Ecco, la mia domanda è semplice.
Da quando hai iniziato con le droghe pesanti?
No, sul serio, vorrei capire come ti viene non solo di fabbricare, ma anche solo lontanamente ideare certi giocattoli.
Ti faccio un esempio giusto per capirci, chè tu sei lappone e magari non mi capisci tanto con la lingua italiana.
Le bambole cosa ti hanno fatto? La mia bambola Segreta, quindici anni fa ormai, era il massimo della tecnologia e ripeteva le frasi che dicevo io. Beh, effettivamente dopo un po’ era da esaurimento nervoso, ma bastava spegnere l’aggeggio e lasciarla alla polvere.
Oggi nel negozio di giocattoli, non esistono bambole normali.
Cicciobello soffre di incontinenza, ha l’influenza undici mesi l’anno (il mese in cui non ce l’ha, è perché le pile sono scariche) oppure piange lacrime vere (roba che risolviamo il problema della siccità, per intenderci).
Baby Mia oggi ha una laurea in sociolinguistica. Dieci anni fa aveva un vestito kitsch e diceva “ti voglio bene” e “ho fame”. Oggi rimane il vestito kitsch, ma le frasi sono diventate trenta.
Baby Amore pipì – popò? Baby Eva impara a usare il vasino? Dissenteria in atto lì in Lapponia, eh?
Barbie non ti piaceva perché era troppo magra e troppo truccata. Le hai aggiunto due taglie, è acqua e sapone, ma in compenso hai fabbricato una zoc…donna di facili costumi come la Bratz.
Shelly da brava sorellina degenere ha partorito Shellina. Quanti anni ha? Sette, otto?
Barbie per non perdere punti è rimasta incinta e allora perché non farla partorire? Adesso ha una voragine al posto della pancia in cui c’è un neonato snodabile. Nel frattempo è andata ai Tropici (Barbie va ai Tropici, appunto) e Shelly ne ha approfittato per rimodernare la casa. L’ascensore va ancora con la cordicella però.
I lego più recenti hanno tanto di scatola con le istruzioni per il montaggio di cinema – studi televisivi – aeroporti – cessi della stazione. Il libretto per le istruzioni è una preparazione psicologica all’Ikea?
Con i bimbi giapponesi sei stato davvero bast… sadico. Il God Jesus, robot predicatore con una croce nella mano destra.
Alle bimbe americane piace la lap-dance? Ma regaliamo loro Peekoboo, il palo completo di giarrettiera e soldi da mettere nel tanga.
E con questa ti sei giocato la reputazione.
Ascolta un consiglio di un’amica.
Torna a vendere la Coca–Cola.
Con affetto
Tua Mariolina


 

martedì 9 dicembre 2008

Evviva la censura

Mi divertono i blog. Ce ne sono di divertenti e di noiosi. Ironici e seriosi. Più o meno apprezzabili, più o meno corretti dal punto di vista della lingua, più o meno brillanti, più o meno utili.
Sono libera espressione della personalità di qualcuno, dicono tutto e il contrario di tutto su chi scrive e si è liberi di chiudere la pagina web quando si è stufi. Belli.
Tempo fa ho scoperto sull'home page di splinder un blog che mi ha incuriosito per l'incipit. Faceva riferimento al fatto che in Spagna avevano chiuso quattro blog pro anoressia. Certa di aver capito male (per il pro anoressia, chiaro), ho aperto quel blog.
Faccio una premessa: io sono sempre a dieta. Sono una produttrice di propositi per migliorare il mio fisico che non avete neanche idea. Non sono obesa, ma neanche tutto questo popò di figurino e se mangio tanto (ma và?) ingrasso facilmente. Sono golosa e la cucina di mammadellaspecie e nonnadellaspecie non aiutano. Dico sempre "da lunedì a dieta". E il martedì mi sono già scordata del mondo, soprattutto se davanti a me c'è una parmigiana fumante (mamma com'è che mi metto a dieta e compaiono le melanzane a casa?). Insomma, facciamola breve, non è con la bilancia che si misura la qualità della vita. Non della mia.
Torniamo a noi.
Questo blog era di una ragazzina di 17 anni che aveva come chiodo fisso la linea.
Piccola precisazione: pesava 45 chili e doveva a tutti i costi arrivare a 40.
Il blog era un mix di sfoghi su quanto era incapace di digiunare (vorrei vedere!) e su quanto si sentiva grassa nella taglia 40 (grazie per avermi dato della balena) e che doveva assolutamente arrivare alla 36 perchè quello era il suo peso forma. Intorno ruotavano diari alimentari, su cui era stabilito che in una settimana doveva digiunare due volte per disintossicarsi, contacalorie per non superare le 500 calorie al giorno (io con 500 calorie faccio colazione, o quasi!), inni alla Coca - Cola Zero, perchè con solo una caloria fa sentire sazi.
Unico scopo: dimagrire e non cedere a Mia.
Adesso, e chi è Mia? E' il simpatico nomignolo di bulimia. Tranquilli, anche l'anoressia ha il suo: Ana.
Confesso che alla faccia della libera espressione, ho desiderato che quel blog fosse chiuso. A commentare altre ragazzine come lei, che le davano coraggio o consigli.
Ogni tanto passavo da quelle parti e speravo sempre di trovarlo chiuso. E invece era sempre lì. Magari  trovavo qualche commento come "curati" o "chiedi aiuto ad uno specialista", ma la musica era sempre quella.
Oggi il blog è stato chiuso. Sono contenta, ma rimane l'amaro in bocca per una ragazzina che deve ricorrere ad un blog per chiedere aiuto. E l'aiuto non lo trova, se non in altre ragazzine malate come lei, che la spingono verso la malattia. L'autodistruzione più totale.
Mi dispiace per lei, ma mi viene da pensare che se quel blog l'avessero trovato le mie cugine e avessero trovato stimoli per distruggersi, io l'avrei strangolata a mani nude.
Allora, per una volta evviva la censura.
E la parmigiana và!

sabato 25 ottobre 2008

Forza Sugar

Questa è una storia lunga.
Quando l'ho scritta firmavo i testi con lo pseudonimo di Sugar. Molti file sul mio pc sono firmati da Sugar. Stranamente leggere il mio nome sotto un testo mi faceva uno strano effetto. Mi sembrava di peccare di presunzione.
Sorprendentemente, dopo aver scritto questa storia, mi sono liberata di tante cose. Anche di Sugar. Che da allora è diventato un vezzo qualunque.


Dodici anni.

Ma certi meccanismi non li puoi ancora comprendere.

Perchè nessuno ha mai parlato con te di questo.

Perchè per tutti è passato.

Perchè pensano che certi spettri, se non sogghignano per tanto tempo, non torneranno a farlo.

Perchè sei troppo piccola per capire.

Ma, purtroppo per loro, sei abbastanza grande da cercare una spiegazione logica a quello che ti sta succedendo.

All'inizio nessuno ci fa molto caso...

Semplici distrazioni che interrompono i tuoi discorsi.

Ma, ti ripeto, hai dodici anni, la testa fra le nuvole.

 

Le bambole ancora sulle mensole della tua stanza, accanto a ciò che non è mai mancato nella tua vita,i libri. Pensieri romantici legati a un ragazzino della tua scuola e i poster del tuo attore preferito sui muri. Un diario mai finito di qualche anno fa, rimasto alla pagina che parla della persona che rende speciale ogni giorno passato con lei. Tanti sogni, ma non sai cosa vuoi fare da grande. E' questo il tuo ritratto. E' questo che vede chi vive con te ogni giorno. La sognatrice.

 

Quindi niente di strano se ti distrai un attimo.

 

Solo che non sei distratta. Perchè dopo un po', capisci che qualcosa di strano c'è.

Lo senti.

A distanza di anni non saprai descrivere la sensazione che ti lasciano quegli attimi.

Passano un paio di mesi prima che un campanello d'allarme suoni. E' un pomeriggio d'autunno.

"Nascondere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi".

E' lei a dirlo. E questa frase sarà per sempre legata a quel giorno, di cui non ricordi molto altro, a parte le piastrelle della cucina.

Torni in camera tua. Abbracci il cuscino, visto che i peluches li hai confinati in alto sull'armadio, quando pensavi di essere troppo grande per averli ancora in giro. Pensi cose orribili, mentre, a qualche metro da te, qualcuno decide della tua vita.

 

Odore di disinfettante. Facce strane. Tristi. Adulti che, spazientiti, zittiscono con uno sguardo bambini annoiati e capricciosi. Due porte dalla destinazione sconosciuta, con nomi per ora impronunciabili.

Ma imparerai presto a conoscerli; anche se ne conoscerai realmente solo uno.

 

Cuffie strane. Tutto è strano oggi.

Non riesci nemmeno a sentirti stupida per come sei conciata, perchè non sai come andrà a finire. Imparerai a prenderti in giro con ironia, fra qualche tempo. Quando tutto questo sarà fastidiosa routine.

Adesso la paura non lascia molto spazio ad altro.

Chiudi gli occhi.

Riaprili.

Adesso chiudili.

Respira normalmente (A distanza di anni sorriderai su questa frase, chiedendoti quanto sia idiota il tecnico.)

Apri gli occhi.

Richiudili.

Adesso farò lampeggiare un faretto. Apri gli occhi quando si spegne.

Respira profondamente. Bravissima.

No. Profondamente, ho detto.

Mi senti?

-------------

Come si chiama? Aspetta vedo sul certificato.

