domenica 22 novembre 2009

Discrezione

Questa mattina ero impegnata nella lettura degli affreschi della Camera Picta del Castello di San Giorgio a Mantova, commissionati dai Gonzaga ad Andrea Mantegna. Cosa c'entra questo con la discrezione? Forse proprio nulla, è vero. Fatto sta che per vedere i Gonzaga ritratti in una scena quotidiana (senza rinunciare al taglio celebrativo, finalità principale della Camera), Mantegna deve aprire una cortina sul loggiato. Oltre questa cortina c'è Ludovico con tutta la famiglia e la sua corte. Non solo: sulla volta l'artista apre un oculo da cui dei putti si affacciano come a spiare la scena dall'alto.
E' possibile che Mantegna stesse spiando i Gonzaga nel momento in cui Ludovico incontra per la prima volta il figlio Francesco diventato cardinale? Certamente no. La commissione parla chiaro: la Camera Picta era un piccolo vano con funzioni rappresentative, nel quale i Gonzaga ricevevano gli ospiti di prestigio e la celebrazione di un figlio cardinale su quelle pareti doveva servire proprio a questo.
Però è curioso l'espediente usato dal Mantegna per "sfondare" le pareti di una camera angusta. Sembra quasi una forma di reality ante litteram, tanto che, pur dovendo celebrare i Gonzaga, Mantegna non si piega all'idealizzazione dei personaggi, ma li ritrae esattamente come sono: nasi pronunciati, rughe, doppimenti, non sono sacrificati, anzi.
Ma ancora: tutto questo cosa c'entra con la discrezione?
La scorsa settimana ho appurato che il pettegolezzo, farsi gli affari altrui, l'intervento in questioni private spiattellate come fossero casi nazionali è diventato uno sport olimpico.
La cosa curiosa è che le persone si sentono in diritto di intervenire non solo su aspetti superficiali riguardanti gli altri, ma anche sulle scelte già fatte. Il reality ci ha messo del suo: sembra che tutto il mondo sia chiuso in un acquario e il suo doppio al di là del vetro (la cortina appunto) osserva e ne discute.
La cosa potrebbe sembrare solo teorica, ma se ci fate caso, almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentire la famosa domanda: ma perchè...?
Una domanda, la cui risposta più opportuna non ha mai trovato bocca, ma solo cervello: ma perchè non ti fai i cazzi tuoi? In questo caso la parola "cazzi" non è la cafonata d'occasione, ma diventa termine tecnico - scientifico. In pratica sentitevi legittimati ad usare la parola "cazzi" se decideste di rispondere sinceramente alla domanda, perchè essendo una domanda del cazzo, necessita di "cazzi" anche nelle risposte.
Ma torniamo alla Camera Picta ed ai putti che sbirciano dall'oculo sulla volta. E' un artificio ottico eccezionale, in pratica le figure spiano la scena dall'alto. C'è poco da fare. Si affacciano e guardano cosa succede nella Camera: il classico caso di "se i muri potessero parlare...", reso magnificamente in pittura.
La discrezione in quel caso non esiste proprio. Se la cortina si apre davanti a Ludovico e lui sa di essere osservato dallo spettatore, si assiste al paradosso dello spettatore che a sua volta è spiato dai putti. In pratica è come se ci fossero delle telecamere a riprendere le telecamere della casa del Grande Fratello, che a loro volta riprendono i dieci imbecilli dell'anno (ma questa è solo una mia opinione, non divaghiamo).
Curioso è infatti scoprire (con somma gioia, lo ammetto) che la stessa persona che è stata indiscreta con qualcun altro, si è lei stessa prestata (e non solo il fianco, ma culo, gambe e braccia, testa inclusa nel prezzo) al pettegolezzo come fosse qualcosa di normale. Della serie: un pettegolezzo val bene la mia testa sul vassoio di argento di qualche avvoltoio. E aggiungo che in qualche caso, se non avessi conosciuto bene il pettegolo in questione, avrei dubitato della sua intelligenza (salvo dubitarne ugualmente se la persona in questione sembra stia facendo questo senza un motivo preciso).
Trovo il pettegolezzo un'arte. Non lo condanno a priori come potrebbe sembrare in effetti, ma lo trovo un divertissement, che non deve nuocere e non deve mettere in imbarazzo. Prima regola: divertirsi e poi pensare ad altro. Restare ancorati allo stesso pettegolezzo per mesi significa non avere nulla da dire, nulla da scoprire, o peggio, nessuno scopo nella vita. Aggrapparsi agli avvenimenti della quotidianità altrui, significa non trovare un senso nel piattume della propria, che è quanto di più lontano possa esserci dall'esigenza di creare un'illusione ottica per allargare una stanza (per il Mantegna).
In pratica, se non dovete affrescare una stanza piccola, è inutile che vi affanniate a sollevare cortine o ad affacciarvi dall'alto: un consiglio non richiesto non insiste. Tace.