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lunedì 12 dicembre 2011

La gatta frettolosa...


Leggo su più testate una notizia bizzarra: un ragazzo di 21 anni, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, ha dato i 29 esami previsti nel piano di studi in due anni. La stranezza, secondo le testate, sta nel fatto che l'Università gli avrebbe bloccato una carriera in così rapida ascesa perchè troppo veloce: deve attendere due anni. Ah, la media è del ventottovirgolaqualcosa. Lui, piccato, ricorre al Tar e, non appena sarà finita questa storia, andrà all'estero.

Cari i miei giornalisti scioccati da cotanta beffa, affascinati da cotanto genio e sprezzanti dei regolamenti universitari, vi svelo una cosa.
Per conto mio, se gli azzerassero la carriera, sarebbe una buona punizione: il ragazzo non è un genio. È solo un furbetto. E i furbetti mi fanno incazzare. A laurearsi in due anni, senza frequentare o seguire i corsi, son buoni tutti.
E chi gli va dietro, pensando che abbia ragione è un privilegiato. Di ragazzi che fanno lavoretti per mantenersi agli studi o anche solo per pagarsi qualche sfizio, è pieno il mondo. Parimenti il mondo è pieno di ragazzi che non riescono a stare al passo con il piano di studi, non perchè non gliingozziafareniente (tradotto: gradiscano l'arte dell'ozio), ma perchè il tempo va organizzato, rubato, allungato e stirato.
Il ragazzetto in questione probabilmente (fortuna sua, nessuno gliela toglie, beato lui), probabilmente non ha questi pensieri ed ha pensato bene di privarsi della grande opportunità che gli veniva offerta: la didattica. Non ha potuto frequentare perchè era impegnato con gli esami, perchè ha avuto l'arroganza di pensare che potesse farne a meno. Uno sprint che, genio quanto volete, ho seri dubbi che gli abbia lasciato qualcosa in termini di formazione. C'è un tempo per apprendere, per discutere, per confrontarsi (l'Università è soprattutto questo): lui se l'è giocato. Anzi, ha avuto la possibilità di giocarselo. Perchè, per potersi organizzare il tempo in questo modo, devi avercelo, non devi avere altri pensieri e devi stare solo su quello. Ecco perchè mi incazzo.
Quando si parla di meritocrazia e di genio, vorrei si tenesse conto soprattutto di questo. Quello di cui parlano i giornali non è merito tradito, ma arroganza giustamente punita.
A fare un esame al mese son buoni tutti.
Purchè tutti abbiano i tempi e gli strumenti per farlo.