(Troppo tardi...)

Nel frattempo, inchiostro che colora fogli dalla lunghezza infinita.

Nel frattempo, lancette impazzite, scorrono su e giù.

E descrivono la parabola della tua vita.

E vergano il corso degli eventi.

 

Spettri che sogghignano ancora. Armadi che si riaprono. Brutti ricordi che ritornano alle menti.

Un sapore metallico che l'inconscio riporta sulla tua lingua.

 

Bianca. Rotonda. Perfetta. Cattiva.

E' subito nemica.

Non riesci a vedere cose positive in lei. Dicono che può migliorare le cose. Ma è un'intrusa.

E presto scoprirai che questa antipatia è reciproca. Lei non fa assolutamente nulla, se non peggiorare la situazione.

 

Un gigante tubo bianco, e subito pensi ad un'astronave.

Armageddon. Giudizio finale.

Ci sta tutto.

Fra poco, la verità sarà assoluta.

Saprai chi è.

Dove si trova.

Saprai con chi prendertela.

Rumori fortissimi nelle tua testa.

Pensi al mondo fuori.

Orecchini quasi nuovi, che hai dovuto momentaneamente togliere. Anche l'orologio. Anelli non ne porti. Non ancora. Un po' di paura per quello che domani dovrai affrontare al tuo rientro a scuola. Prima, una ragazza un po' più grande di te, è uscita da qui con un collare. Solo fra un'oretta ti sarà spiegato che non ti serve un collare, visto che non hai nulla di rotto.

Già.

E allora perchè, ti chiedi, ho passato gli ultimi venti minuti della mia vita  fra rumori insopportabili, mentre aprivo e chiudevo gli occhi a comando?

 

P.A.T. (In seguito il suo nomignolo sarà Patty).

Eh?

Ti viene ripetuto, è complicato da memorizzare adesso.

Le cose brutte che hai  pensato qualche mese fa, sono state spazzate via completamente. Spazzate via da una nube densa, ma non minacciosa come allora.

 

Ritorni dall'omaccione in camice bianco. Lui ti piace. Sembra un nonnino. E ti porge la mano. Grande, rugosa e soprattutto, non sudata.

 

Ancora quel sapore metallico.

Oggi non è l'inconscio.

C'è e lo senti.

E un ricordo di bambina fa capolino nella tua testa.

 

Piastrelle giallo chiaro sui muri.

Nere sul pavimento.

Uno scaffale bianco a cui manca una mensola, usata per costruire la casa delle tue Barbie.

Una scatola bianca, con un disegno verde mela e rosa acceso.

Una boccetta marrone.

Tappo verde mela, come il disegno della scatola.

Lo stesso sapore sulle labbra.

Questo è già accaduto. Nessun dejà-vu.

 

Black-out che interrompono il corso degli eventi; pochi secondi.

Qualche mese ed hai imparato a gestire le situazioni.

Solo quelle però.

 

E poi imparare a conoscere i nemici.

Caffè.

Coca-Cola.

Alcool.

Tè.

Sole.

Luci psichedeliche.

Apnea.

Pepe.

Peperoncino.

Fare le cose normali se non hai dormito.

 

Anni.

Combinazioni chimiche varie.

Il tuo sentirti cavia.

Nessuna risposta.

Diciassette anni e parecchi chili persi.

Diciassette anni e tanti amici in giro.

Diciassette anni e i tuoi pomeriggi (anche le sere) a casa.

Diciassette anni e un cucciolo spaventato.

Sfiducia completa nei confronti di chi doveva darti una mano.

 

Diciassette anni.

Piccola.

Impaurita.

Sembri malata, tanto sei magra.

Lo stomaco sta male. E' stanco. Bombardamenti continui, nel corso degli anni, lo hanno indebolito. Non assimili più nulla.

L'anima risale dalle viscere.

Tutti i giorni, più volte al giorno.

E' per questo che hai iniziato a piangere.

Stanchezza.

Desiderio sempre più forte e legittimo che questo inferno finisca.

 

Carte che si mescolano.

Giorni che passano.

Lacrime asciugate dal tempo.

Occhi spenti.

Sorrisi tristi.

E il bello deve ancora venire. Così dicono tutti.

A sedici anni vedi l'inferno.

A diciassette fingi di spegnerlo per sopravvivere.

Ma la verità è che a diciassette anni non puoi accontentarti e sopravvivere.

 

Un tipo smilzo.

Nuovo ingresso nella tua vita.

Sostituisce l'omaccione.

Sei diffidente.

Lo guardi scettica.

I tuoi occhi dicono "Che pretendi di risolvere?"

I suoi non dicono nulla.

Sorridono pacati.

Accettano la sfida.

 

E.

La.

Vincono.

 

27/12/2002.

Ventisette dicembre.

Non lo sai ancora, ma è l'ultimo black-out.

E sarà la data in cui ogni anno festeggerai il suo compleanno.

 

Riparti da lì.

E cerchi di vivere tutto quello che ti sei persa negli ultimi anni.

 

E con un sorriso nuovo sulle tue labbra, cerchi di ringraziare chiunque intrecci la sua vita con la tua, perchè non sapendolo, ti sta lasciando tanto di sè. Ma non sempre ci riesci e ti rammarichi per questo.

Per te, piccola Sugar.

lunedì 29 settembre 2008

Dei diritti e delle pentole


Oggi ho mangiato il ragù.


 


Uditorio: Non si mangia la domenica?


yoMariolina: Sì, ma mamma ieri ha cucinato il soufflé di tagliolini (disse  con la bavetta sulle labbra), che necessita di quel cucchiaio di ragù nella besciamella per essere quel tantino più serial killer sui fianchi della sottoscritta. Quale migliore occasione per evitarsi di cucinare lunedì, cucinando il ragù fatto a dovere e rimandare le orecchiette al giorno dopo?


 


Ma non voglio parlare del ragù (che peraltro non è neanche il mio piatto preferito, anzi). Voglio parlare dell’operazione schifosa che succede al momento in cui il ragù incontra gli acidi gastrici. Il lavaggio stoviglie.


Vi anticipo che, laddove un uomo dovesse decidere di accollarsi questa croce (me) per tutta la vita, chiedendomi di sposarlo, io so già per certo che la prima cosa a cui penserei, ancor prima delle fedi, dell’abito e del ristorante, è la lista nozze. E indovinate al primo posto cosa ci sarebbe?


La lavastoviglie!


Amo questo elettrodomestico come me stessa. Trovo che sia la più grande conquista delle donne, dopo il diritto al voto.


Una conquista che mia madre ha deciso di negare a se stessa e, ovviamente, anche a me.


Ricordi ancestrali mi fanno riflettere sul perché odi asciugare i piatti. Quando ero bambina, io volevo lavare le stoviglie (un cervello bruciato prima del tempo, povera stella), ma mi mettevano puntualmente lo strofinaccio per le mani e potevo solo ed esclusivamente asciugarli. Questo perché avrei potuto romperli. La logica distorta per cui non avrei potuto rompere nulla asciugandoli, mentre avrei distrutto la casa se avessi messo le mani nell’acqua, non mi è ancora chiara.


Quando ho potuto mettere le mani nell’acqua, mi sono resa conto di quanto questa operazione fosse noiosa ed ho spostato (stavolta contrariamente al parere comune) l’attenzione altrove.


Oggi, quando mia madre mi chiede di fare questa cosa al posto suo, mi viene da urlare e correre al più vicino negozio di elettrodomestici, commutando mio fratello con la lavastoviglie.


Mio fratello non lo vuole nessuno, piuttosto mi danno dei soldi per tenermelo (che sarebbe cosa buona e giusta, ma la gente, quando glielo propongo, non mi dà mai una lira).


E quindi lavo.


Ora. Mi viene da chiedermi quanto pagano le donne per lavare i piatti in tv. Quelle della pubblicità, non rientrano nella categoria starpiùpagatedelloshowbiz. E quindi mi chiedo: le mettono sotto tortura? Le minacciano di mandarle a Guantanamo? Le minacciano sotto il tavolo (perché passino la spugna appoggiando la pentola sul tavolo non lo capisco. Chi lava le stoviglie così? Chi?) con un clan camorrista? Perché? Perché?


Tra l’altro c’è un’altra cosa che non mi spiego.


Cara pubblicità, io so che devi fare il tuo lavoro e lo capisco. So che per mangiare tu, devi far mangiare il prodotto che reclami. Ma nessuno, a casa tua, ha mai usato il detersivo in polvere per lavare le pentole incrostate? Così si lavano le pentole incrostate! Non con il gel al carbone  concentrato! Il gel non fa nulla! È uno spreco di energie, denaro e detersivo, perché lo sporco incrostato che mandi in video è finto!


A proposito di detersivo agli aromi.


Ma non quello per i piatti. Quello per i panni.


Bellissimo avere i panni che sanno di marsiglia, mughetto, margherite, rose, e tutta la foresta tropicale. Bello, tutto bello.


Orchidea e Vaniglia (che sai di ciambellone appena sfornato, ma va bene).


Mughetto in fiore (ci hai fatto un’essenza. Difficilmente sarà ancora in fiore, ma te la do per buona).


Mi spiegate però che profumo è Fresco Mattino? E Delicatezza e cura? E Perla Delicata?


Ha un profumo la Perla Delicata? Il Fresco Mattino come lo catturate? Facendo volare le bottiglie di detersivo entro e non oltre le 07:00 e chiudendo bene il tappo? Su Delicatezza e Cura non mi esprimo.


