lunedì 22 dicembre 2008

Lettere a Babbo natale

Caro Babbo Natale,

sono una casalinga disperata. Quest'anno sono stata molto buona con tutti, soprattutto con le mie vicine di casa invidiose. Per questo Natale, vorrei il Bimby e il Kirby. Il Bimby ce l'ha già la mia vicina di casa ed ha fatto una figura migliore della mia con la torta Saint - Honorè alla festa di Natale in parrocchia. Il sacerdote le ha fatto i complimenti che spettavano a me e sono arrabbiatissima. Adesso voglio anche io il Bimby.
Il Kirby non ce l'ha nessuna, ma voglio essere la prima ad averlo nel quartiere. Pulisce fino a otto strati di micropolvere e sarebbe fantastico se potessi invitare le signore della chiesa a casa per la preghiera alla Madonna di Nonsodove. Così tutti saprebbero che brava donna di casa è la signora della casa bianca.
Se poi potessi impedire alla suocera di scoprire come mai la mia argenteria è sempre così splendente, sarei ancora più felice.
Altri regali che mi renderebbero una casalinga soddisfatta, sono: la nuova collezione casa della Stanhome, quella della Tapperware e le pantofole di stoffa per non graffiare il pavimento appena lucidato.
Credo sia tutto.
Per ringraziarti ti svelo il segreto per non accumulare polvere negli angoli: prova Swiffer.
Grazie Babbo
La tua Casalinga Disperata.

Caro Babbo Natale,
sono una ragazza di 17 anni normalissima. Vado a scuola, guardo la tv e vesto alla moda. Una ragazza della porta accanto. Però non sono lappone. Sono la ragazza della porta accanto del mio vicino di casa.
Da grande vorrei fare i reality e poi la velina. Non ti chiedo di trovarmi un fidanzato calciatore, perchè ce l'ho già e gioca nella squadra dell'oratorio. Magari quando divento velina, potresti presentarmi uno di serie A, ma per ora, per farlo vedere alle amiche, va più che bene.
Per Natale vorrei diventare ancora più alla moda e diventare un pochino famosa. Magari potresti convincere Maria De Filippi a farmi corteggiare a Uomini e Donne. Il fidanzato non è geloso, anche perchè ha detto che farebbe di tutto per farmi felice. Tanto poi io non scelgo, faccio qualche serata nelle discoteche e mi faranno fare lo sponsor dei vestiti alla moda.
Caro Babbo Natale, sarei molto felice se tu potessi esaudire questo mio desiderio. Mamma ha già espresso il suo: farmi promuovere a scuola, ma io per ora penso solo al successo.
Grazie anticipatamente.
Quando divento famosa ti mando una foto autografata (di quelle prestampate che io non so scrivere tanto bene).
La tua velina in erba

Caro Babbo Natale,
sono una Bratz. Per quest'anno potresti evitare di portarmi nelle case delle educande? A loro porta Barbie. Io sono più zoc...fescion di lei. Le brave bimbe di mammà, arrivato Santo Stefano, mi coprono di vestiti senza gusto e troppo grandi per me. Sembro una qualunque. Io Sono Bratz, alla moda, pescion for fescion dice la pubblicità. Perchè devi svilire le mie qualità da bat...bambola?
Grazie in anticipo, ma se non esaudisci il mio desiderio, mi licenzio!
Bratz

Caro Babbo Natale,
sono Sapientino. Lo so che ti impegni a sponsorizzarmi, ma nessuno più mi vuole. Io mi faccio tante domande, ma le risposte me le devo dare da solo. L'anno scorso, all'iper, hanno buttato tante confezioni di miei colleghi, che avevano ancora le domande sulla lira: ci credo che li hanno buttati, c'è l'euro!!! Siamo passati di moda. Vorrei diventare un po' più violento, più accattivante, più ignorante. Almeno i bimbi mi guarderebbero.
Babbo Natale fammi lavorare, per favore. Non mettermi in cassa integrazione, c'ho famiglia. Sapientino Junior mi guarda e non sa che futuro lo aspetta.
Ti prego, per questo Natale regalemi a qualcuno.
Grazie capo.
Tuo affezionato Sapientino

giovedì 18 dicembre 2008

Natale, variazione sul tema: Babbo Natale e il futuro

Caro Babbo Natale,

mi chiamo Mariolina, ho ventitrè anni e quest'anno voglio anche io un bel regalo: sapere cosa farò da grande. Come vedi non ho grandi pretese. Mi è sufficiente un consiglio, un'opinione spassionata, cinque minuti davanti ad un caffè.

