Mr Bean in gonnella colpisce ancora. Vi ricordate questopost? C'è una seconda puntata. Ho ritrovato il libretto universitario perduto. Era in una tasca di una borsa nella mia camera. Mr Bean (l'originale) in una conferenza stampa ha dichiarato che, avendogli io fregato il titolo di Idiota dell'anno, non ha più senso continuare la sua carriera. Si ritira dalle scene e lascia a me lo scettro. Sono molto orgogliona. E comunque, io l'avevo detto: "PS. 10 a 1 che appena arriva il libretto nuovo, salta fuori quello vecchio." Mi conosco troppo bene.
C'è un orario in casadellaspecie considerato sacro. Il dopo - pranzo. La famigliadellaspecie si riunisce a tavola e poi attacca con discorsi più o meno utili, più o meno seri, più o meno trash, più o meno. Telefonare in questi momenti è sconsigliatissimo dalla famigliadellaspecie per almeno due buoni motivi: 1. Nessuno vorrà alzarsi dal divano per rispondere al cordless, irragionevolmente sempre al suo posto. 2. Si è nel momento ancherespiraremifafatica, pensate rispondere al telefono e tenere il livello di attenzione accettabile per una conversazione anche solo di monosillabi. Per farla breve, se volete rompere i maroni in casadellaspecie, chiamate intorno alle 14.00. Ovviamente questo fatto è ignorato completamente dai call center di Tele2, Alice, Fastweb, Infostrada, Kellog's, Braccio di Ferro, Banda Bassotti, Moira Orfei. Che chiamano puntualmente dalle 14.00 alle 14.30. Centralinistasottopagata: Buonasera signora, posso parlare con il signordellaspecie? (Che poi, qui vi farei un appunto: non è che se parli con il titolare della bolletta telefonica è più probabile che firmi il contratto. Vi pagano a scatto? Ogni minuto è un euro sullo stipendio? Fanno così ora?) Mammadellaspecie/papàdellaspecie: Avete sbagliato numero. Non vogliamo aspirapolveri. Chiama più tardi. Non c'è (esilarante se a dirlo è proprio il signordellaspecie!). Femminadellaspecie: (cui scoccia rispondere di merda) No. Chiami più tardi. Non ci interessa. Domani ti prenoto un biglietto aereo. In pratica un inferno post - pranzo, che blocca la digestione e ti fa vomitare le ultime dieci bollette telefoniche. Succede che la femminadellaspecie, genio del crimine come pochi, studia uno stratagemma originale, educato e abbastanza esplicito, che cancella immediatamente il cognome dalla lista nera degli utenti a cui rompere i maroni al primo pomeriggio. Centralinista di Tele2 (ma può essere anche Fastweb, Infostrada, Moira Orfei etc.): Buonasera chiamo da Tele2 abbiamo un'offerta per non pagare più il canone Telecom. Femminadellaspecie: Non lo pago da tempo! Centralinista di Tele2: Ma non è possibile? Cosa avete? Femminadellaspecie: Alice. Centralinista Tele2: (appurato che non sono la titolare della bolletta prova a fare la furba) Ma Alice è Telecom. Qui scatta il piano criminale. Femminadellaspecie: Già, ma abbiamo attivato la promozione AliceTuttoIncluso. Ora non si paga più neanche con Alice. Centralinista di Tele2: Ah. Va beh. Non importa. Insomma, basta dire una battuta qualunque delle pubblicità ed è fatta. Il gioco funziona da mesi. Mai presa una buccia di banana. Datemi l'Oscar pliiis! Se non che... Oggi chiama il solito call center. Centralinista: Signorina posso parlare con il signordellaspecie? Io, abituata a saltare i convenevoli, salto subito alle conclusioni: No, non paghiamo il canone, abbiamo AliceTuttoIncluso! Centralinista: Ah, ma io chiamo proprio da Alice! Volevo sapere se vuole attivare la promozione del digitale terrestre! Io: Sob! Glom! Ehm...! Chiami un'altra volta, grazie! Ora, popololettoredellaspecie...avete suggerimenti altrettanto geniali da proporre?
yoMariolina: Sì, ma mamma ieri ha cucinato il soufflé di tagliolini (dissecon la bavetta sulle labbra), che necessita di quel cucchiaio di ragù nella besciamella per essere quel tantino più serial killer sui fianchi della sottoscritta. Quale migliore occasione per evitarsi di cucinare lunedì, cucinando il ragù fatto a dovere e rimandare le orecchiette al giorno dopo?