Ora capite perché voglio una lavastoviglie? La lavatrice è automaticamente corredo di ogni casa. Sembra che costruiscano le case già con quell’apparecchio (Vendesi appartamento, zona residenziale, quattro vani più servizi più box. Lavatricemunito). La lavatrice sta dappertutto. La lavastoviglie no.


Io voglio combattere questa battaglia per riconoscere i diritti della lavastoviglie. Io dico che una lavatrice e una lavastoviglie sono sullo stesso piano. Io dico basta a queste discriminazioni gratuite.


 


Io vorrei solo non dover più lavare i piatti, ecco.

lunedì 15 settembre 2008

Canarino mannaro

Bentornata a me, gente.

Oggi ho indossato una maglia autunnale. Oggi, per me, è tornato l'autunno.
Per Barletta è cominciato da ieri. La Notte Bianca che fa tramontare le estati, da un paio d'anni, ha chiuso i battenti prima del previsto con una pioggia, che ha lavato via qualsiasi scampolo d'estate.
A proposito di Notte Bianca, profonda delusione per un'esibizione tenutasi nell'Arena del Castello. Premetto che ci sono andata solo perchè subito dopo si sarebbe esibito un gruppo di amici. Disarmante è stato il tentativo da parte dei ContaMINAti di riproporre Mina in un'originale chiave citazionista. Ancora più penoso se la cantante imita Mina con una voce un po' sgallettata, il bassista perde il ritmo e il chitarrista... Oddio il chitarrista! Ma dove l'hanno preso? Addirittura ha fatto il grandioso con tre chitarre, che poi si sono rivelate prese in prestito.
Ovviamente, allorchè mi sono accorta che non erano in grado di suonare la famosissima Fumo blu, ho informato il chitarrista che gli avrei fatto causa per danni morali.
Sto scherzando.
Queste righe giusto per prendere un po' per il culo il berretto azzurro. Passerà da queste parti prima o poi. Sarei curiosa di vedere la sua faccia in quel momento.
Piuttosto mi sono divertita un sacco. Perchè sono stati bravissimi e io adoro Mina. Senza soffermarci a lungo sulle questioni meramente tecniche (da notare il modo elegante con cui glisso sulla mia ignoranza musicale dal punto di vista tecnico! 'na maestra!), vorrei ringraziarli per lo spettacolo. Bravibravibravi.
Ovviamente non offendetevi se lo spettacolo di Radio Gamma l'ho preferito e nella classifica vi precede.

Fumo blu...
Fumo blu...
Una nuvola e dentro tu...


Disperazione a casa dei cuginetti. Romeo, il pappagallino è volato via ieri.
E' tornato a casa con la fidanzata, in mattinata, quando loro erano a scuola.
Come sarà stato possibile?
(Non chiamate National Geografic per denunciare l'avvenimento. La soluzione è ancora più semplice).

venerdì 22 agosto 2008

Politica, flagello degli Italiani

Io sono Attila.
A come atrocità
Doppia t come terremoto e traggedia
I come Ir di Dio
L come lac di sancue
e A come Adesso mi consenta caro amico, ma dobbiamo evitare un lac di sangue.

Quando su tutti i giornali è rimbalzata la notizia che il nostro (ahinoi) premier aveva evitato lo spargimento di sangue, non ho potuto fare a meno di ridere a crepapelle.
Primo, perchè non è credibile che proprio lui, che qualche anno fa ha appoggiato con tutte le sue forze l'altro compare guerrafondaio d'oltreoceano, volesse evitare una guerra a tutti i costi.
Secondo, perchè l'Italia è risaputo che è una sputazza negli equilibri internazionali.
Terzo, perchè tutte le volte che l'Italia si è messa in mezzo, non si è evitata la Guerra Mondiale, anzi.
Quarto, perchè Putin avrà anche la faccia da scemo, ma se è vero che questa telefonata è avvenuta, suppongo gli abbia riso via etere in faccia.
Se questa telefonata è avvenuta...
Già, perchè puntuale come un orologio svizzero, l'intera stampa italiana (che al momento non informa più la popolazione, ma si limita a riportare quanto detto in conferenza stampa dai politici), ha riportato la smentita.
"Lac di sancue? Col cavolo che i russi tolcono i carri ammati? Nooo, non è un gergo proprio del premier!"
Eppure quel "bagno di sangue" era familiare.
Ma sì. Era Attila flagello di Dio. Fine della storia.
E' il nostro personalissimo varietà, la politica. Alla gente piace guardarne la confezione e la trasmissione. E più numerosi sono i lustrini, più alto sarà l'audience. Se poi ci sono le vallette in reggicalze, ancora meglio. Un po' di buonismo qui, un tocco di kitch lì et voilà, il gioco è fatto. Senza pensarci troppo, chè il varietà del sabato sera non è fatto per pensare, ma per rilassare. Senza riflettere su ciò che ci viene servito, perchè c'è un regista apposta e non è compito nostro. Senza pensare che forse,una volta tanto, piuttosto che spettatori da poltrona Global Relax, dovremmo essere registi noi stessi.

mercoledì 20 agosto 2008

C'è una terra

C’è una terra al di là dell’Adriatico.
C’è una terra al di là dell’Adriatico che si compone di vedute mozzafiato.
Le montagne si tuffano sul mare azzurro e l’odore di sale impregna i vestiti.
I ciottoli fanno male sotto i piedi. Il sapore è buono. Le voci si confondono in più lingue. Lo sguardo volge verso la linea d’orizzonte spezzata dagli isolotti.
C’è la gente oltre l’orizzonte di casa mia. C’è la gente che vede i propri confini spezzati, le proprie campagne bruciate, le proprie tasche vuote. C’è la gente al di là del mare che risponde continuamente alle domande sulla guerra. Una curiosità morbosa di chi la guerra l’ha solo vista in televisione. La stessa da cui oggi guardiamo i reality. Quella guerra che qualcuno porta nel cuore con orgoglio e qualcun altro ripugna con tutto se stesso. Quella guerra che ha spezzato tante vite prima di spezzare la terra.
Cammini per strada e fai il figlio di papà con pochi euro in tasca. Compri souvenir per pochi spiccioli e dall’altra parte del marciapiede, con gli stessi spiccioli, c’è chi fa la spesa.  
Dall’altra parte c’è sempre qualcuno con cui fare il paragone.
L’hotel cinque stelle di fronte all’umile casa del pescatore. Le casette in affitto di chi è così fortunato da averne e fare soldi con i turisti. Chi passa il confine e dalla Serbia viene a vedere il paradiso che non c’è.
Strana terra quella che mi sta di fronte.
Fatta di gente diffidente e a tratti scostante. Terra che ha imparato che il turismo è una risorsa ed ancora non sa gestirlo. Terra che ha imparato meglio della mia Italia che la storia di un Paese è sacra e va conservata. Terra di contraddizioni e storture.
Lontana la terra che dista solo otto ore di navigazione da casa mia.
C’è un Paese al di là dell’Adriatico che ama se stesso più di ogni altra cosa. Più dei turisti che portano denaro. Più degli yacht che la fanno assomigliare a Portofino. Più dell’Europa di cui un giorno sperano di far parte.
C’è un Paese al di là dell’Adriatico.
Si chiama Croazia.

sabato 2 agosto 2008

A qualcuno piace caldo

Sono in partenza.

Per una decina di giorni il blog sarà fermo. Non che sia stato attivissimo ultimamente. Ma non è un periodo calmissimo al lavoro. Dall'altra parte della scrivania stai come in un acquario. Guardi il mondo e ti rendi conto che ci sono tanti tipi di persone.
C'è chi fa il turista. E chi fa il viaggiatore.
C'è chi ama la montagna e chi il mare.
C'è chi si accontenta e c'è chi vuole godere a tutti i costi.
C'è chi resta a casa perchè il portafogli non lo permette e chi parte vomitando denaro.
Ci sono grosse disparità fra gli esseri umani.
C'è chi ama i falò in spiaggia, una birra e gli amici più cari.
C'è chi ama i cocktail all'ombra del Castello.
C'è chi si siede sui gradini della voragine archeologica ai piedi della Cattedrale.
C'è chi solo vedendo questo spettacolo si fa cogliere da un attacco epilettico.
C'è chi ama fare tutto con calma.
C'è chi ama arrivare all'ultimo minuto.
C'è chi fa la valigia.
C'è chi prepara le tende.
C'è chi continua a far crescere la testa.
C'è chi continua ad infischiarsene.
C'è chi fa qualcosa di buono per la città.
C'è chi non si accontenta e continua a farlo per tutta l'estate.
C'è chi fa la lucertola al mare.
C'è chi vuole la tintarella di luna.
C'è chi parte.
C'è chi viaggia.
Post dedicato a chi resta.
Ritornerò più abbronzata, rilassata e carica.
Il prossimo autunno sarà caldo.


giovedì 19 giugno 2008

Ma l'infanzia di Zoff...?