Magari se proprio non hai tempo, mi basta averne un po' di più io,  così mi fermo, ci penso e decido.

Poi ti faccio sapere eh, non ti preoccupare. Sarai aggiornato.

A cinque anni volevo fare la giornalista. Ho preso un po' di fogli, un pennarello Carioca verde scuro di quelli grandi ed ho copiato pagine e pagine del libro Cuore che la nonna mi aveva portato da Taormina. Solo che dopo un po' di tempo ho scoperto che per fare la giornalista, non dovevo copiare nulla, ma scrivere di testa mia. E non c'erano notizie disponibili che potevano interessare una bimba di cinque anni. Per cui cambiai idea.

A sei anni iniziai la scuola. Ovviamente decisi che sarei diventata maestra. Poi cambiai ancora idea.

La maestra in terza elementare ci assegnò un compito: disegna ciò che vuoi fare da grande.
Io consegnai tanti fogli. Su ognuno c'era un disegno diverso. La poliziotta, l'archeologa, la scrittrice, la ballerina, la cestista, la cameriera, la mamma.

La poliziotta non si può fare. Dovrebbero istituire nuovamente le SS e non è il caso. Quando mi assumo la responsabilità di qualcosa, divento insopportabile, perchè mi è altrettanto insopportabile che possa saltare anche una virgola.

L'archeologa... beh, forse ci sono andata vicino, ma non sarebbe da me fare un lavoro così paziente.

La scrittrice...andiamo avanti che è meglio.

La ballerina neanche. Non ho il fisico, la tecnica, l'espressione e diciamocelo, sono musicale quanto le campane funebri.

La cestista nemmeno. Troppo nana per fare canestro.

La cameriera. Non so quale fosse il meccanismo malato che mi portava a pensare alla cameriera come massima aspirazione. Non che ci sia niente di male, ma ripeto, la mia pazienza è molto poca. Generalmente invidio i camerieri, perchè penso che al loro posto mi verrebbe lo sclero alla prima portata.

La mamma forse sì, ma non adesso.
Dalle medie al liceo sono stata una psicologa in erba.
Al liceo, dopo il debito in chimica, decisi che sarei diventata biologa.

Dalla biologia all'architettura il passo fu breve, ma non chiedetemi il perchè. Dovrei parlare di Brunelleschi per almeno tre post perchè possa essere chiaro.

Dall'architettura alla storia dell'arte, a metterci lo zampino furono Klimt e compari.

Babbo Natale carissimo, adesso che tutto è chiaro, mi porti un buon consiglio per Natale?