Ma non voglio parlare del ragù (che peraltro non è neanche il mio piatto preferito, anzi). Voglio parlare dell’operazione schifosa che succede al momento in cui il ragù incontra gli acidi gastrici. Il lavaggio stoviglie.
Vi anticipo che, laddove un uomo dovesse decidere di accollarsi questa croce (me) per tutta la vita, chiedendomi di sposarlo, io so già per certo che la prima cosa a cui penserei, ancor prima delle fedi, dell’abito e del ristorante, è la lista nozze. E indovinate al primo posto cosa ci sarebbe?
La lavastoviglie!
Amo questo elettrodomestico come me stessa. Trovo che sia la più grande conquista delle donne, dopo il diritto al voto.
Una conquista che mia madre ha deciso di negare a se stessa e, ovviamente, anche a me.
Ricordi ancestrali mi fanno riflettere sul perché odi asciugare i piatti. Quando ero bambina, io volevo lavare le stoviglie (un cervello bruciato prima del tempo, povera stella), ma mi mettevano puntualmente lo strofinaccio per le mani e potevo solo ed esclusivamente asciugarli. Questo perché avrei potuto romperli. La logica distorta per cui non avrei potuto rompere nulla asciugandoli, mentre avrei distrutto la casa se avessi messo le mani nell’acqua, non mi è ancora chiara.
Quando ho potuto mettere le mani nell’acqua, mi sono resa conto di quanto questa operazione fosse noiosa ed ho spostato (stavolta contrariamente al parere comune) l’attenzione altrove.
Oggi, quando mia madre mi chiede di fare questa cosa al posto suo, mi viene da urlare e correre al più vicino negozio di elettrodomestici, commutando mio fratello con la lavastoviglie.
Mio fratello non lo vuole nessuno, piuttosto mi danno dei soldi per tenermelo (che sarebbe cosa buona e giusta, ma la gente, quando glielo propongo, non mi dà mai una lira).
E quindi lavo.
Ora. Mi viene da chiedermi quanto pagano le donne per lavare i piatti in tv. Quelle della pubblicità, non rientrano nella categoria starpiùpagatedelloshowbiz. E quindi mi chiedo: le mettono sotto tortura? Le minacciano di mandarle a Guantanamo? Le minacciano sotto il tavolo (perché passino la spugna appoggiando la pentola sul tavolo non lo capisco. Chi lava le stoviglie così? Chi?) con un clan camorrista? Perché? Perché?
Tra l’altro c’è un’altra cosa che non mi spiego.
Cara pubblicità, io so che devi fare il tuo lavoro e lo capisco. So che per mangiare tu, devi far mangiare il prodotto che reclami. Ma nessuno, a casa tua, ha mai usato il detersivo in polvere per lavare le pentole incrostate? Così si lavano le pentole incrostate! Non con il gel al carbone concentrato! Il gel non fa nulla! È uno spreco di energie, denaro e detersivo, perché lo sporco incrostato che mandi in video è finto!
A proposito di detersivo agli aromi.
Ma non quello per i piatti. Quello per i panni.
Bellissimo avere i panni che sanno di marsiglia, mughetto, margherite, rose, e tutta la foresta tropicale. Bello, tutto bello.
Orchidea e Vaniglia (che sai di ciambellone appena sfornato, ma va bene).
Mughetto in fiore (ci hai fatto un’essenza. Difficilmente sarà ancora in fiore, ma te la do per buona).