domenica 22 novembre 2009

Discrezione

Questa mattina ero impegnata nella lettura degli affreschi della Camera Picta del Castello di San Giorgio a Mantova, commissionati dai Gonzaga ad Andrea Mantegna. Cosa c'entra questo con la discrezione? Forse proprio nulla, è vero. Fatto sta che per vedere i Gonzaga ritratti in una scena quotidiana (senza rinunciare al taglio celebrativo, finalità principale della Camera), Mantegna deve aprire una cortina sul loggiato. Oltre questa cortina c'è Ludovico con tutta la famiglia e la sua corte. Non solo: sulla volta l'artista apre un oculo da cui dei putti si affacciano come a spiare la scena dall'alto.
E' possibile che Mantegna stesse spiando i Gonzaga nel momento in cui Ludovico incontra per la prima volta il figlio Francesco diventato cardinale? Certamente no. La commissione parla chiaro: la Camera Picta era un piccolo vano con funzioni rappresentative, nel quale i Gonzaga ricevevano gli ospiti di prestigio e la celebrazione di un figlio cardinale su quelle pareti doveva servire proprio a questo.
Però è curioso l'espediente usato dal Mantegna per "sfondare" le pareti di una camera angusta. Sembra quasi una forma di reality ante litteram, tanto che, pur dovendo celebrare i Gonzaga, Mantegna non si piega all'idealizzazione dei personaggi, ma li ritrae esattamente come sono: nasi pronunciati, rughe, doppimenti, non sono sacrificati, anzi.
Ma ancora: tutto questo cosa c'entra con la discrezione?
La scorsa settimana ho appurato che il pettegolezzo, farsi gli affari altrui, l'intervento in questioni private spiattellate come fossero casi nazionali è diventato uno sport olimpico.
La cosa curiosa è che le persone si sentono in diritto di intervenire non solo su aspetti superficiali riguardanti gli altri, ma anche sulle scelte già fatte. Il reality ci ha messo del suo: sembra che tutto il mondo sia chiuso in un acquario e il suo doppio al di là del vetro (la cortina appunto) osserva e ne discute.
La cosa potrebbe sembrare solo teorica, ma se ci fate caso, almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentire la famosa domanda: ma perchè...?
Una domanda, la cui risposta più opportuna non ha mai trovato bocca, ma solo cervello: ma perchè non ti fai i cazzi tuoi? In questo caso la parola "cazzi" non è la cafonata d'occasione, ma diventa termine tecnico - scientifico. In pratica sentitevi legittimati ad usare la parola "cazzi" se decideste di rispondere sinceramente alla domanda, perchè essendo una domanda del cazzo, necessita di "cazzi" anche nelle risposte.
Ma torniamo alla Camera Picta ed ai putti che sbirciano dall'oculo sulla volta. E' un artificio ottico eccezionale, in pratica le figure spiano la scena dall'alto. C'è poco da fare. Si affacciano e guardano cosa succede nella Camera: il classico caso di "se i muri potessero parlare...", reso magnificamente in pittura.
La discrezione in quel caso non esiste proprio. Se la cortina si apre davanti a Ludovico e lui sa di essere osservato dallo spettatore, si assiste al paradosso dello spettatore che a sua volta è spiato dai putti. In pratica è come se ci fossero delle telecamere a riprendere le telecamere della casa del Grande Fratello, che a loro volta riprendono i dieci imbecilli dell'anno (ma questa è solo una mia opinione, non divaghiamo).
Curioso è infatti scoprire (con somma gioia, lo ammetto) che la stessa persona che è stata indiscreta con qualcun altro, si è lei stessa prestata (e non solo il fianco, ma culo, gambe e braccia, testa inclusa nel prezzo) al pettegolezzo come fosse qualcosa di normale. Della serie: un pettegolezzo val bene la mia testa sul vassoio di argento di qualche avvoltoio. E aggiungo che in qualche caso, se non avessi conosciuto bene il pettegolo in questione, avrei dubitato della sua intelligenza (salvo dubitarne ugualmente se la persona in questione sembra stia facendo questo senza un motivo preciso).
Trovo il pettegolezzo un'arte. Non lo condanno a priori come potrebbe sembrare in effetti, ma lo trovo un divertissement, che non deve nuocere e non deve mettere in imbarazzo. Prima regola: divertirsi e poi pensare ad altro. Restare ancorati allo stesso pettegolezzo per mesi significa non avere nulla da dire, nulla da scoprire, o peggio, nessuno scopo nella vita. Aggrapparsi agli avvenimenti della quotidianità altrui, significa non trovare un senso nel piattume della propria, che è quanto di più lontano possa esserci dall'esigenza di creare un'illusione ottica per allargare una stanza (per il Mantegna).
In pratica, se non dovete affrescare una stanza piccola, è inutile che vi affanniate a sollevare cortine o ad affacciarvi dall'alto: un consiglio non richiesto non insiste. Tace.


mercoledì 9 settembre 2009

Videocracy. Mediocracy. Idiocracy.

Ieri sera sono andata al cinema a vedere Videocracy.
Per chi non l'avesse visto anticipo qualcosa: tre facce di culo che, ognuna a suo modo, contribuisce a drogare le già devastate menti della popolazione italiana che si presta. Alla fine muoiono tutti. Forse.
Mi domandavo se esiste un antidoto. Mi domandavo se questa follia di massa ad un certo punto finisce o continua all'infinito. Ieri guardavo l'avanzo di gal... Corona e mi veniva da vomitare. Guardavo il nan... premier e mi veniva da vomitare. Guardavo il papp... Lele Mora e mi veniva da vomitare. Poi però mi sono resa conto che è tutto legittimo. La follia è che quello che dicono e fanno è legittimo. Pensateci un attimo: questa gente è legittimata dalle migliaia di persone che baciano la terra dove camminano. Sono in grado di ipnotizzare quei poveracci che li seguono con quattro sorrisi e la prospettiva di fare soldi.
Tutte vogliono diventare veline. Ognuna offre quel che può, in senso letterale e figurato. Si diventa mogli di calciatori nella peggiore delle ipotesi, puttana di qualcuno che conta nella migliore.
Tutti vogliono sfondare nel mondo dello spettacolo. Vendendo la madre se necessario, ma tant'è.
Tutti vogliono essere sopra tutti (o tutte, fate voi). Soprattutto in tv.
Sono disgustata.
E mi domando se c'è una speranza, anche una sola, che l'idiozia di massa finisca, ci si svegli tutti quanti e si mandi a quel paese questa sonnolenza che rovescia tutti gli equilibri.



martedì 14 luglio 2009

No Madonna dello Sterpeto? No party!