Ti ringrazio in anticipo.
Buon Natale
Mariolina

lunedì 15 dicembre 2008

Natale, variazione sul tema: Babbo Natale e i giocattoli



Caro Babbo Natale,

mi chiamo Mariolina ed ho ventitré anni. Per Natale non ho grandi desideri. Ho piuttosto una forte curiosità: vorrei che tu mi spiegassi un paio di cosette. Sarebbe il mio regalo per quest’anno. Né dispendioso, né troppo ricercato. Solo qualche risposta.
Dai racconti che la nonna ha propinato a tre generazioni di nipoti, so che i giocattoli li crei tu personalmente. Ecco, la mia domanda è semplice.
Da quando hai iniziato con le droghe pesanti?
No, sul serio, vorrei capire come ti viene non solo di fabbricare, ma anche solo lontanamente ideare certi giocattoli.
Ti faccio un esempio giusto per capirci, chè tu sei lappone e magari non mi capisci tanto con la lingua italiana.
Le bambole cosa ti hanno fatto? La mia bambola Segreta, quindici anni fa ormai, era il massimo della tecnologia e ripeteva le frasi che dicevo io. Beh, effettivamente dopo un po’ era da esaurimento nervoso, ma bastava spegnere l’aggeggio e lasciarla alla polvere.
Oggi nel negozio di giocattoli, non esistono bambole normali.
Cicciobello soffre di incontinenza, ha l’influenza undici mesi l’anno (il mese in cui non ce l’ha, è perché le pile sono scariche) oppure piange lacrime vere (roba che risolviamo il problema della siccità, per intenderci).
Baby Mia oggi ha una laurea in sociolinguistica. Dieci anni fa aveva un vestito kitsch e diceva “ti voglio bene” e “ho fame”. Oggi rimane il vestito kitsch, ma le frasi sono diventate trenta.
Baby Amore pipì – popò? Baby Eva impara a usare il vasino? Dissenteria in atto lì in Lapponia, eh?
Barbie non ti piaceva perché era troppo magra e troppo truccata. Le hai aggiunto due taglie, è acqua e sapone, ma in compenso hai fabbricato una zoc…donna di facili costumi come la Bratz.
Shelly da brava sorellina degenere ha partorito Shellina. Quanti anni ha? Sette, otto?
Barbie per non perdere punti è rimasta incinta e allora perché non farla partorire? Adesso ha una voragine al posto della pancia in cui c’è un neonato snodabile. Nel frattempo è andata ai Tropici (Barbie va ai Tropici, appunto) e Shelly ne ha approfittato per rimodernare la casa. L’ascensore va ancora con la cordicella però.
I lego più recenti hanno tanto di scatola con le istruzioni per il montaggio di cinema – studi televisivi – aeroporti – cessi della stazione. Il libretto per le istruzioni è una preparazione psicologica all’Ikea?
Con i bimbi giapponesi sei stato davvero bast… sadico. Il God Jesus, robot predicatore con una croce nella mano destra.
Alle bimbe americane piace la lap-dance? Ma regaliamo loro Peekoboo, il palo completo di giarrettiera e soldi da mettere nel tanga.
E con questa ti sei giocato la reputazione.
Ascolta un consiglio di un’amica.
Torna a vendere la Coca–Cola.
Con affetto
Tua Mariolina


 

martedì 9 dicembre 2008

Evviva la censura

Mi divertono i blog. Ce ne sono di divertenti e di noiosi. Ironici e seriosi. Più o meno apprezzabili, più o meno corretti dal punto di vista della lingua, più o meno brillanti, più o meno utili.
Sono libera espressione della personalità di qualcuno, dicono tutto e il contrario di tutto su chi scrive e si è liberi di chiudere la pagina web quando si è stufi. Belli.
Tempo fa ho scoperto sull'home page di splinder un blog che mi ha incuriosito per l'incipit. Faceva riferimento al fatto che in Spagna avevano chiuso quattro blog pro anoressia. Certa di aver capito male (per il pro anoressia, chiaro), ho aperto quel blog.
Faccio una premessa: io sono sempre a dieta. Sono una produttrice di propositi per migliorare il mio fisico che non avete neanche idea. Non sono obesa, ma neanche tutto questo popò di figurino e se mangio tanto (ma và?) ingrasso facilmente. Sono golosa e la cucina di mammadellaspecie e nonnadellaspecie non aiutano. Dico sempre "da lunedì a dieta". E il martedì mi sono già scordata del mondo, soprattutto se davanti a me c'è una parmigiana fumante (mamma com'è che mi metto a dieta e compaiono le melanzane a casa?). Insomma, facciamola breve, non è con la bilancia che si misura la qualità della vita. Non della mia.
Torniamo a noi.
Questo blog era di una ragazzina di 17 anni che aveva come chiodo fisso la linea.
Piccola precisazione: pesava 45 chili e doveva a tutti i costi arrivare a 40.
Il blog era un mix di sfoghi su quanto era incapace di digiunare (vorrei vedere!) e su quanto si sentiva grassa nella taglia 40 (grazie per avermi dato della balena) e che doveva assolutamente arrivare alla 36 perchè quello era il suo peso forma. Intorno ruotavano diari alimentari, su cui era stabilito che in una settimana doveva digiunare due volte per disintossicarsi, contacalorie per non superare le 500 calorie al giorno (io con 500 calorie faccio colazione, o quasi!), inni alla Coca - Cola Zero, perchè con solo una caloria fa sentire sazi.
Unico scopo: dimagrire e non cedere a Mia.
Adesso, e chi è Mia? E' il simpatico nomignolo di bulimia. Tranquilli, anche l'anoressia ha il suo: Ana.
Confesso che alla faccia della libera espressione, ho desiderato che quel blog fosse chiuso. A commentare altre ragazzine come lei, che le davano coraggio o consigli.
Ogni tanto passavo da quelle parti e speravo sempre di trovarlo chiuso. E invece era sempre lì. Magari  trovavo qualche commento come "curati" o "chiedi aiuto ad uno specialista", ma la musica era sempre quella.
Oggi il blog è stato chiuso. Sono contenta, ma rimane l'amaro in bocca per una ragazzina che deve ricorrere ad un blog per chiedere aiuto. E l'aiuto non lo trova, se non in altre ragazzine malate come lei, che la spingono verso la malattia. L'autodistruzione più totale.
Mi dispiace per lei, ma mi viene da pensare che se quel blog l'avessero trovato le mie cugine e avessero trovato stimoli per distruggersi, io l'avrei strangolata a mani nude.
Allora, per una volta evviva la censura.
E la parmigiana và!