Lettori miei, ho da porre un quesito molto importante per una più facile comprensione degli Europei 2008. L’Italia è passata, per cui, non posso rimanere ancora ignorante. Avrei fatto finta di niente se l’Italia fosse tornata a casa, perché la cosa non mi riguarda e pace.
Ma ora…
La cosa si fa sconcertante e curiosa al tempo stesso e no, davvero, non posso rinunciare a scoprire la verità.
MI SPIEGATE COSA CI FA PAOLO CREPET IN UN PROGRAMMA SPORTIVO?
Ancora meglio.
Ieri sera guardavo Euro2008, il programma di approfondimento sugli Europei. C’è il conduttore. Qualche giocatore vecchio entrato nel mito solo perché ha i capelli bianchi, ma ormai dimenticato da tutti. Qualche giovane promessa del calcio stroncata sul nascere divenuta giornalista sportivo. Una soubrette che aveva come massima aspirazione nella vita quella di leggere gli sms mandati dai tifosi in calore e in tensione. Tutto nella normalità.
A un certo punto il servizio. Le immagini scorrono sulla partita Olanda – Romania, più precisamente sul campo invaso dai tecnici e giocatori dell’Olanda a fine partita. I giocatori portano i figli sul campo e un’immagine si ferma sul portiere dell’Olanda che prende in braccio sua figlia e la bacia. Il tutto con la voce fuori campo che commenta.
Le immagini finiscono e indovinate chi stava parlando?
Proprio lui: Paolo Crepet.
Lo psicologo, sdoganato dalla psicologia di Topolino e dai giovincelli che bene hanno recepito il messaggio “fate un po’ quel cazzo che vi pare/gli adulti non devono tarparvi le ali”, stava commentando la scena con frasi preconfezionate del tipo “è un messaggio importante di affetto verso sua figlia” etc.
È vero che qualunque cosa quest’uomo faccia, io parto un po’ prevenuta. È vero che mi sta decisamente sul deretano. È vero che qualsiasi cosa dice mi viene l’orticaria...
Epperò, sono sempre io che sono prevenuta, o ai tifosi non gliene frega niente del traumalatenteinfantilecoadiuvatodaesperienzeextracorporee che ha colpito il giocatore, e l’importante è che Toni faccia quel (beeep!) di goal e si vada a casa felici, contenti e con la coppa in mano?

venerdì 6 giugno 2008

Qui non è Halloween





Non capisco.

Ci sono diverse cose che non capisco.
Per esempio come sia possibile che la mia vicina di casa suoni il campanello a tutte le ore, se ha la zucca in casa. La mia vicina regala alla famigliadellaspecie la zucca quelle duecentoventi volte l’anno. In realtà metà zucca. È un ortaggio che in casa nostra non manca quasi mai, non perché ne siamo particolarmente ghiotti, ma perché la vicina è generosa. Il fatto è che io e la famigliadellaspecie la zucca proprio non la possiamo soffrire. E tutte le volte la zucca (rigorosamente dopo i dovuti ringraziamenti del caso, chè non ci piace la zucca, ma non siamo maleducati) prende altre strade. Non abbiamo mai avuto il coraggio di dirle che no, a noi proprio non piace la zucca. Quello che non capisco è: perché dice sempre “Visto che a voi piace”? Chi glielo ha detto?
Ho un vicinato particolare.
L’età media è novant’anni. E non sono novantenni normali, visto che invece di stare stesi sul divano a guardare L’Italia sul Due, sbraitano perché la vicina del primo piano minaccia di morte la dirimpettaia, adducendo come movente il fatto che abbia avuto la lavatrice in funzione tutta la notte. Ma soprattutto, con cosa cucinano? Vi inviterei per una gita fuori porta su per le scale del mio condominio. C’è un odore infernale misto tra cipollafrittaavariata e cadavereditopoinputrefazione. Un odore che va via intorno alle sette del pomeriggio, quando però hanno cominciato a cucinare per la cena. E il ciclo nauseabondo continua fino al giorno dopo.
Quando sono venuta ad abitare qui avevo circa dodici anni e mi divertiva dare l’acqua alle piante. Lo facevo intorno alle ventitre prima di andare a dormire. Era strano vivere in un palazzo in cui i colonizzatori delle abitazioni erano ultraottantenni. Strano per una abituata a giocare con i figli di metà vicinato della casavecchia (perché a Barletta usiamo questa locuzione non mi sarà mai chiaro. Il mio ex condominio non è un reperto archeologico ed oggi ci vivono delle famiglie). Mia madre soleva dire che il quartiere era una chiesa. I bambini, nonostante ce ne fossero, stavano in casa con le mamme (all’epoca avevano quei cinque o sei anni. Quando hanno aperto le gabbie, dieci anni dopo, si sono rifatti alla grande). Pensavo che i vecchietti stessero tappati in casa, gobbi, guardando Sanremo e Carlo Conti.
E invece.
Invece, ho compreso la portata del dramma, qualche mese dopo. La dirimpettaia della lavatrice (chiamiamola Calfort per comodità) in un assolato pomeriggio primaverile, inizia ad urlare come una disperata. Non per cattiveria, ma considerando esclusivamente il dato anagrafico, tememmo una vedovanza imminente. Arriviamo al piano terra e indovinate cosa vedono gli occhi della famigliadellaspecie? Calfort e suo marito che stanno menando la dirimpettaia petulante. Il motivo? Ha osato prendere due volantini Despar invece di uno. E a nulla sono valsi gli sforzi dell’intero condominio che stava rinunciando al proprio pezzo di carta in favore di un pomeriggio tranquillo. Ognuno doveva avere il suo.
Quando è deceduta una delle vicine pettegole (riposi in pace, chè in questo condominio non c’è mai stata), il commento di Calfort e delle altre, è stato: Man’u mal ca’ s’n’è sciout.
Che non era un modo colorito per dire “ha smesso di soffrire”, ma un modo bastardo di commentare l’accaduto.
Ogni tanto urlano dalla finestra che dà sul retro del palazzo. I bambini di cinque/sei anni, sono cresciuti e sono diventati dei mafiosetti in carriera. Fanno avanti e dietro con il motorino truccato e fanno un casino che vorrei metterli su Youtube per farveli sentire. Al loro fianco, urlanti, delle ragazze che si scambiano i messaggi per chiacchierare, chè “non deve sentire quella, perché se no, mi frega a quello” (parole udite con le mie orecchie). Una volta li ho visti fare una cosa che Federico Moccia sentirà come familiare. Hanno agganciato con delle cinture le donzelle alle moto ed hanno fatto avanti e indietro con le moto. Non hanno ripetuto la scenetta deliziosa per la semplice ragione che una cinta ha ceduto ed una ragazza è caduta dalla moto che, nel frattempo, era arrivata a Bassano del Grappa. Fortunatamente non ci sono stati risvolti drammatici, se non un livido sul culo e due schiaffoni da parte dei genitori accorsi.
Questo è il mio vicinato. Una mandria di matti.
Tra cui si distingue una ragazzina di circa dodici anni, bella da morire, che suona il pianoforte. In piena estate con le finestre aperte, io studio e lei incurante del manicomio che ci circonda, suona.


sabato 17 maggio 2008

Già finiti?!?

Il commento di mia nonna nel vedere le mie prime foto è sempre stato: sembravi una “zappator”. Che dovrebbe significare che ero rossa rossa come se fossi stata troppo tempo al sole. Oggi, più che una “zappator”, direi che sono nata rossa  per altri motivi.
Oggi la vostra penna compie 23 anni. Fatele gli auguri. E bevete alla sua salute. La nonna direbbe che ho finito 23 anni. Quando ero più piccola non mi capacitavo di questa cosa: è appena iniziato il mio compleanno e la nonna dice che è già finito? E infatti odio questa espressione.
Mi sono svegliata prestissimo stamattina. Alle sei il cellulare ha iniziato a squillare.
Amici che fanno gli auguri ad orari improponibili? No. La Wind che scala il credito per Noiqualcosa (le chiamate o la promozione dei messaggi che io, con un altro colpo di culo, ho sul cellulare per un sorteggio premi della compagnia telefonica. Ora provate a dire che nascere un venerdì 17 porta sfiga!). La Wind mi fa da servizio sveglia due volte al mese alle sei di mattina. Se va bene. Se sono mattinieri alle quattro e mezza. Li denuncerò per disturbo del riposo notturno.
Alle sette e mezza ero nel pieno del sonno ritrovato e…
“Maaaarioooooooouuuuuuuuu!!!”
Che non è un modo amichevole, ma alquanto rozzo di chiamarmi da parte di mio padre, ma un imbecille che il sabato mattina provvede al servizio sveglia pure lui. Abito praticamente nella zona stronza del mercato. Quella dove si piazzano con le bancarelle dell’usato alle quattro e mezza di mattina e i venditori si chiamano da una strada all’altra, urlando i propri nomi a vicenda. Mario nella fattispecie è il proprietario della bancarella che sta due strade più in là. Quello che sta davanti al mio palazzo si chiama imbecille, ritardato, stronzo. Dipende da quanto mi altera il fatto che sia completamente irrispettoso nei confronti dei residenti. Sarà denunciato insieme alla Wind.
Ad addolcire il risveglio è arrivato però mio padre con la tazza di lattecaffè caldo e dolce (faccio outing: due cucchiaini di zucchero su un lattecaffè doppio senza ghiaccio).
Oggi mi regalo una giornata libera approfittando del fatto che l’esame è stato spostato al giorno successivo alla data stabilita. Pensatemi martedì pomeriggio durante la siesta. Io starò argomentando un qualche capitolo, assonnata e a pancia sicuramente vuota. Mangiate e dormite per me. Anzi, pregate per me, già che ci siete.
Io scopro intanto che nella stessa data è morto Botticelli (1510), è nato Giulio Carlo Argan (1909), è nato Corrado Guzzanti (1965), c’è stato il referendum sull’aborto (1981), l’omosessualità è stata eliminata dall’elenco delle malattie mentali dall’OSM (1990),  è la Giornata Mondiale contro l’Omofobia (*). Tutto sommato questi avvenimenti non mi dispiacciono.
È una bella data il 17 maggio.
Sono nata io il 17 maggio.
Sette messaggi e due chiamate, più gli auguri della famiglia alle dieci e ventisei.


