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mercoledì 9 settembre 2009

Videocracy. Mediocracy. Idiocracy.

Ieri sera sono andata al cinema a vedere Videocracy.
Per chi non l'avesse visto anticipo qualcosa: tre facce di culo che, ognuna a suo modo, contribuisce a drogare le già devastate menti della popolazione italiana che si presta. Alla fine muoiono tutti. Forse.
Mi domandavo se esiste un antidoto. Mi domandavo se questa follia di massa ad un certo punto finisce o continua all'infinito. Ieri guardavo l'avanzo di gal... Corona e mi veniva da vomitare. Guardavo il nan... premier e mi veniva da vomitare. Guardavo il papp... Lele Mora e mi veniva da vomitare. Poi però mi sono resa conto che è tutto legittimo. La follia è che quello che dicono e fanno è legittimo. Pensateci un attimo: questa gente è legittimata dalle migliaia di persone che baciano la terra dove camminano. Sono in grado di ipnotizzare quei poveracci che li seguono con quattro sorrisi e la prospettiva di fare soldi.
Tutte vogliono diventare veline. Ognuna offre quel che può, in senso letterale e figurato. Si diventa mogli di calciatori nella peggiore delle ipotesi, puttana di qualcuno che conta nella migliore.
Tutti vogliono sfondare nel mondo dello spettacolo. Vendendo la madre se necessario, ma tant'è.
Tutti vogliono essere sopra tutti (o tutte, fate voi). Soprattutto in tv.
Sono disgustata.
E mi domando se c'è una speranza, anche una sola, che l'idiozia di massa finisca, ci si svegli tutti quanti e si mandi a quel paese questa sonnolenza che rovescia tutti gli equilibri.



sabato 28 febbraio 2009

Televisione. Questa sconosciuta amica del cuore

Marco Carta ha vinto Sanremo.
Sì, lo so cosa state pensando. E' passata una settimana, pensavamo di essercene liberati, non è possibile che se ne parli anche qui, non pensavo che Mariolina fosse così trash. Sono d'accordo con voi.
Torniamo a noi.
Maria De Filippi, ieri sera a Matrix, ha detto che Marco ha vinto perchè il pubblico ha premiato il suo lato impulsivo.
Ho ragionato un po' su questo.
Perchè?
Perchè premiare uno che, se dovesse stare su un palco con i musicisti, esattamente come la sottoscritta capra, non distinguerebbe neanche con l'aiuto da casa una chitarra da una batteria? Perchè premiare uno che (scommetto la testa) pensa che le scale siano l'alternativa all'ascensore?
E' impulsivo. Che poi i cd facciano schifo, è secondario. E non diciamo de gustibus. Fa schifo e basta.
Impulsività. Questa sconosciuta.
La televisione ci offre spunti notevoli. E l'audience ringrazia.
Ora. Non facciamo i bigotti al cazzo, perchè pure qui c'è il rutto libero ed ogni tanto, anch'io regalo qualche fiore. Ma se permettete, non lo faccio in certi casi. Quelli in cui non solo il buon senso, ma anche il pudore mi impone di mantenere un certo savoir faire.
Ma si sa, io non sono impulsiva. E non vincerò mai Sanremo.
C'è un altro aspetto del reality, sempre di stampo Defilippiano, che emerge oggi.
L'incapacità.
Ad Amici più si è incapaci, più possibilità ci sono che si arrivi alla finale. Nove volte su dieci, quelli che sanno cantare e ballare con criterio, vengono fatti fuori. Perchè non fanno casino. Perchè il loro nome non è sempre sulla bocca di tutti. Perchè non polemizzano. Perchè passano il proprio tempo su note e coreografie e si preparano a dovere per la puntata settimanale. Questo comporta un risultato meschino: sono poco visibili e quindi bassi in classifica. Sempre per la logica che è l'impulsività che vince, non la capacità. Se sono a braccetto, tanto di guadagnato. Se sono separate, sacrifichiamo il più bravo, perchè un'altra strada ce l'ha sicuro. Ma adesso diamo da mangiare al bimbo povero Piersilvio.
Altro aspetto del reality è che uno solo ha ragione. Chi alza la voce o chi dice l'ultima parola al microfono. Non ha ragione quello che critica o loda con criterio. Ha ragione chi ha l'ultima parola. Naturalmente la ricetta giusta vuole un pubblico che applaude e urla. Nel reality, nella fattispecie Amici, non ci sono ragioni differenti, motivazioni individuali o semplicemente "il mondo è bello perchè è vario". No. Si va avanti ad oltranza, cambiando le carte in tavola, gettandola sui casi umani, sul gusto personale che deve essere universale, anche parlando da soli se serve, ma mai dando ragione all'altro. Si può dire la stessa cosa, ma l'altro non ha ragione. Ha ragione il primo in classifica. Che balla/canta da cani, ma è primo in classifica. Gli ultimi saranno i primi in una vita in cui non ci sarà il televoto.
Conclusioni?
Nessuno guarda la tv. Mi spiegate allora, come cazzo è che nella vita reale la gente ha assunto quei modelli comportamentali e sembra di stare in un reality?
Per rispondere potete votare inviando un sms...