sabato 25 ottobre 2008

Forza Sugar

Questa è una storia lunga.
Quando l'ho scritta firmavo i testi con lo pseudonimo di Sugar. Molti file sul mio pc sono firmati da Sugar. Stranamente leggere il mio nome sotto un testo mi faceva uno strano effetto. Mi sembrava di peccare di presunzione.
Sorprendentemente, dopo aver scritto questa storia, mi sono liberata di tante cose. Anche di Sugar. Che da allora è diventato un vezzo qualunque.


Dodici anni.

Ma certi meccanismi non li puoi ancora comprendere.

Perchè nessuno ha mai parlato con te di questo.

Perchè per tutti è passato.

Perchè pensano che certi spettri, se non sogghignano per tanto tempo, non torneranno a farlo.

Perchè sei troppo piccola per capire.

Ma, purtroppo per loro, sei abbastanza grande da cercare una spiegazione logica a quello che ti sta succedendo.

All'inizio nessuno ci fa molto caso...

Semplici distrazioni che interrompono i tuoi discorsi.

Ma, ti ripeto, hai dodici anni, la testa fra le nuvole.

 

Le bambole ancora sulle mensole della tua stanza, accanto a ciò che non è mai mancato nella tua vita,i libri. Pensieri romantici legati a un ragazzino della tua scuola e i poster del tuo attore preferito sui muri. Un diario mai finito di qualche anno fa, rimasto alla pagina che parla della persona che rende speciale ogni giorno passato con lei. Tanti sogni, ma non sai cosa vuoi fare da grande. E' questo il tuo ritratto. E' questo che vede chi vive con te ogni giorno. La sognatrice.

 

Quindi niente di strano se ti distrai un attimo.

 

Solo che non sei distratta. Perchè dopo un po', capisci che qualcosa di strano c'è.

Lo senti.

A distanza di anni non saprai descrivere la sensazione che ti lasciano quegli attimi.

Passano un paio di mesi prima che un campanello d'allarme suoni. E' un pomeriggio d'autunno.

"Nascondere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi".

E' lei a dirlo. E questa frase sarà per sempre legata a quel giorno, di cui non ricordi molto altro, a parte le piastrelle della cucina.

Torni in camera tua. Abbracci il cuscino, visto che i peluches li hai confinati in alto sull'armadio, quando pensavi di essere troppo grande per averli ancora in giro. Pensi cose orribili, mentre, a qualche metro da te, qualcuno decide della tua vita.

 

Odore di disinfettante. Facce strane. Tristi. Adulti che, spazientiti, zittiscono con uno sguardo bambini annoiati e capricciosi. Due porte dalla destinazione sconosciuta, con nomi per ora impronunciabili.

Ma imparerai presto a conoscerli; anche se ne conoscerai realmente solo uno.

 

Cuffie strane. Tutto è strano oggi.

Non riesci nemmeno a sentirti stupida per come sei conciata, perchè non sai come andrà a finire. Imparerai a prenderti in giro con ironia, fra qualche tempo. Quando tutto questo sarà fastidiosa routine.

Adesso la paura non lascia molto spazio ad altro.

Chiudi gli occhi.

Riaprili.

Adesso chiudili.

Respira normalmente (A distanza di anni sorriderai su questa frase, chiedendoti quanto sia idiota il tecnico.)