La natura mi ha regalato un nido di gazze sul cornicione.
Meraviglia! Grazie.

(*) Cfr. Wikipedia


PS. L'amico di Maaaariooooo!!!, ha finito di urlare alle nove. Ghiandole, lo volete per il servizio sveglia?


 

martedì 13 maggio 2008

Welcome to the jungle

Ho appena percorso i 55 km che separano la mia dimora da Bari. Ho fatto il percorso inverso in verità. La mia giornata barese è appena finita e ne comincia un'altra a Barletta. Sempre a suon di pagine.
Routine insomma. O quasi.
Frequentare l'Università a Bari è un'avventura. Nell'articolo che ho scritto per la Controguida dell'Udu di Bari, la presento come una giungla. E lo è.
Frequentare Scienze dei Beni Culturali è un film d'azione con effetti speciali di ultima generazione. Già, perchè Scienze dei Beni culturali gode di due sedi (una centralissima in Ateneo e un'altra nel palazzo di Santa Teresa a Bari Vecchia) e di diverse gite al Campus e alla Soprintendenza.
Di Bari Vecchia non ho mai avuto paura. Al primo anno ho conosciuto una ragazza che veniva da Napoli ed aveva paura di Bari Vecchia. Le ho praticamente riso in faccia. Non c'è nessun pericolo ho sempre detto. Mi hanno insegnato che, rispettare il codice tacito esistente tra gli studenti di Santa Teresa e i residenti, è la prima regola. Facce strane ne trovi, ma basta camminare dritto per l'arcata che porta al dipartimento. E nessuno rompe le scatole. Una volta ho visto una ragazza di circa dodici anni che, seduta davanti alla porta di casa, girava le orecchiette fatte con le sue mani. Poesia pura. Questa è per me Bari Vecchia.
Eppure, se tutti dicono che è pericolosa, qualcosa deve esser vero. Se oggi un signore, indicandomi la Soprintendenza, mi dice di stare attenta, un motivo ci sarà.
Ed il motivo c'è.
Complice un gelato, io e la mia compagna di corso, siamo state adocchiate in un bar da due tipi con facce non proprio affidabili. La sottoscritta (cagasotto di natura) si getta al centro della strada e inizia a camminare sempre più velocemente tirando per un braccio l'amica. Indecise su quale strada prendere, scegliamo quella per il porto che passa per il commissariato di Polizia. I due hanno finalmente desistito. E meno male che oggi nel porto di Bari c'era Costa Fortuna! Se non c'era Fortuna cosa dovevo aspettarmi una rapina a mano armata?
Va bene, avevate ragione tutti. Sono un'incosciente se mi avventuro nelle viuzze di Bari Vecchia e fino ad oggi sono stata fortunata.
Un saluto al gentilissimo poliziotto che si è offerto di accompagnarci fino all'Ateneo "poi purtroppo dovete fare da sole perchè devo tornare qui". Grazie anche ad una non meglio specificata ragazza/poliziotta, che ha fatto la strada con noi. Troppo carini.

PS. In tutto questo avevo il gelato in mano. Un ghiacciolo che ha assiderato le mie dita prima e che si è fatto trovare sciolto poi.

lunedì 12 maggio 2008

I'm a Barbie Girl!

Apro il post con una domanda sulle scelte ministeriali del Cavaliere.
Ma Veronica Lario dopo tutto il casino che ha fatto con la lettera pubblica, sputtanando in mondovisione le sue beghe sentimentali, adesso non ha niente da dire? Fossi in lei, dopo che il Cavaliere ha quasi fatto una proposta di matrimonio alla Carfagna, avrei preteso la vicepresidenza. Almeno avrei potuto competere a suon di giarrettiere.
Quanto alla Carfagna, più che il Ministro per le Pari Opportunità, non avrebbe potuto fare. Se non ci metti le quote rosa, la signora non sarebbe potuta diventare neanche donna delle pulizie. Con rispetto parlando. Per le donne delle pulizie.
A proposito di Barbie al Parlamento, ho scoperto che Barbie (quella vera), è stata candidata alla Casa Bianca. Aveva anche un programma elettorale di tutto rispetto redatto dalla Mattel. E le stranezze non finiscono qui. Ha una vera e propria biografia, una famiglia, un fidanzato storico (con cui è stata per breve tempo in rottura, dopo 43 anni di fidanzamento), una decappottabile, un camper, un jet privato (per guidare il quale, ha un brevetto da pilota) e una famiglia numerosa. È anche una donna molto eclettica: ha svolto mestieri a non finire, tra cui l’insegnante di linguaggio dei segni e l’astronauta.
E mi è venuto un dubbio.
Ma io, che infanzia ho avuto?
La mia Barbie era piccolo borghese. Il suo appartamento non era arredato da designer di grido. Non aveva una decappottabile fiammante e non andava in vacanza in posti esclusivi.
Abitava una casa messa insieme dalle pareti della mia stanza e Ikea le faceva un baffo. Immaginate qualsiasi cosa faccia parte del corredo domestico di una famiglia media e sappiate che prendeva altre forme nella casadibarbie.
Diari, aspirapolvere, portagioie, coppe, scarpe, vaschette e scatole per le scarpe prendevano altri indirizzi di impiego. Quanto all’abbigliamento, esso veniva confezionato dalla sottoscritta con i fazzoletti di stoffa avanzata dalle riparazioni che mia madre effettuava sui vestitini miei e di mio fratello. Sulla sua attività, il mistero più assoluto; mi pare che la mia Barbie fosse disoccupata. E vivesse di rendita. Quale rendita non è mai stato chiaro. Fatto sta che non andava al lavoro perché o si sposava o andava in vacanza. Che poi sono le cose che piaceva fare a me.
E mille altre cose che mi dicono che la mia Barbie era una sfigata. Non l’ho mai mandata all’Università. Non le ho comprato solo vestiti firmati (diciamo la verità, quelli belli erano due o tre. Gli altri erano orrendi). Guidava un’aspirapolvere invece della Ferrari.
Ed io sono qui a chiedermi: ma l’infanzia strana, era la mia o quella dei dirigenti della Mattel?


N.B. Oggi post più demenziale del solito. Sto preparando un altro esame.

mercoledì 7 maggio 2008

Computer mon amour!

Notizia straordinaria!
Berlusconi sta per salire sul colle! Che stia per buttarsi giù? Lo speriamo fortemente.
Non so da voi, ma qui è arrivata la cosiddetta estate dei cornuti. Almeno stando a quanto la genitrice ha affermato appena è rientrata a casa dal lavoro. In effetti la mia t-shirt gialla è abbastanza indifferente al vento ancora fresco che sta fuori. Ma visto che io starò dentro ancora per un po’, mi posso permettere anche il bikini.
Non mi hanno ancora arrestata (anche se qualche colpo di testa giustificherebbe le manette), ma sono dentro casa da troppo tempo. Desidero con tutta l’anima una passeggiata in riva al mare, tanto sole e l’amnesia totale circa tutto quello che riguarda esami, verbalizzazioni e libri. Sì, cancello per qualche ora anche i libri.
Sono una sòla. Non riesco a trovare un hobby che sia degno di questo nome e che mi allontani dalla scrivania. Sono una sòla anche perché ho lasciato a metà tutto quello che stavo scrivendo per mesi ed ora che ho gli esami a giorni, mi sta venendo l’ispirazione. Sono una sòla, perché la mia pausa studio consiste nel chiudere la cartella word su cui sto lavorando e aprirne un’altra per scrivere. Risultato: ho la schiena spaccata a metà, che sembro appena tornata dalla miniera con Ciàula. Voglio anche un massaggio. Diciamola tutta, allora. Pretendo una Spa, nei pressi di un mare cristallino, sotto un sole caldo e una cucina regionale, con una carta dei vini che sembri un opistografo (si definisce opistografo, il rotolo di papiro scritto sul recto e sul verso: voglio farmi male).
Non mi piace neanche accendere la tv a quest’ora. Odio Rosamunde Pilcher e tutti i suoi romanzi, quindi disprezzo profondamente i produttori di pellicole ispirate ai suoi scritti: soldi buttati, che sarebbero di certo tornati utili a qualche regista emergente. Odio i nuovi cartoni animati. Sono cresciuta a pane e bimbumbam, non mi capacito ancora che i miei cuginetti abbiano come appuntamento fisso i pokemon, i digimon e qualsiasimon cosamon finiscamon con –mon. Trovo Alda D’Eusanio un reperto archeologico che gode sulle disgrazie altrui. Lei su un divanetto, che ascolta i problemi altrui, mi fa pensare che, alla fine, porti pure un po’ sfiga. La Vita in Diretta è l’apoteosi del buonismo e del kitch. Il carosello dell’inutilità dei personaggi del mondo dello spettacolo (quante preposizioni articolate ha questa frase?). Braccia rubate all’agricoltura.
Scartata l’opzione tv, accendo una sigaretta e resto davanti al computer.
E infatti il post dura il tempo di una sigaretta.
Torno alle sudate carte, dandovi un annuncio.
Tra qualche giorno, appena finito con gli ultimi esami di maggio, chiederò la tesi. Ho ancora qualche dubbio, ma sono abbastanza convinta. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.