Mi spiegate però che profumo è Fresco Mattino? E Delicatezza e cura? E Perla Delicata?
Ha un profumo la Perla Delicata? Il Fresco Mattino come lo catturate? Facendo volare le bottiglie di detersivo entro e non oltre le 07:00 e chiudendo bene il tappo? Su Delicatezza e Cura non mi esprimo.
Ora capite perché voglio una lavastoviglie? La lavatrice è automaticamente corredo di ogni casa. Sembra che costruiscano le case già con quell’apparecchio (Vendesi appartamento, zona residenziale, quattro vani più servizi più box. Lavatricemunito). La lavatrice sta dappertutto. La lavastoviglie no.
Io voglio combattere questa battaglia per riconoscere i diritti della lavastoviglie. Io dico che una lavatrice e una lavastoviglie sono sullo stesso piano. Io dico basta a queste discriminazioni gratuite.
Io vorrei solo non dover più lavare i piatti, ecco.
Ci sono diverse cose che non capisco. Per esempio come sia possibile che la mia vicina di casa suoni il campanello a tutte le ore, se ha la zucca in casa. La mia vicina regala alla famigliadellaspecie la zucca quelle duecentoventi volte l’anno. In realtà metà zucca. È un ortaggio che in casa nostra non manca quasi mai, non perché ne siamo particolarmente ghiotti, ma perché la vicina è generosa. Il fatto è che io e la famigliadellaspecie la zucca proprio non la possiamo soffrire. E tutte le volte la zucca (rigorosamente dopo i dovuti ringraziamenti del caso, chè non ci piace la zucca, ma non siamo maleducati) prende altre strade. Non abbiamo mai avuto il coraggio di dirle che no, a noi proprio non piace la zucca. Quello che non capisco è: perché dice sempre “Visto che a voi piace”? Chi glielo ha detto? Ho un vicinato particolare. L’età media è novant’anni. E non sono novantenni normali, visto che invece di stare stesi sul divano a guardare L’Italia sul Due, sbraitano perché la vicina del primo piano minaccia di morte la dirimpettaia, adducendo come movente il fatto che abbia avuto la lavatrice in funzione tutta la notte. Ma soprattutto, con cosa cucinano? Vi inviterei per una gita fuori porta su per le scale del mio condominio. C’è un odore infernale misto tra cipollafrittaavariata e cadavereditopoinputrefazione. Un odore che va via intorno alle sette del pomeriggio, quando però hanno cominciato a cucinare per la cena. E il ciclo nauseabondo continua fino al giorno dopo. Quando sono venuta ad abitare qui avevo circa dodici anni e mi divertiva dare l’acqua alle piante. Lo facevo intorno alle ventitre prima di andare a dormire. Era strano vivere in un palazzo in cui i colonizzatori delle abitazioni erano ultraottantenni. Strano per una abituata a giocare con i figli di metà vicinato della casavecchia (perché a Barletta usiamo questa locuzione non mi sarà mai chiaro. Il mio ex condominio non è un reperto archeologico ed oggi ci vivono delle famiglie). Mia madre soleva dire che il quartiere era una chiesa. I bambini, nonostante ce ne fossero, stavano in casa con le mamme (all’epoca avevano quei cinque o sei anni. Quando hanno aperto le gabbie, dieci anni dopo, si sono rifatti alla grande). Pensavo che i vecchietti stessero tappati in casa, gobbi, guardando Sanremo e Carlo Conti. E invece. Invece, ho compreso la portata del dramma, qualche mese dopo. La dirimpettaia della lavatrice (chiamiamola Calfort per comodità) in un assolato pomeriggio primaverile, inizia ad urlare come una disperata. Non per cattiveria, ma considerando esclusivamente il dato