Apri gli occhi.

Richiudili.

Adesso farò lampeggiare un faretto. Apri gli occhi quando si spegne.

Respira profondamente. Bravissima.

No. Profondamente, ho detto.

Mi senti?

-------------

Come si chiama? Aspetta vedo sul certificato.

(Troppo tardi...)

Nel frattempo, inchiostro che colora fogli dalla lunghezza infinita.

Nel frattempo, lancette impazzite, scorrono su e giù.

E descrivono la parabola della tua vita.

E vergano il corso degli eventi.

 

Spettri che sogghignano ancora. Armadi che si riaprono. Brutti ricordi che ritornano alle menti.

Un sapore metallico che l'inconscio riporta sulla tua lingua.

 

Bianca. Rotonda. Perfetta. Cattiva.

E' subito nemica.

Non riesci a vedere cose positive in lei. Dicono che può migliorare le cose. Ma è un'intrusa.

E presto scoprirai che questa antipatia è reciproca. Lei non fa assolutamente nulla, se non peggiorare la situazione.

 

Un gigante tubo bianco, e subito pensi ad un'astronave.

Armageddon. Giudizio finale.

Ci sta tutto.

Fra poco, la verità sarà assoluta.

Saprai chi è.

Dove si trova.

Saprai con chi prendertela.

Rumori fortissimi nelle tua testa.

Pensi al mondo fuori.

Orecchini quasi nuovi, che hai dovuto momentaneamente togliere. Anche l'orologio. Anelli non ne porti. Non ancora. Un po' di paura per quello che domani dovrai affrontare al tuo rientro a scuola. Prima, una ragazza un po' più grande di te, è uscita da qui con un collare. Solo fra un'oretta ti sarà spiegato che non ti serve un collare, visto che non hai nulla di rotto.

Già.

E allora perchè, ti chiedi, ho passato gli ultimi venti minuti della mia vita  fra rumori insopportabili, mentre aprivo e chiudevo gli occhi a comando?

 

P.A.T. (In seguito il suo nomignolo sarà Patty).

Eh?

Ti viene ripetuto, è complicato da memorizzare adesso.

Le cose brutte che hai  pensato qualche mese fa, sono state spazzate via completamente. Spazzate via da una nube densa, ma non minacciosa come allora.

 

Ritorni dall'omaccione in camice bianco. Lui ti piace. Sembra un nonnino. E ti porge la mano. Grande, rugosa e soprattutto, non sudata.

 

Ancora quel sapore metallico.

Oggi non è l'inconscio.

C'è e lo senti.

E un ricordo di bambina fa capolino nella tua testa.

 

Piastrelle giallo chiaro sui muri.

Nere sul pavimento.

Uno scaffale bianco a cui manca una mensola, usata per costruire la casa delle tue Barbie.

Una scatola bianca, con un disegno verde mela e rosa acceso.

Una boccetta marrone.

Tappo verde mela, come il disegno della scatola.

Lo stesso sapore sulle labbra.

Questo è già accaduto. Nessun dejà-vu.

 

Black-out che interrompono il corso degli eventi; pochi secondi.

Qualche mese ed hai imparato a gestire le situazioni.

Solo quelle però.

 

E poi imparare a conoscere i nemici.

Caffè.

Coca-Cola.

Alcool.

Tè.

Sole.

Luci psichedeliche.

Apnea.

Pepe.

Peperoncino.

Fare le cose normali se non hai dormito.

 

Anni.

Combinazioni chimiche varie.

Il tuo sentirti cavia.

Nessuna risposta.

Diciassette anni e parecchi chili persi.

Diciassette anni e tanti amici in giro.

Diciassette anni e i tuoi pomeriggi (anche le sere) a casa.

Diciassette anni e un cucciolo spaventato.

Sfiducia completa nei confronti di chi doveva darti una mano.

 

Diciassette anni.

Piccola.

Impaurita.

Sembri malata, tanto sei magra.

Lo stomaco sta male. E' stanco. Bombardamenti continui, nel corso degli anni, lo hanno indebolito. Non assimili più nulla.

L'anima risale dalle viscere.

Tutti i giorni, più volte al giorno.

E' per questo che hai iniziato a piangere.

Stanchezza.

Desiderio sempre più forte e legittimo che questo inferno finisca.