E fu così che sulla festa patronale di Barletta calò il sipario.
Appuntamento di interesse sociologico, per un motivo assai curioso, attira gli etologi di tutto il mondo che ogni anno aggiungono un tassello agli studi del settore. Giudizio che a quanto pare rimane inascoltato per una festa sempre uguale a se stessa.
Ieri parlavo con un'amica e riflettevo ad alta voce sul fatto che la festa patronale è curiosa non nei tre giorni di festa, ma in quelli immediatamente successivi.
Le ragazzine tra i 13 e i 16 anni avranno tutte il tattoo della cinese che sta in piazza Marina. I disegni sono sempre quelli da circa dieci anni. I più gettonati sono i tribali e le rose. Le più trasgressive optano per un'intramontabile Cappella Sistina. A prescindere dal soggetto le accomunano i genitori che almeno per una settimana non sentiranno la litania del mammavoglioiltatuaggio. Nella stessa settimana porteranno addosso gli oggetti acquistati in giro per le bancarelle. Sembreranno alberi di Natale fuori stagione, ma questo solo per i dieci minuti di strada da casa all'appuntamento con l'amica del cuore. Lì decideranno insieme chi mette cosa, perchè entrambe avranno gli stessi identici accessori. In quel momento appare la borsetta in cui infilare gli accessori che non possono essere indossati, perchè li porta l'amica. La borsa è generalmente quella firmata tarocca, costata circa 40 €, che è di plastica ma almeno ha il 6 x 3 di Louis Vuitton in bella vista. Qui non si pone il problema della borsa uguale alle altre, perchè è un oggetto trendy, elegante e chenonmuoremai.
Questo vale ovviamente per le ragazzine trendy e al passo con la moda. Poi ci sono quelle rockettare, pseudo punk che hanno scoperto quanto è bello il rock grazie ad una ragazzetta frigida, bionda e sempre con il broncio, che si chiama Avril Lavigne. In quel caso rimane il tatuaggio, ma il soggetto è gothic. Gli acquisti sono: il cinturone borchiato comequellodiNirvanachecostaassai, la maglietta nera con la stampa di Avril Lavigne o dei Tokio Hotel, gli orecchini viola, gli orecchini neri, il piercing finto, una borsa nera lunga possibilmente da trascinare per terra, per la buona azione di pulizia della città.
Le ethno-chic comprano solo dall'indiano più italiano di tutti che sta in piazza Marina e che vende da vent'anni gli stessi cd, su cui il bollino SIAE è ancora bianco e rosso. Acquistano tutto ciò sia spacciato per etnico, qualsiasi cosa voglia dire. Dici che proviene dalla Tunisia e loro ci credono anche se sopra c'è scritto a caratteri cubitali Made in China.
Il genere maschile si presta poco, ma anche qui abbiamo qualche chicca.
Il fidanzato della ragazza trendy compra dallo stesso senegalese cintura, cappellino e borsello di Gucci. Il tutto dietro suggerimento della girl, perchè se non fai pendant non sei cool. I più assurdi acquistano mascherine per cellulari che devono ancora comprare o cavetti pronti ad esplodere al primo utilizzo.
Il ragazzetto punk acquista il cinturone borchiato, la maglietta del gruppo più sconosciuto punk, metal - hard - super - extra - dark - rock. Ovviamente nera. Ci abbina un chilo e mezzo di catene metalliche, pronto per girare come una ferramenta ambulante. L'acquisto è coronato dalla nuova pallina per il piercing alla modica cifra di 7 - 8 euro.
Tutti, senza alcuna distinzione di stile, razza o religione, ti diranno: ho fatto un affarone. La stessa cosa la può dire il venditore ambulante, ma lui almeno può dirlo a ragione.
Gli argomenti di discussione saranno sempre quelli. Il Ranger, sono dieci lustri consecutivi che detiene il titolo di giostra più pericoosa dell'anno. La più stupida sarà l'ottovolante, ma tutti ci avranno fatto almeno un giro, foto annessa.
Le mamme a casa avranno scoperto quanto è bello fare le casalinghe con il tritatutto, il tagliatutto, l'asciugatutto e il lavatutto con filippina incorporata.
Le bambine andranno in giro con la treccina di cotone e le collanine di plastica, mentre i maschietti con la pistola ad acqua. Entrambi prenderanno in giro il bimbetto che ha vinto alla pesca il cono di plastica con la pallina di spugna che rimbalza.
I papà gireranno con il portafogli vuoto, pronti a giurare che la prossima volta si va fuori città.
E io?
Io me la sono filata a Polignano perchè c'era una manifestazione bellissima, che ospitava decine di autori che presentavano il proprio libro negli angoli del centro storico. I miei acquisti? Rigorosamente grautiti: foto e autografo di Ascanio Celestini, che posterò appena possibile.
E anche stavolta ho fatto l'intellettuale da strapazzo!