PS. Perchè la toga la mettono solo quelli di Medicina ed Economia e Commercio? Noi letterati siamo poverelli? Embà!

lunedì 5 maggio 2008

Dei delitti e delle pene

Da Ansa.it
“I motivi del pestaggio di Nicola Tommasoli non sono politici e la spiegazione della sigaretta negata è plausibile. Lo ha detto il sostituto procuratore di Verona, Francesco Rombaldoni, che conduce le indagini sull'aggressione al giovane disegnatore industriale ricoverato in coma all'ospedale di Verona.”


Ora, caro sostituto procuratore, spero che ti si disintegri in testa l’anfiteatro. Giulietta verrà con il veleno e darà un seguito alla tragedia. Sappi che stai sparando sulla Croce Rossa e che, molto probabilmente Nicola non avrà la possibilità di dirti che hai detto una grossa cagata. In genere mettete il segreto istruttorio. In questo caso avresti fatto bella figura. Visto che eri in vena di chiacchiere, potevi anche aggiungere che uno degli autori del massacro era un pregiudicato (a 19 anni!), che girava con un coltello in tasca, che il fatto di motivare una barbarie con una sigaretta negata, non li rende meno colpevoli. Semmai di più.
A chi sta pensando di commentare la notizia dicendo “Rimettiamoci alla giustizia. Se il giudice ha detto così, forse ha ragione di pensare che sia come ha detto”, rispondo “Pussa via!”. Vi ricordo che stavate per mandare i giudici al manicomio, non molto tempo fa.
E quindi, ho ragione di pensare che forse, una volta tanto, ci avete preso. Non gongolate più di tanto. C’è da piangere.
Merda in faccia anche ai cretini che, all’ingresso dell’Ateneo, stamattina, hanno messo in scena questo capolavoro di drammaturgia:


Deficiente n° 1: Scusa amico, hai una sigaretta?
Deficiente n° 2: Sì, ma non voglio dartela.
Deficiente n° 1: Allora ti carico di mazzate! (segue divertentissimo siparietto del pestaggio)
Idioti eravate, idioti siete e idioti tornerete. Amen.


Hanno sventolato la bandiera della sicurezza in questo Paese. Hanno eletto un sindaco con la croce celtica al collo (complimenti anche a chi ha aggiunto prontamente “L’ha fatta benedire”). Hanno messo a sedere sulle poltrone gente che avrebbe portato i fucili in piazza. Ma non importa. I voti sono come gli ingredienti in cucina: tutto fa brodo.
Sono senza parole.


Ma veniamo a fatti un po’ più leggeri.
Oggi, c’era la verbalizzazione dell’esame di Diagnostica applicata ai Beni Culturali. E consegna della relazione di Antropologia, sul carbonio 14. Che è vero, come starete certamente pensando, che non ci azzecca, ma doveva essere corretta dalla docente di Chimica, perché quella di Antropologia si è presa l’anno sabbatico. È una giungla, lo so.
Dunque, partiamo dal presupposto che non vi renderò partecipi solo dei bei voti, perché comunque sono miei e sono frutto di ore passate sui libri. Sono orgogliosa pure del diciannove in Legislazione dei Beni Culturali, che la mia materia grigia ripugnava e ripugna tutt’ora. Ripugno anche il prof se è per questo, ma questa è un’altra storia di ordinaria disumanità e totale non - professionalità.
Diagnostica applicata ai beni culturali è praticamente un esame fatto apposta per permettere ai quattro snob di Chimica, e del relativo Dipartimento, di sminuire gli “ateneisti”.
Oggi ero “questa”. Non un nome. Non una matricola. Non un cognome.
“Ah, QUESTA viene dall’Ateneo”.
La professoressa ha impiegato circa mezz’ora per capire l’esame che avrei dovuto verbalizzare (non è più Chimica applicata ai BB. CC., come avevo scritto io, seguendo il piano di studi, perché adesso si chiama Diagnostica applicata ai BB. CC. Le piccole rivoluzioni si fanno partendo dal basso). Ha deliberatamente deciso che doveva farmi la ramanzina per un errore di stampa. Ha volontariamente preso tempo per verbalizzare. Mi ha detto esattamente quello che le avevo detto, circa i CFU e la verbalizzazione, appena entrata, ma ha fatto capire che aveva fatto LEI la scoperta del secolo. Sembravo una deficiente. Sono andata lì per verbalizzare un esame. Né sottopormi a quesiti chimici, né scrivere reazioni chimiche, niente di niente. Ho già dato. Dovevo solo mettere una firma e aspettare che lei facesse lo stesso. Ma siccome aveva deciso che io sono iscritta all’Ateneo e sono, per questo, ritardata mentale, mi ha fatto perdere mezz’ora. Per scrivere un cappero di 23 (questo l’esito della chimica mal riuscita, tra me e la Chimica), ci ha messo secoli.
Per l’esame importante, quello per cui stavo sulle spine, mi ha detto di tornare quando pubblica gli appelli (calende greche, vi aspetto). Liquidator, mi ha liquidata con l’acido solforico in un nano secondo. Leggere tre cartelle era per lei troppo faticoso. Al prossimo appello, mi dirà se la relazione va bene o meno. Vado in culo al mondo per firmare o sentirmi dire: sei un’incapace.
Amo l’Università.
Vi racconterei anche della lite furiosa tra fidanzati, a cui ho assistito in stazione a Bari, ma rischio di diventare logorroica e chiudo qui. Magari la conservo per quando mi mancheranno gli argomenti (ad esempio i prossimi giorni, in cui sembrerò un monaco in uno scriptorium).

martedì 29 aprile 2008

Datemi un martello...

E' nera nera nera nera nera nera nera nera...
Scusate. Cantavo.


Come scusa? Polemica? Ma chi? Io? No. Assolutamente no. Erano gli Avion Travel che profetizz...ehm, cantavano al Festival di Sanroma.
Oggi sono piuttosto allegra. Isterica direi, ma allegra mi fa sentire meno instabile.
Quest'anno faccio anch'io il mese di maggio. Inizia con due esami lunedì prossimo e poi uno alla settimana. Come le sedute dei trattamenti d'urto dall'estetista. Spero di non schiantarmi.
La settimana poteva iniziare decisamente meglio: ho perso il libretto universitario.
Sono un pizzico incasinata, forse distratta. Dimentico tutto. Sono nata con l'amnesia congenita e la distrazione cronica. Uscendo dall'utero materno ho anche dimenticato la camicia. E sono nata un 17. Venerdì. Figuriamoci.
Tornando al libretto universitario, mica lo sapevo di averlo perso. Eh no. Me ne sono accorta per puro caso, quando l'ho cercato per fare una tessera in biblioteca (avete presente la dogana in Padania, che ha in mente Bossi? Nella biblioteca dell'Ateneo l'abbiamo già). Scomparso. Stava lì, bello lucido lucido, tra le maglie di mio fratello. Stava. Ora non ci sta più. Ma io so perchè.
Dovete sapere che ogni tanto in facoltà girano i laureandi con il modello 100. E' uno stronzissimo modulo bianco e nero, stampato con una comunissima stampante (scommetto la testa, che ha pure le cartucce taroccate), che dalle nostre parti si sfoggia con vanto. E' l'equivalente cartaceo della frase "Mi laureo PRESTISSIMO!". Ed io, tra una pagina e l'altra, tra uno statino ed un appello, tra una tela dipinta ed un bronzo dorato, guardavo il modello 100 dei laureandi, pensando "Quando sarà il mio turno? Andrò mai in segreteria a richiedere un modello 100?".
San Nicola mi ha accontentata. San Nicola non fa un miracolo per il mio lato B, però mi accontenta sul modello 100. San Nicola non fa i miracoli quando glieli chiedo. Me li impone. E pure a modo suo. Io non gli ho chiesto di farmi usare il modello 100 perchè il libretto ingombra. Era un modo come un altro per dire: gli esami non finiscono mai. Solo che questa frase mi sembra sia stata già usata. E lui ha interpretato alla Federica Sciarelli maniera.
Chi l'ha visto, il libretto? Pensate...
Comunque, visto che il libretto mi serve, urge duplicato. Dopo aver parlato telefonicamente con le segreterie di Medicina, Agraria e Psicologia, riesco a mettermi in contatto con quella di Lettere. L'impiegata è molto gentile e mi dice tutto quello che serve dicendo: "Non preoccuparti. Succede. Domani in cinque minuti sistemiamo tutto, poi entro una settimana ti arriva". Confortata da ciò vado a sporgere denuncia (di smarrimento per richiesta al Magnifico Rettore, n.d.M.) dai Carabinieri. Sono qui, anche per sfatare il mito del carabiniere scemo. A parte il modulo della denuncia a cui mancava un "sottoscritto/a", sono stati abbastanza efficienti nel fare la fotocopia.
Fotografie. Denuncia. Richiesta con autobiografia per il Magnifico. Marca da bollo. Perfetto. Un mondo di burocrazia celere mi si è aperto davanti. Arriva il mio turno dopo tre quarti d'ora (burocrazia celere, ma gradualmente) e...
Segretaria: Signorina manca il bollettino. Avanti il prossimo!
Io: Come il b..b..bollettino?!?
Segretaria: Ufficioeconomatopianoterrarichiedastampatieversi...
Armata di pazienza, perchè non potevo fare altro, vado alle Poste. Ecco, da quelle parti il Pacco Celere è una cosa. Il servizio celere è un'altra.
Rientro in Ateneo con molta nicotina e poca pazienza in corpo e la segretaria ha tolto la rotellina dei numeri del salumiere. Ci fanno entrare in segreteria solo se diciamo "due etti di crudo di Parma".
Segretaria: Signorina, nel pomeriggio siamo aperti.
Io: Signorina, io oggi pomeriggio devo studiare.
Siccome ho il dono della diplomazia, mi sono piazzata davanti alla segreteria e sono andata via solo quando ho visto il timbro sulla richiesta.
In sottofondo l'impiegato diceva: Tra una decina di giorni le arriva... Nel frattempo usi questi. Sono i modelli 100.
Lampadina sulla mia testa! Li ho chiesti talmente tante volte che San Nicola mi ha fatto la grazia. Ora, San Nico', spostati un po' dalle parti di Bari Vecchia. Così, bravo.
Io comunque continuerò ad usare i modelli 100 fino a nuovo ordine.
Vi avviso: se una matricola precisa e superorganizzata li guarderà con adorazione ed oserà chiedere "Ti laurei?", io canterò.
Indovinate cosa?