 

Carte che si mescolano.

Giorni che passano.

Lacrime asciugate dal tempo.

Occhi spenti.

Sorrisi tristi.

E il bello deve ancora venire. Così dicono tutti.

A sedici anni vedi l'inferno.

A diciassette fingi di spegnerlo per sopravvivere.

Ma la verità è che a diciassette anni non puoi accontentarti e sopravvivere.

 

Un tipo smilzo.

Nuovo ingresso nella tua vita.

Sostituisce l'omaccione.

Sei diffidente.

Lo guardi scettica.

I tuoi occhi dicono "Che pretendi di risolvere?"

I suoi non dicono nulla.

Sorridono pacati.

Accettano la sfida.

 

E.

La.

Vincono.

 

27/12/2002.

Ventisette dicembre.

Non lo sai ancora, ma è l'ultimo black-out.

E sarà la data in cui ogni anno festeggerai il suo compleanno.

 

Riparti da lì.

E cerchi di vivere tutto quello che ti sei persa negli ultimi anni.

 

E con un sorriso nuovo sulle tue labbra, cerchi di ringraziare chiunque intrecci la sua vita con la tua, perchè non sapendolo, ti sta lasciando tanto di sè. Ma non sempre ci riesci e ti rammarichi per questo.

Per te, piccola Sugar.

lunedì 29 settembre 2008

Dei diritti e delle pentole


Oggi ho mangiato il ragù.


 


Uditorio: Non si mangia la domenica?


yoMariolina: Sì, ma mamma ieri ha cucinato il soufflé di tagliolini (disse  con la bavetta sulle labbra), che necessita di quel cucchiaio di ragù nella besciamella per essere quel tantino più serial killer sui fianchi della sottoscritta. Quale migliore occasione per evitarsi di cucinare lunedì, cucinando il ragù fatto a dovere e rimandare le orecchiette al giorno dopo?


 


Ma non voglio parlare del ragù (che peraltro non è neanche il mio piatto preferito, anzi). Voglio parlare dell’operazione schifosa che succede al momento in cui il ragù incontra gli acidi gastrici. Il lavaggio stoviglie.


Vi anticipo che, laddove un uomo dovesse decidere di accollarsi questa croce (me) per tutta la vita, chiedendomi di sposarlo, io so già per certo che la prima cosa a cui penserei, ancor prima delle fedi, dell’abito e del ristorante, è la lista nozze. E indovinate al primo posto cosa ci sarebbe?


La lavastoviglie!


Amo questo elettrodomestico come me stessa. Trovo che sia la più grande conquista delle donne, dopo il diritto al voto.


Una conquista che mia madre ha deciso di negare a se stessa e, ovviamente, anche a me.


Ricordi ancestrali mi fanno riflettere sul perché odi asciugare i piatti. Quando ero bambina, io volevo lavare le stoviglie (un cervello bruciato prima del tempo, povera stella), ma mi mettevano puntualmente lo strofinaccio per le mani e potevo solo ed esclusivamente asciugarli. Questo perché avrei potuto romperli. La logica distorta per cui non avrei potuto rompere nulla asciugandoli, mentre avrei distrutto la casa se avessi messo le mani nell’acqua, non mi è ancora chiara.


Quando ho potuto mettere le mani nell’acqua, mi sono resa conto di quanto questa operazione fosse noiosa ed ho spostato (stavolta contrariamente al parere comune) l’attenzione altrove.


Oggi, quando mia madre mi chiede di fare questa cosa al posto suo, mi viene da urlare e correre al più vicino negozio di elettrodomestici, commutando mio fratello con la lavastoviglie.


Mio fratello non lo vuole nessuno, piuttosto mi danno dei soldi per tenermelo (che sarebbe cosa buona e giusta, ma la gente, quando glielo propongo, non mi dà mai una lira).


E quindi lavo.


Ora. Mi viene da chiedermi quanto pagano le donne per lavare i piatti in tv. Quelle della pubblicità, non rientrano nella categoria starpiùpagatedelloshowbiz. E quindi mi chiedo: le mettono sotto tortura? Le minacciano di mandarle a Guantanamo? Le minacciano sotto il tavolo (perché passino la spugna appoggiando la pentola sul tavolo non lo capisco. Chi lava le stoviglie così? Chi?) con un clan camorrista? Perché? Perché?