domenica 19 aprile 2009

Chi l'ha visto? Io!

Mr Bean in gonnella colpisce ancora.
Vi ricordate questo post? C'è una seconda puntata.
Ho ritrovato il libretto universitario perduto.
Era in una tasca di una borsa nella mia camera.
Mr Bean (l'originale) in una conferenza stampa ha dichiarato che, avendogli io fregato il titolo di Idiota dell'anno, non ha più senso continuare la sua carriera. Si ritira dalle scene e lascia a me lo scettro.
Sono molto orgogliona.
E comunque, io l'avevo detto:
"PS. 10 a 1 che appena arriva il libretto nuovo, salta fuori quello vecchio."
Mi conosco troppo bene.

venerdì 20 febbraio 2009

Lettera aperta a Ghiandola

Caro Peppe, caro Tommy, care Ghiandole tutte,

ci eravamo francamente ripromessi di non intervenire, seppur sollecitati direttamente e indirettamente, sul post in questione. I motivi erano molti e rimarrebbero molti anche ora. Però, visto che ci chiamate in prima persona, vi diciamo perché non condividiamo l’iniziativa, il post e il pensiero che lega il post al tutto.
Ci hanno insegnato, non credo sbagliando, che la Carità è una delle virtù cristiane. Come diceva San Paolo, anzi, la Carità è la virtù per eccellenza (I Corinzi 13, 1-13). C’è un passaggio della lettera di Paolo ai Corinzi che cerchiamo di tenere sempre a mente. Ve lo scriviamo, perché vorremmo che capiste fino in fondo: La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Ci chiederete: cosa c’entra tutto questo? Proviamo a spiegarvelo.
Non crediamo che prendere a pretesto la situazione disagiata (fortemente disagiata) di un singolo uomo per farne una battaglia etica, morale o politica sia il modo migliore per aiutare quell’uomo. Altro sarebbe stato se avessimo ricevuto la proposta di una raccolta privata di denaro, fatta in privato e non sbandierata via blog. Ecco, la Carità “non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto”. La carità opera intelligentemente, e di ciò che materialmente fa la mano destra, la sinistra non sa nulla. Altrimenti si chiamerebbe “elemosina” (come è per l’Islam, ad esempio, dove è uno dei pilastri della fede, direttamente sancito dal Corano). Ci sembra invece che chiedere fortemente via blog di condividere un’iniziativa non discussa, non valutata, non meditata, sia una imposizione violenta quasi a dire: vediamo chi c’è.
E qui veniamo al secondo punto. Quando si vuole davvero aiutare qualcuno, lo si fa con diligenza, con “pazienza”, perché la Carità è paziente. Lo si fa con perseveranza, altra virtù di cui siamo stati discepoli e che teniamo a mente di continuo. Lo si fa, ribadiamo e soprattutto, in silenzio. Non ci piacciono le cose urlate, soprattutto quelle che vanno a toccare e intaccare la sensibilità degli animi.
Continuiamo: la Carità non si adira. Cosa significa, spiegatecelo: “qui stiamo per ripartire come associazione, ma stavolta con un attacco diretto al comune che FRANCAMENTE ci ha rotto i coglioni? Vi ha rotto i coglioni per cosa? Per la situazione edilizia? Quella delle cooperative e dei favori? Beh, non vediamo cosa c’entri questo (che pure è un tema forte e che tocca, questo sì, centinaia di famiglie) con la situazione di Ruggiero e dei servizi sociali. Ci domandiamo: quanti di voi conoscono realmente la situazione dei servizi sociali barlettani? Forse davvero in pochi. Ecco, noi più che prendercela con i servizi sociali barlettani, ce la prenderemmo per una mancata responsabilizzazione su questo tema che deriva anche da noi. Dal fatto che non siamo capaci di comprendere a pieno quale universo si celi dietro le parole “servizi sociali”. Quanto, per esempio, da questo punto di vista faccia la chiesa cattolica (e tutti coloro che in silenzio ne sostengono anche privatamente le iniziative), o i singoli privati cittadini. Dice: ma il Comune dovrebbe farsi