PS. 10 a 1 che appena arriva il libretto nuovo, salta fuori quello vecchio.


martedì 22 aprile 2008

Genesi e morte di una stella

Oggi vorrei parlarvi della mia carriera nel mondo dello spettacolo.
Ho iniziato a calcare le scene che ero alta poco più di un vinile. A casa dei miei, con gli sposi, arrivarono i dischi di mio padre. Led Zeppelin, Beatles, Bob Dylan, Madonna. La mia omonima seguì più che altro le orme di miamadresposa. Ed io da brava omonima della omonima un po' (giusto un po') più famosa, anni dopo iniziai prima a cantare in inglese perfetto Like a Virgin (con tanto di Uh! finale) e L'isla bonita (ché, si sa, non ero bona, ma bonita sì), poi a parlare. Effettivamente potevo lasciarmi tentare da Bob Dylan, ma era un po' più divertente muovere il culetto e battere le manine sulla Madonna anni '80.
Decisi che, come Madonna, avrei indossato il vestito da sirena sul palco ed avrei girato il mondo (praticamente una mitomane).
Come i grandi artisti, iniziai dal teatro.
Il Brutto anatroccolo, all'asilo, fu il primo (ed ultimo) dramma. Sulle note di Čajkovskij e del suo Lago dei cigni, danzai come una etoile alla (sotto)Scala. Il mio becco arancione catalizzò gli occhi dei presenti che videro la stella (una supernova) nascente del balletto russo. Improvvisamente la musica cambiò. La mia calzamaglia nera scomparve e prese il suo posto una candida tutina con la quale ballai La morte del cigno (non mi hanno mai detto se si chiama così da allora). Sulle mezze (o doppie?) punte mi librai come un cigno sul lago, finchè la musica cessò. Mi accovacciai ed iniziò la standing ovation. (dietro le quinte: la parte fu assegnata ad un amichetto che per sua sfortuna si ammalò il primo giorno delle prove. La maestra cercando il protagonista non lo trovava e assoldò me. Colpi di culo da star).
La danza mi aveva ormai presa del tutto. La mia insegnante si chiamava (cioè, si chiama salvo cambio nomi) Rossellina. Abbandonai la promettente carriera poiché mia madre riteneva ci fosse troppa disciplina per una bimba di appena cinque anni. Non era una mamma da Miss Italia.

Poi il colpo di fortuna. Non so se avete presente Scivolandia, il parco divertimenti con le piscine che si trova a Bari. A sette anni salii per la prima volta sul palco e cantai Come mai degli 883. Arrivai seconda solo perchè c'era un'anziana signora, che probabilmente aveva lasciato la mazzetta al tastierista. Ero in forma. Una vera star con tanto di costume di scena. Che poi, trovandomi in un parco piscine, era il costume vero e proprio.
Purtroppo, all’epoca non esistevano ancora programmi televisivi che potessero svelare al mondo intero il mio talento. E mi dedicai dunque, a sport di squadra che nascosero il nimbo che circondava la mia testa.
Alle elementari fui scelta per la parte della Regina di cuori di Alice nel paese delle meraviglie. Fui talmente espressiva che Piero Pelù scrisse una canzone.
Alle medie notarono le mie doti vocali. Ed infatti nella preparazione di My heart will go on mi assegnarono la diamonica.
Al liceo ormai, il mio talento era stato soppresso dalle delusioni del mondo dello spettacolo. E non partecipai mai al laboratorio di teatro (forse con un po’ di rammarico). Dalla delusione mi ripresi solo con una penna tra le mani, assecondando la vena artistica in altro modo. Imparai a scrivere meglio di come facevo in passato (nonostante la prof di lettere desiderava che i compiti in classe iniziassero tutti con “seduta in riva al lago…” eh???) ed oggi…
Oggi?
Oggi, con mio sommo stupore, mi chiedete addirittura di pubblicare un altro post.
Et voilà!

martedì 15 aprile 2008

El Pais dice:

Sono profondamente amareggiata.

Ieri sera, guardando le percentuali, immaginavo il nanetto di Arcore seduto sulla sua bella poltrona damascata nella villa di Arcore, circondato dai suoi fedelissimi mentre beveva champagne, alla faccia di chi si illudeva che non sempre "non c'è due senza tre". Eppure i proverbi ogni tanto hanno ragione. Peccato che al non c'è due senza tre, segue "il quattro vien da sè". A me riesce difficile immaginare un quarto governo Berlusconi. Più che altro perchè mi riesce difficile immaginare l'Italia uscire illesa dal terzo governo Berlusconi.
Adesso mi rivolgo a voi, Popolo della Libertà.
Passerete i prossimi cinque anni sui divanetti di Buona Domenica a contestare con Paola Perego gli stipendi e gli affitti.
Convincerete i vostri figli a partecipare a Uomini e Donne perchè vi sembrerà l'unico modo per dar loro un futuro fatto di sicurezza economica.
Andrete da Rita Dalla Chiesa perchè non potrete permettervi una causa civile.
Vi adatterete a lavorare fino alla morte e vi sembrerà di aver fatto un affare.
Sarete schiavi del nulla politico e del fango mediatico.
Vedrete oscurata RaiDue perchè il colore della farfalla è il rosso.
Vedrete il resto dell'Europa indignarsi sentendo un uomo di fronte al quale voi vi prostrate.
Forse un pochino proverete vergogna. Allora quel giorno, prendete uno specchio, dite dieci volte "sono stato scemo" e poi prendete la scheda elettorale e pensateci bene prima di apporre la vostra croce.
Italia, se ti stai illudendo, sappi che non stai per rialzarti. Anzi, se prima eri in ginocchio, ti stenderai e lascerai che ti calpestino senza pietà.

Voy a Madrid. Alguien quiere venir conmigo?