sabato 1 marzo 2008

Televisione ed eutanasia

A casa mia non si fa una cosa per volta. Se ne fanno due, tre, o se necessario, anche quattro per volta. Così, quando i novantacinque metri quadri di domicilio sono occupati da tutti e quattro i membri della famiglia, casa mia sembra la versione in piccolo del mercato del sabato (che tra l'altro allieta i miei risvegli ogni sabato mattina).
Oggi per esempio mia madre sta leggendo il televideo, ma al contempo sta ascoltando a voce altissima (non sia mai che la vicina non sia felice partecipe dei nostri appuntamenti televisivi), la sigla di Amici, che sola non dice nulla, ma in casa mia è una piacevole (punti di vista) abitudine post-pranzo del sabato pomeriggio. E sono due, se non fosse che arriva l'uomo foriero di latte a prova ignifuga (stamattina il latte rasentava i 90° C. Giuro di averlo visto bollire in tazza), ovvero mio padre, che mentre offre assistenza idrica alle piante grasse (in famiglia non abbiamo il pollice verde e ci limitiamo alle piante grasse da annacquare una volta l'anno: oggi era quella volta), parla con mia madre dei bimbi di Gravina. Il risultato era una grottesca (con tutto il rispetto per un orribile fatto di cronaca che ha sconvolto il Paese) conversazione, in cui mia madre e mio padre si sono dedicati alla versione formato famiglia dei RIS.
Mia madre: Ma se fanno la prova del DNA non possono risalire a chi li ha toccati l'ultima volta?
Mio padre: No, perchè è sufficiente che il padre (che mia madre dà già per colpevole) li abbia baciati il giorno prima e verrebbero falsati i risultati.
E così su questo binario, e mentre la Celentano dice che per ballare serve fisicotecnicaespressioneetutto, un allievo fa un orrore grammaticale da buttarlo in prigione a vita per vilipendio alla lingua italiana, io digito con una sigaretta in mano e mio padre si dispera perchè è uscita l'acqua dal vasetto, tra le mura di casa si consuma la sceneggiatura della prossima stagione di RIS.
Colpo di scena in famiglia, che automaticamente si riversa su questo blog, con preciso riferimento al precedente post: Azzurra è sotto il mio letto. Mio fratello ci è seduto sopra. Il letto intendo. Non so se sono arrivate proteste dal consolato tunisino, il quale non voleva avermi tra i piedi, o (questa però mi sembra più plausibile) sia saltata una riunione, fatto sta che non è più partito per Djerba e adesso, è a metà tra una conversazione telefonica con la sua ragazza, un'orecchio allungato alla tv su Scalo 76 e il televideo ovviamente alla sezione Sport.
Vi metto a conoscenza del fatto che ho una conoscenza della programmazione (monnezza) di canale 5, che neanche il direttore della stessa può vantare. Ovviamente non su tutti i programmi. Io mi limito al trash.
Beautiful, Centrovetrine, Uomini e Donne, Amici, maratona di spessore post-pasto. Ogni tanto mi complimento con gli sceneggiatori delle storyline di Centovetrine, i quali non di rado, hanno sviluppato storie ai limiti dell'assurdo, che tuttavia in confronto a quelle di Beautiful sembrano addirittura verosimili.
Su Uomini e Donne, va fatto un discorso a parte, perchè in realtà lo si segue per ridere nel vero senso della parola. Ragazzi e ragazze della mia età, la cui cultura musicale è dettata dal dj della discoteca del sabato, la cui cultura letteraria non va oltre I Promessi Sposi del liceo e il cui abbigliamento sembra sia curato da Kitch Girl Jeans e Truzz Boys T-Shirt, scendono da una scalinata su un ritornello di discutibile qualità musicale e si insultano a vicenda per tutta la durata del programma, su chi è finto, su chi è vero, su chi ha le agenzie, su chi ha già fatto televisione. Il tutto in un incomprensibile italiano. Già, perchè in effetti, non puoi seguire l'evoluzione della lingua italiana visto che c'è qualcosa di molto più urgente da fare (extension, ricostruzione unghie per lei, stiraggio e depilazione per lui). Circa il siparietto di Zelig, sembrerà inverosimile, ma fa molto più ridere il programma vero e proprio che non l'imitazione di Bisio, che poverino, ce la mette davero tutta, ma arrivare a certi livelli, non è possibile. Uomini e Donne si nasce.
Amici merita un silenzio liturgico. I blu possono anche stare seduti sul WC, che dalla squadra bianca parte una polemica sulla tecnica adottata per defecare e da qui si criticano i maestri che non l'hanno insegnato. Dall'altra parte i blu si lamentano per il fatto di non poter trasmettere. Fornite loro un fax. E così per tutta la settimana. Uno strazio. Fatemi uscire.