carico di certe cose. Certo, ma ricordiamo a tutti voi che le amministrazioni locali hanno i loro problemi, la loro burocrazia, i tempi tecnici spesso lunghi per risolvere certe situazioni e, soprattutto, sono regolamentate dalla legge, dal diritto amministrativo in particolare. Il quale diritto da la possibilità di risolvere determinati problemi, ma purtroppo pone dei forti limiti all’azione “ad personam” da parte di una amministrazione locale. Può bastare questo a farci stare tranquilli? Certo che no, ci mancherebbe. Ma aggiungiamo inoltre che protestare pubblicamente tanto per mettersi la coscienza a posto è un modo per far sentire la nostra voce che non ci appartiene. Ci apparteneva fino a qualche anno fa, quando eravamo più giovani. E qui citiamo ancora San Paolo: Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. Ora riteniamo dunque di avere il dovere di pensare diversamente.
C’è un’altra cosa. Non capiamo, Peppe, cosa c’entri l’analisi generale con la situazione particolare. Capiamoci: siamo d’accordo su molte cose (a partire dalla felicità per le dimissioni di Veltroni), ma non capiamo, francamente, quale sia il motore della questione. Indignazione? Non basta se non è seguita dalla riflessione e dalla perseveranza che comincia soprattutto dal mettere fortemente in discussione se stessi. E questo credo manchi. Tu ti scagli contro il Comune, quasi che questa fosse la ragione sociale di una associazione nella quale, se queste sono le premesse, non ci riconosciamo. Noi proveremmo invece a capire cosa realmente si può fare, con continuità, per aiutare il comune, e non per porsi da barricadieri contro una amministrazione che, per quanto contestabile, ci rappresenta. Abbiamo timore che invece il motivo possa essere altro. Ma non vogliiamo credere che onestamente non ce la staremmo a raccontare, altrimenti.
Ecco Peppe, Tommy e tutti: scusateci, ma noi abbiamo una visione altra del nostro stare nel mondo. Lo facciamo, o cerchiamo di farlo, in silenzio, perseverando nelle cose in cui crediamo, cercando di lavorare al meglio e di fare onestamente, ideologicamente e professionalmente, il nostro mestiere, confrontando i nostri limiti con noi stessi, prima di tutto, e poi con gli altri. Vi chiederemmo, visto che sicuramente non condividerete quanto scriviamo, di avere almeno il rispetto di non usare il mezzo pubblico del blog come una arma da assedio, perché, questo sì, francamente, lo troviamo irrispettoso. Ci sarebbe invece piaciuto ricevere una mail privata, in cui ci si invitava a partecipare ad un azione reale, senza mail da inviare o altro. E soprattutto, senza mail offensive che crediamo servano più a mettere in pace con se stessi una coscienza tribolata che a sortire un vero e proprio effetto pubblico. Vedete, questa società della comunicazione ci ha veramente stancato. Si fa tutto di stomaco e il più delle volte si sbaglia. Noi ci domandiamo invece perché non si ha più la voglia di fermarsi realmente a riflettere sulle questioni, cercando le soluzioni appropriate. Ecco, crediamo che manchi proprio questo: una seria riflessione interna seguita da una azione comune e condivisa. Che è poi, se ci consentite, il vero problema della sinistra italiana e di chi dice di essere di sinistra. Ma essere di sinistra significa prima di tutto avere rispetto per chiunque la pensi diversamente. Significa essere caritatevoli, in tutti i sensi della lettera di Paolo ai Corinzi che, per completezza, vi alleghiamo qui di seguito.
Scusateci dunque se non condividiamo l’iniziativa. Chiediamo scusa prima di tutto a Ruggiero che crediamo, come sempre accade in questi casi, sia solo l’ennesima vittima della propria disperazione, con davvero il gelo attorno, non solo quello provocato dalla mancanza di una stufa.
Un saluto a tutti,