Tra l’altro c’è un’altra cosa che non mi spiego.


Cara pubblicità, io so che devi fare il tuo lavoro e lo capisco. So che per mangiare tu, devi far mangiare il prodotto che reclami. Ma nessuno, a casa tua, ha mai usato il detersivo in polvere per lavare le pentole incrostate? Così si lavano le pentole incrostate! Non con il gel al carbone  concentrato! Il gel non fa nulla! È uno spreco di energie, denaro e detersivo, perché lo sporco incrostato che mandi in video è finto!


A proposito di detersivo agli aromi.


Ma non quello per i piatti. Quello per i panni.


Bellissimo avere i panni che sanno di marsiglia, mughetto, margherite, rose, e tutta la foresta tropicale. Bello, tutto bello.


Orchidea e Vaniglia (che sai di ciambellone appena sfornato, ma va bene).


Mughetto in fiore (ci hai fatto un’essenza. Difficilmente sarà ancora in fiore, ma te la do per buona).


Mi spiegate però che profumo è Fresco Mattino? E Delicatezza e cura? E Perla Delicata?


Ha un profumo la Perla Delicata? Il Fresco Mattino come lo catturate? Facendo volare le bottiglie di detersivo entro e non oltre le 07:00 e chiudendo bene il tappo? Su Delicatezza e Cura non mi esprimo.


Ora capite perché voglio una lavastoviglie? La lavatrice è automaticamente corredo di ogni casa. Sembra che costruiscano le case già con quell’apparecchio (Vendesi appartamento, zona residenziale, quattro vani più servizi più box. Lavatricemunito). La lavatrice sta dappertutto. La lavastoviglie no.


Io voglio combattere questa battaglia per riconoscere i diritti della lavastoviglie. Io dico che una lavatrice e una lavastoviglie sono sullo stesso piano. Io dico basta a queste discriminazioni gratuite.


 


Io vorrei solo non dover più lavare i piatti, ecco.

lunedì 15 settembre 2008

Canarino mannaro

Bentornata a me, gente.

Oggi ho indossato una maglia autunnale. Oggi, per me, è tornato l'autunno.
Per Barletta è cominciato da ieri. La Notte Bianca che fa tramontare le estati, da un paio d'anni, ha chiuso i battenti prima del previsto con una pioggia, che ha lavato via qualsiasi scampolo d'estate.
A proposito di Notte Bianca, profonda delusione per un'esibizione tenutasi nell'Arena del Castello. Premetto che ci sono andata solo perchè subito dopo si sarebbe esibito un gruppo di amici. Disarmante è stato il tentativo da parte dei ContaMINAti di riproporre Mina in un'originale chiave citazionista. Ancora più penoso se la cantante imita Mina con una voce un po' sgallettata, il bassista perde il ritmo e il chitarrista... Oddio il chitarrista! Ma dove l'hanno preso? Addirittura ha fatto il grandioso con tre chitarre, che poi si sono rivelate prese in prestito.
Ovviamente, allorchè mi sono accorta che non erano in grado di suonare la famosissima Fumo blu, ho informato il chitarrista che gli avrei fatto causa per danni morali.
Sto scherzando.
Queste righe giusto per prendere un po' per il culo il berretto azzurro. Passerà da queste parti prima o poi. Sarei curiosa di vedere la sua faccia in quel momento.
Piuttosto mi sono divertita un sacco. Perchè sono stati bravissimi e io adoro Mina. Senza soffermarci a lungo sulle questioni meramente tecniche (da notare il modo elegante con cui glisso sulla mia ignoranza musicale dal punto di vista tecnico! 'na maestra!), vorrei ringraziarli per lo spettacolo. Bravibravibravi.
Ovviamente non offendetevi se lo spettacolo di Radio Gamma l'ho preferito e nella classifica vi precede.

Fumo blu...
Fumo blu...
Una nuvola e dentro tu...


Disperazione a casa dei cuginetti. Romeo, il pappagallino è volato via ieri.
E' tornato a casa con la fidanzata, in mattinata, quando loro erano a scuola.
Come sarà stato possibile?
(Non chiamate National Geografic per denunciare l'avvenimento. La soluzione è ancora più semplice).