P.S. Ragazza: Maria io non posso farmene una colpa se mio padre per farmi venire a Cinecittà mi presta la sua Ferrari. Poi io non sono rifatta. Mi sono solo gonfiata le labbra.
De Filippi: Quanti anni hai?
Ragazza: 22.
Io: (!!!) Papà questa a 22 anni ha una Ferrari. Io?
Papà: Hai l'equivalente in euro di una Ferrari in libri e cultura in generale.
Io: Papà. Grazie per avermi messo al mondo con questo cervello.
Papà: Di niente Mariolì. In caso contrario ti avrei soppressa.
(!!!)

lunedì 18 febbraio 2008

Atque Priamides...

Hanno perso i bianchi.
La giornata di oggi si apre sul primo telegiornale utile dopo lo studio, Studio Aperto appunto (qui ci sarebbe da fare una lunga digressione sul significato di telegiornale per il direttore di Studio Aperto. Cioè è curioso chiamare telegiornale, un qualcosa che sulla scaletta prevede trenta secondi sull'omicidio di Perugia e quarantacinque minuti sul numero di ingressi al Billionaire nell'ultimo week-end, o sulla talpa nana che adotta un canguro cieco).
Hanno perso i bianchi. Amici di Maria vede la sconfitta della squadra di bianco vestita e la vittoria della squadra azzurra (che ben poco ha a che fare con i mondiali fratelli e la coppa del mondo).
Ora, capite bene l'irritazione di una che, accende la tv dopo una mattinata passata sulla fotocopia della fotocopia della fotocopia sbiadita di un manoscritto dell' XI sec. per sapere cosa accade nel mondo (a grandi linee per i motivi sopra citati. Suvvia, non mi aspetto chissà quali notizie, giusto le principali) e si vede in prima linea quattro gorgheggi e otto saltelli.
E infatti per sapere che i politici continuano a scannarsi per dieci poltrone, un pezzo di merda ha rovinato per sempre la vita di una bimba di quattro anni e Bush si dice contento della situazione in Kosovo e che continuerà a seguirla (non so perchè, ma quando ha detto questo ho avuto paura), ho dovuto aspettare le tredici e trenta. Mondo ladro, telegiornali inutili e parabola non funzionante!