anagrafico, tememmo una vedovanza imminente. Arriviamo al piano terra e indovinate cosa vedono gli occhi della famigliadellaspecie? Calfort e suo marito che stanno menando la dirimpettaia petulante. Il motivo? Ha osato prendere due volantini Despar invece di uno. E a nulla sono valsi gli sforzi dell’intero condominio che stava rinunciando al proprio pezzo di carta in favore di un pomeriggio tranquillo. Ognuno doveva avere il suo. Quando è deceduta una delle vicine pettegole (riposi in pace, chè in questo condominio non c’è mai stata), il commento di Calfort e delle altre, è stato: Man’u mal ca’ s’n’è sciout. Che non era un modo colorito per dire “ha smesso di soffrire”, ma un modo bastardo di commentare l’accaduto. Ogni tanto urlano dalla finestra che dà sul retro del palazzo. I bambini di cinque/sei anni, sono cresciuti e sono diventati dei mafiosetti in carriera. Fanno avanti e dietro con il motorino truccato e fanno un casino che vorrei metterli su Youtube per farveli sentire. Al loro fianco, urlanti, delle ragazze che si scambiano i messaggi per chiacchierare, chè “non deve sentire quella, perché se no, mi frega a quello” (parole udite con le mie orecchie). Una volta li ho visti fare una cosa che Federico Moccia sentirà come familiare. Hanno agganciato con delle cinture le donzelle alle moto ed hanno fatto avanti e indietro con le moto. Non hanno ripetuto la scenetta deliziosa per la semplice ragione che una cinta ha ceduto ed una ragazza è caduta dalla moto che, nel frattempo, era arrivata a Bassano del Grappa. Fortunatamente non ci sono stati risvolti drammatici, se non un livido sul culo e due schiaffoni da parte dei genitori accorsi. Questo è il mio vicinato. Una mandria di matti. Tra cui si distingue una ragazzina di circa dodici anni, bella da morire, che suona il pianoforte. In piena estate con le finestre aperte, io studio e lei incurante del manicomio che ci circonda, suona.
A casa mia non si fa una cosa per volta. Se ne fanno due, tre, o se necessario, anche quattro per volta. Così, quando i novantacinque metri quadri di domicilio sono occupati da tutti e quattro i membri della famiglia, casa mia sembra la versione in piccolo del mercato del sabato (che tra l'altro allieta i miei risvegli ogni sabato mattina). Oggi per esempio mia madre sta leggendo il televideo, ma al contempo sta ascoltando a voce altissima (non sia mai che la vicina non sia felice partecipe dei nostri appuntamenti televisivi), la sigla di Amici, che sola non dice nulla, ma in casa mia è una piacevole (punti di vista) abitudine post-pranzo del sabato pomeriggio. E sono due, se non fosse che arriva l'uomo foriero di latte a prova ignifuga (stamattina il latte rasentava i 90° C. Giuro di averlo visto bollire in tazza), ovvero mio padre, che mentre offre assistenza idrica alle piante grasse (in famiglia non abbiamo il pollice verde e ci limitiamo alle piante grasse da annacquare una volta l'anno: oggi era quella volta), parla con mia madre dei bimbi di Gravina. Il risultato era una grottesca (con tutto il rispetto per un orribile fatto di cronaca che ha sconvolto il Paese) conversazione, in cui mia madre e mio padre si sono dedicati alla versione formato famiglia dei RIS. Mia madre: Ma se fanno la prova del DNA non possono risalire a chi li ha toccati l'ultima volta? Mio padre: No, perchè è sufficiente che il padre (che mia madre dà già per colpevole) li abbia baciati il giorno prima e verrebbero