venerdì 11 aprile 2008

Improvvisamente l'inverno scorso

Improvvisamente l’inverno scorso, siamo diventati tutti omofobici. Siamo è un’estensione, ovviamente. Me ne guardo bene dall’esserlo.
Che per caso, lo eravamo pure prima, e a sentir parlare di DICO ci è venuto il colpo apoplettico? Può darsi. Fatto sta che ieri il documentario Improvvisamente l’inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, mi ha un pochino sconvolto l’animo.
È una storia meravigliosa. Quella di Luca e Gustav.
È un Paese che indigna. L’Italia.
Vorrei parlare con il signore che ha detto che l’omosessualità e l’essere gay sono cose diverse. Essere gay è un’ideologia. Sì? E da quando? Te l’ha detto Ratzinger o Ruini?
Vorrei dire al Miles Christi, che personalmente non ho mai visto i miei genitori durante l’accoppiamento. Non vedo dunque perché si dovrebbe porre il problema con un bambino adottato da una coppia gay. Ah già. Il gay è osceno a prescindere.
Ad agosto due ragazzi che si baciavano ai piedi del Colosseo, sono stati multati per “atti osceni in luogo pubblico”. Io e il mio fidanzato ci baciamo spesso per strada. Ed ho la fedina penale linda e pinta come nella pubblicità del Dash.
Ho visto gente scendere in piazza di notte (e qui si apre una bella parentesi: perché di notte? Vi sentite un po’ sporchi? Siete sudici) perché, testualmente, “non mi interessa niente”.
Ho sentito gente dire che gli omosessuali sono contro natura.
Ho visto bambini strumentalizzati per un Family Day, di cui un giorno, spero si vergogneranno e, come disse Primo Levi in altre circostanze, “torcano il viso” da quei genitori gretti e meschini che li hanno usati per discriminare. Sfido tutti quei bambini a darmi delle risposte. Bambini a cui viene insegnato che l’amore viene prima di tutto. E si trovano in piazza, convinti di andare ad una gita fuori porta, senza rendersi conto del peso che quella piazza gremita di gente(aglia) può avere.
Romei e Giuliette del nostro tempo, dove a fare da famiglie Montecchi e Capuleti, ci sono famiglie a cui loro non devono nulla. Non li hanno messi al mondo, non li hanno accuditi, non li hanno amati. Una “Santa Romana Chiesa” a cui si deve obbedire a prescindere, anche quando questo significhi sopprimere l’individuo.
Mi chiamo Mariolina, ho 22 anni e sono eterosessuale. Se i DICO verranno approvati, non diventerò omosessuale. Questo per tranquillizzare quel signore, che a Gustav ha detto che se i DICO fossero approvati, tutti diventerebbero gay e l’umanità si estinguerebbe. Onestamente se l’umanità è questa se ne può fare a meno.
Non mi sembra che i Greci si siano estinti. Eppure so che non censuravano l’amore fra soggetti dello stesso sesso. Questo avveniva centinaia di anni prima di Cristo. Prima della Santa Romana Chiesa. (E poi Gesù ha detto “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”, non ha detto “Amatevi gli uni gli altri stando attenti al sesso”).
Negli anni ’30 del secolo scorso, il Dott. Alfred Kinsey, a proposito di una ricerca sul sesso nella sua carriera di zoologo, asserisce che un rapporto tra un soggetto xy e un soggetto xy, non ha differenze qualitative rispetto ad un rapporto tra un soggetto xx ed uno xy. È scienza, non fanta-scienza.
Freud diceva che l’orientamento sessuale non è né una devianza, né una malattia, né è contro natura. Lui diceva che fosse una questione di pulsione sessuale non indirizzata al sesso opposto, ma al soggetto con gli stessi alleli.
Vi racconto una cosa che mi ha lasciata perplessa.
Nel 2003 esce presso Einaudi un libro di Piergiorgio Paterlini  Matrimoni. È una raccolta di storie d’amore che mi ha commossa. È uno dei libri che ho riposto sulla mensola, contenta di averlo letto.
Parla, però, di storie d’amore gay. Giovani e meno giovani, raccontano la loro esperienza, alternandosi, così da avere entrambi i punti di vista del rapporto di coppia. In copertina quattro gambe, semicoperte da accappatoi, si affiancano presumibilmente in cucina. Il libro è meraviglioso. L’ho consigliato, come faccio sempre quando un libro mi piace. Purtroppo la quarta di copertina non mi ha aiutato. Ho visto gente “aperta”, chiudere il libro e riporlo, perché “non è un argomento che mi tange”. E invece il libro è proprio destinato a loro.
Il libro esce nel 2005 ristampato in una nuova veste. Il titolo stavolta è diverso. Matrimoni Gay. Ovviamente la scenetta della quarta di copertina non si presenta nemmeno. Non appena leggono gay, lo snobbano senza pudore. Insisto, poi mi sorridono e dicono “non è il caso”.
Non è il caso di far cosa? Di civilizzarci? Ma non ci rendiamo conto minimamente che siamo nel 2008 e sembra il 1600?




Costituzione Italiana - Art. 3.


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.



 

mercoledì 9 aprile 2008

I mille volti del calendario: mercoledì

Faccio ufficialmente una promessa: la mia votazione di laurea sarà superiore al 104/110.
Segnatelo come vi pare, col sangue, sul palmare, sulla Moleskine, sui muri di casa vostra, fate voi.
Oggi Alessia Fabiani si è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una votazione di 104/110. Siccome io studio Scienze dei Beni Culturali e (senza presunzione) valgo un paio di punti in più, se non mantengo la promessa, vuol dire che il mondo funziona al contrario e avrei dovuto fare la velina a tempo perso pure io.

Oggi la Feltrinelli mostrava colonne infinite del prodotto più infame che la letteratura italiana possa aver sfornato per i ragazzi: il libro di Amici (non mi chedete il titolo, cercatevelo. Non me lo ricordo, e fare una ricerca su internet per conoscerlo, sarebbe uno spreco di quel bellissimo strumento che è Google). Suppongo che se venissero meno un po' di copie, la Feltrinelli crollerebbe. Secondo me poggia il soffitto su quei libri. Colonne in un discutibile ordine defilippiano, direbbe uno storico dell'arte.

Altra curiosità del giorno. Ho cercato la Galleria d'Arte Bonomo a Bari. La professoressa ha detto che si trova in via Dell'Arca. Avevo circa mezz'ora prima del treno e, visto che è nei pressi della stazione, mi sono messa alla ricerca. Chiedo informazioni.
In Ateneo: guarda, è a Bari Vecchia (!) dopo gli archi. [Non saprò dov'è, ma di una cosa sono certa ed è che è vicina alla stazione]
Il passante: Da queste parti. Guarda un po'. [Sì. Poi ti faccio sapere via fax!]
Il tassista: Non ti devi muovere di qua [è un sequestro?]. Vai dritto per dieci metri, poi alla seconda gira a sinistra. [Non so se pensasse che avessi il tassametro o dovessi rispettare il senso unico, ma mi ha facco fare il giro di Puglia e Lucania.]
Morale: è via Dall'Arca. In più, a fare da portinaia, una donna che non ha proprio l'aria da gallerista, e infatti non lo è. Ad invitarvi ad entrare in Galleria un tipo uscito da una Comune anni '60 in pieno stile figlio dei fiori. Mi sembra che gli occhialini fossero proprio quelli di Lennon.
Non sono riuscita a vedere se dentro c'era Yoko Ono. Rischiavo di perdere il treno.

Oggi il Centro Studi Normanno - Svevi ha impegnato parte della mia giornata per la prima volta. Grazie a tutti i ragazzi. Quando si aprono le nuove parentesi, vado automaticamente in paranoia da pesce fuor d'acqua. Oggi non ero pesce.
Ero pizza.
Quattro stagioni.






giovedì 3 aprile 2008

Questione di colpe

Mentre scrivo, è passata, a dispetto dell'orario che compare qui sotto, la mezzanotte. A fine giornata sono più ispirata. Pertanto, il tempo presente che leggerete, sarà passato ormai. E sarà un altro giorno.

Ho appena fatto un gesto poco elegante all'indirizzo di Fiore, in tv. Il gesto meno elegante per una signora, a dire il vero. Ma si sa, tolti i panni della signora, non rimane che la ragazza un po' sfacciata e molto maschiaccio, che si infervora per poco. Fiore sta parlando beatamente seduto su un divanetto rosso, nella puntata odierna di Matrix e la frase incriminata che ha procurato il gestaccio (con tanto di invito a metterlo dove sa lui), è stata che "nonostante tutto, il fascismo ha portato un sacco di cose positive". Ora, prenderei volentieri un lettino da psicanalisi e gli domanderei con garbo: "Cosa intende per nonostante tutto? Cosa sarebbe il tutto?". E lo analizzerei per bene. Perchè mi pare di aver capito che abbia bisogno di farsi curare. Da uno bravo. Bravo bravissimo.
A proposito di panni da signora. Oggi ho indossato un paio di stivali "tacco 100". Un amico ha commentato: "Sono della Santanchè?". Io ho risposto: "Sì. Solo che la Santanchè sembra una battona da quattro soldi con duemila euro di vestiti addosso. Io sembro femmina con quattro soldi in tasca". Son cose.
Il problema degli stivali è stato che, dopo una giornata intera coi piedi costretti in siffatta innaturale posa, il piede destro, o meglio, il nervo del piede destro ha ceduto. E così, intorno alle 22:30, chi passava in via Cialdini, precisamente davanti al Real Monte di Pietà, ha assistito ad una grottesca scena.
Io. Seduta sul cofano di una macchina (ok, non si fa, ma era un'emergenza). Un piede fasciato in uno stivale nero santanchèstyle e l'altro vestito solo da un calzino giallo a righe verdi e arancioni, immobilizzato dal dolore. Lo stivale tolto giaceva accanto al piede di un amico che, con un boccale di birra in mano, guardava estasiato la scena.
Insomma, dopo un quarto d'ora ho bloccato il traffico già sofferente di via Cialdini, perchè mi hanno portato in braccio fino alla macchina. Come una vera nobildonna. Solo che dentro imprecavo come uno scaricatore di porto. Son cose anche queste.
La domanda nasce spontanea, direbbe Lubrano: e chi te l'ha fatto fare? E io rispondo.
La Puglia In-Difesa II ha attaccato il mio lato femminile, che ogni tanto sopprime il maschiaccio e le Converse, a favore di tacchi e borsetta e, almeno nelle occasioni importanti, viene fuori (non dico in tutta la sua bellezza, ma devo dire che si sforza).
La giornata è stata intensa (Victor direbbe contingentata), ma anche soddisfacente. Almeno per me, che ero nell'uditorio. Suppongo anche per il Prof. Licinio (che è un piacere ascoltarlo. Potrebbe parlare per ore e resterei ad ascoltarlo a bocca spalancata), il Prof. Cardini (dovrebbe essercene uno in ogni scuola) e il Dott. Victor Rivera Magos (giozzolino per intenderci. Non mi spreco in parole per lui, perchè la stima profonda potrebbe essere scambiata per affetto da chi non lo conosce, e questo sminuirebbe notevolmente la bellissima testa di questo ragazzo. Perciò solo "bravo Victor". Il resto lo penso, ma non lo scrivo). Non mi dilungo sugli altri, non solo perchè scriverei per tutta la notte, ma anche perchè rischio di fare una relazione tecnica. Faccio solo i complimenti per gli interventi sempre puntuali e mai noiosi, nonostante qualche caso di logorrea.
Questo post lunghissimo per dire: se Victor non avesse organizzato con il Centro Studi Normanno-Svevi, la Puglia In-Difesa II, io non avrei messo i tacchi. Se non avessi messo i tacchi, non avrebbero ceduto i piedi.
Ergo, se il piede ha ceduto, è tutta colpa di Victor!