Ma parliamo dell'individuo che in un giorno di pioggia decise di non uscire perchè non voleva incontrare Licia e mozzò la punta del calamo, inventando sul momento la scrittura gotica. Certo, grande invenzione. Per chi? Per te? Sapevi che avrei dovuto sostenere un esame? Sei bastardo. E infatti abbiamo anche la gotica bastarda. Giuro.

Professore: Si rende conto che le origini della scrittura gotica non sono da ricercare in un cartone animato?
Mariolina: Siamo in Francia. Lì piove.
Professore: Sì, ma Licia non è francese!
Mariolina: Infatti era a Parigi per l'ultima tappa del tour dei Bee Hive. Seguiva spesso Mirko.
Il professore ci penserà e mi darà ragione. Poi chiamerà la croce verde e mi porteranno via con un grazioso vestito bianco, in una casa bellissima a far compagnia a Giulia della Cambusa. Verrà Omar si innamorerà di me e Tommy e Fabio potranno scrivere il secondo capitolo. Il titolo: La gotica, storia di una scrittura e di altri esami.


Prima di farmi ricoverare, l'ultimo pensiero da sana di mente. Comprate la Cambusa e diffondete il Cambusa - Pensiero.





domenica 17 febbraio 2008

Io so di non sapere e sono contenta!

Costantino Vitagliano è un appassionato di politica e svela anche il suo schieramento: "sono di destra perchè senza la destra non esisterebbe canale 5 e senza canale 5 non esisterebbe Costantino".
Ora, non voglio per forza fare la vipera da strapazzo, la cattiva ad oltranza, l'intellettuale a prescindere, ma... è normale che sia data la possibilità a certi elementi di parlare? Non di parlare davanti alle telecamere. Proprio parlare. Questo ragazzo è il tipo di persona per cui volentieri metterei sotto i piedi la libertà di espressione in Italia. A questo proposito vi racconto una cosa ai limiti dell'accettabile che è successa in libreria qualche anno fa.

Cliente (distinta signora sulla cinquantina): Buongiorno!
Mariolina (nei panni della libraia): Buongiorno! Posso aiutarla?
Cliente: Sto cercando l'ultimo libro di Costantino Vitagliano.

Premessa. Generalmente, visto che non ricordo a memoria l'intero contenuto del catalogo Einaudi, lo consulto per rispondere alle richieste. Feci altrettanto in quel caso, cercando Vitagliano, confondendolo col Vitaliano Trevisan scrittore e attore. Effettivamente non conoscevo il fenomeno Costantino.  Povera  cretina che passa  il suo tempo a leggere!

Mariolina: Mi scusi, ma è Trevisan. Vitaliano è il nome!
Cliente: Come signorina? No! COSTANTINO!
In quel momento mi si accese la lampadina. La faccia perplessa della sottoscritta viene interpretata come un: chi?
Cliente: Signorina! Come? Non conosce Costantino?
Mariolina: (ancora più perplessa) Ah.
Cliente: Ma sì, quello di Uomini e Donne. Che sta al Maurizio Costanzo! Il fidanzato di Alessandra Pirelli!
Mariolina: (ih!) Mi spiace signora, ma quel genere non lo trattiamo.
La cliente esce e mi lascia più morta che viva, con il catalogo a mezz'aria.

Generalmente mi sento abbastanza ignorantella, perchè è vero che so tante cose, ma è anche vero che per ogni cosa che so, ce ne sono almeno dieci che non so.
Ma quello, vi giuro, è stato l'unico momento della mia vita in cui sentirmi ignorantella mi ha reso fiera di esserlo come nient'altro.