falsati i risultati. E così su questo binario, e mentre la Celentano dice che per ballare serve fisicotecnicaespressioneetutto, un allievo fa un orrore grammaticale da buttarlo in prigione a vita per vilipendio alla lingua italiana, io digito con una sigaretta in mano e mio padre si dispera perchè è uscita l'acqua dal vasetto, tra le mura di casa si consuma la sceneggiatura della prossima stagione di RIS. Colpo di scena in famiglia, che automaticamente si riversa su questo blog, con preciso riferimento al precedente post: Azzurra è sotto il mio letto. Mio fratello ci è seduto sopra. Il letto intendo. Non so se sono arrivate proteste dal consolato tunisino, il quale non voleva avermi tra i piedi, o (questa però mi sembra più plausibile) sia saltata una riunione, fatto sta che non è più partito per Djerba e adesso, è a metà tra una conversazione telefonica con la sua ragazza, un'orecchio allungato alla tv su Scalo 76 e il televideo ovviamente alla sezione Sport. Vi metto a conoscenza del fatto che ho una conoscenza della programmazione (monnezza) di canale 5, che neanche il direttore della stessa può vantare. Ovviamente non su tutti i programmi. Io mi limito al trash. Beautiful, Centrovetrine, Uomini e Donne, Amici, maratona di spessore post-pasto. Ogni tanto mi complimento con gli sceneggiatori delle storyline di Centovetrine, i quali non di rado, hanno sviluppato storie ai limiti dell'assurdo, che tuttavia in confronto a quelle di Beautiful sembrano addirittura verosimili. Su Uomini e Donne, va fatto un discorso a parte, perchè in realtà lo si segue per ridere nel vero senso della parola. Ragazzi e ragazze della mia età, la cui cultura musicale è dettata dal dj della discoteca del sabato, la cui cultura letteraria non va oltre I Promessi Sposi del liceo e il cui abbigliamento sembra sia curato da Kitch Girl Jeans e Truzz Boys T-Shirt, scendono da una scalinata su un ritornello di discutibile qualità musicale e si insultano a vicenda per tutta la durata del programma, su chi è finto, su chi è vero, su chi ha le agenzie, su chi ha già fatto televisione. Il tutto in un incomprensibile italiano. Già, perchè in effetti, non puoi seguire l'evoluzione della lingua italiana visto che c'è qualcosa di molto più urgente da fare (extension, ricostruzione unghie per lei, stiraggio e depilazione per lui). Circa il siparietto di Zelig, sembrerà inverosimile, ma fa molto più ridere il programma vero e proprio che non l'imitazione di Bisio, che poverino, ce la mette davero tutta, ma arrivare a certi livelli, non è possibile. Uomini e Donne si nasce. Amici merita un silenzio liturgico. I blu possono anche stare seduti sul WC, che dalla squadra bianca parte una polemica sulla tecnica adottata per defecare e da qui si criticano i maestri che non l'hanno insegnato. Dall'altra parte i blu si lamentano per il fatto di non poter trasmettere. Fornite loro un fax. E così per tutta la settimana. Uno strazio. Fatemi uscire.
P.S. Ragazza: Maria io non posso farmene una colpa se mio padre per farmi venire a Cinecittà mi presta la sua Ferrari. Poi io non sono rifatta. Mi sono solo gonfiata le labbra. De Filippi: Quanti anni hai? Ragazza: 22. Io: (!!!) Papà questa a 22 anni ha una Ferrari. Io? Papà: Hai l'equivalente in euro di una Ferrari in libri e cultura in generale. Io: Papà. Grazie per avermi messo al mondo con questo cervello. Papà: Di niente Mariolì. In caso contrario ti avrei soppressa. (!!!)
Mio fratello fa le valigie. Mi correggo, fa la valigia, ma fatto più importante, fa la MIA valigia. (Breve biografia di Azzurra, la mia valigia: Azzurra fa il suo ingresso nella mia vita, quando lo fa fisicamente nella mia agenzia di viaggi. È noto al popolo italiano, che nelle agenzie di viaggi stazionano fino a nuovo ordine dei gadget, più o meno carini, decenti, utili, che vengono offerti in dono al futuro turista, il quale dopo avrà un sorriso soddisfatto, che è uguale, sia che tu gli dia un set di valigie di Giorgio Armani, sia che tu gli dia un apribottiglie che non userà mai. Posto questo, fra i vari gadget arriva Azzurra accompagnata da altre due valigie - colleghe entrambe rosse. Si chiama così, perchè è proprio azzurra. Che non è nè il colore del cielo, nè del mare. È Azzurra e basta. Decido di portarla a casa - pur senza aver acquistato nulla, né aver prenotato per nessun dove - perché stava per essere portata via da un signore che ci ha messo venti minuti buoni per decidere il colore, ignorando di avere un mitra invisibile puntato, pronto a sparare nel caso in cui dalle sue labbra fosse uscita la parola "azzurra". E così Azzurra diventò la mia compagna di viaggio. Ha attraversato l'Adriatico ed è venuta in Grecia. E' anche stata a bordo di una nave da crociera. Sempre con me. L'ho anche accessoriata. Avete presente i fiori di lana cotta? Sul manico ci sta una meraviglia. E pure il mio nome appeso ad un ciondolo. Siamo inseparabili in viaggio. Neanche sull'aereo possono dividerci, perchè, da brava valigia sempre aggiornata, rispetta le norme sulle dimensioni del bagaglio a mano. E può salire su un aereo, sulla mia testa e contenere tutto quello di cui ho bisogno - magliettepantalonipigiamagonnevestitiscarpelibrisouvenir - durante una trasferta. Oggi vive con me, sotto il mio letto e, posso giurarlo, ogni tanto di notte mi sembra di sentirla chiamarmi e chiedermi di riempirla. Fine della biografia). La mia valigia non si può toccare. E' uno dei pilastri che offre stabilità ad una testa non sempre equilibrata e costantemente accesa sulla modalità follia. Crazy mode on. Altri pilastri sono il fidanzato, i giovani (i genitori, non posso chiamarli vecchi, perché effettivamente sono giovani), i cuginetti (con meno denti ultimamente e mi fanno ridere un sacco), i libri, la libreria stracolma, i libri che devo ancora comprare, il cinema almeno tre volte al mese, il nonno che coltiva i funghi, la nonna che ogni tanto a sorpresa mi dice di andare a prendere la parmigiana (ulteriore parentesi: quando lo fa, non lo fa con la dolcezza che ci si aspetta. Urla e mi sgrida, perchè non sono ancora andata a prendere la teglia. Io: Nonna, mi hai appena informata. Nonna: E muoviti. È un mito mia nonna). Adesso per due giorni dovrò fare a meno della mia valigia, perchè io adesso la sto caricando di vestiti (IO! la valigia, quando mio fratello è in partenza la faccio io. Non mio fratello, mia madre, mio padre. Io) dal momento che il prossimo week end lui lo passa a Djerba. Tunisia. Mare. Sole. Villaggio. All Inclusive. Mi sto sentendo male. Mi metto in valigia.
Alla dogana: Excuse me. What is this in your bag? (inglese maccheronico del tunisino alla dogana) Mio fratello: I dont nou. Is mai sister. (inglese maccheronico del fratello barlettano) Mariolì c ste a ffe' ind a' valeig? (a confermare la cittadinanza di Barletta) Io: Sono caduta mentre la preparavo. Vi ho detto di tirarmi fuori, ma voi non avete sentito. Mio fratello: Mu t fezz v'dè iej! Ok mister. Ai go to Gerba. She uill is for ever here. This bag is my nau! Totti di passaggio alla dogana pure lui: Sì, sì! Life is now! Pur'io! Io piango e mi lapidano al centro del terminal per ingiuria contro fratello. Totti se ne va. Azzurra si autodistrugge per non soffrire la solitudine.
Servono delle misure di sicurezza. I miei vigileranno sul mio stato di salute mentale e fisico, la nonna e il nonno si prenderanno cura delle mie papille gustative, andrò a trovare i cuginetti, dei quali uno mi ignorerà guardando un film e l'altro mi salterà al collo come un polipo - che gli faccio io agli uomini! -, andrò al cinema, comprerò dei libri, metterò in ordine quelli che già ho e prenderò in giro i miei quando si guarderanno come nella foto di quasi venticinque anni fa. Oppure potrei semplicemente prestare la valigia a mio fratello senza fare troppe storie, visto che nessuno ha mai dato un nome ed una personalità ad una valigia. E fare comunque tutte queste cose, perché mi rendono felice.