Victor Rivera Magos: http://www.giozzolino.splinder.com
Dario Rivera Magos http://www.miofratellofigliounico.splinder.com
Maria Antonietta Piazzolla: http://www.ilditolalunaedaltrifalo.splinder.com

Mariolina Curci: http://www.penneasfera.splinder.com
Aurora Ippolito: http://www.sapsatsea.splinder.com

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità.”

(San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, 13, 1-13).

martedì 9 dicembre 2008

Evviva la censura

Mi divertono i blog. Ce ne sono di divertenti e di noiosi. Ironici e seriosi. Più o meno apprezzabili, più o meno corretti dal punto di vista della lingua, più o meno brillanti, più o meno utili.
Sono libera espressione della personalità di qualcuno, dicono tutto e il contrario di tutto su chi scrive e si è liberi di chiudere la pagina web quando si è stufi. Belli.
Tempo fa ho scoperto sull'home page di splinder un blog che mi ha incuriosito per l'incipit. Faceva riferimento al fatto che in Spagna avevano chiuso quattro blog pro anoressia. Certa di aver capito male (per il pro anoressia, chiaro), ho aperto quel blog.
Faccio una premessa: io sono sempre a dieta. Sono una produttrice di propositi per migliorare il mio fisico che non avete neanche idea. Non sono obesa, ma neanche tutto questo popò di figurino e se mangio tanto (ma và?) ingrasso facilmente. Sono golosa e la cucina di mammadellaspecie e nonnadellaspecie non aiutano. Dico sempre "da lunedì a dieta". E il martedì mi sono già scordata del mondo, soprattutto se davanti a me c'è una parmigiana fumante (mamma com'è che mi metto a dieta e compaiono le melanzane a casa?). Insomma, facciamola breve, non è con la bilancia che si misura la qualità della vita. Non della mia.
Torniamo a noi.
Questo blog era di una ragazzina di 17 anni che aveva come chiodo fisso la linea.
Piccola precisazione: pesava 45 chili e doveva a tutti i costi arrivare a 40.
Il blog era un mix di sfoghi su quanto era incapace di digiunare (vorrei vedere!) e su quanto si sentiva grassa nella taglia 40 (grazie per avermi dato della balena) e che doveva assolutamente arrivare alla 36 perchè quello era il suo peso forma. Intorno ruotavano diari alimentari, su cui era stabilito che in una settimana doveva digiunare due volte per disintossicarsi, contacalorie per non superare le 500 calorie al giorno (io con 500 calorie faccio colazione, o quasi!), inni alla Coca - Cola Zero, perchè con solo una caloria fa sentire sazi.
Unico scopo: dimagrire e non cedere a Mia.
Adesso, e chi è Mia? E' il simpatico nomignolo di bulimia. Tranquilli, anche l'anoressia ha il suo: Ana.
Confesso che alla faccia della libera espressione, ho desiderato che quel blog fosse chiuso. A commentare altre ragazzine come lei, che le davano coraggio o consigli.
Ogni tanto passavo da quelle parti e speravo sempre di trovarlo chiuso. E invece era sempre lì. Magari  trovavo qualche commento come "curati" o "chiedi aiuto ad uno specialista", ma la musica era sempre quella.
Oggi il blog è stato chiuso. Sono contenta, ma rimane l'amaro in bocca per una ragazzina che deve ricorrere ad un blog per chiedere aiuto. E l'aiuto non lo trova, se non in altre ragazzine malate come lei, che la spingono verso la malattia. L'autodistruzione più totale.
Mi dispiace per lei, ma mi viene da pensare che se quel blog l'avessero trovato le mie cugine e avessero trovato stimoli per distruggersi, io l'avrei strangolata a mani nude.
Allora, per una volta evviva la censura.
E la parmigiana và!

sabato 2 agosto 2008

A qualcuno piace caldo

Sono in partenza.

Per una decina di giorni il blog sarà fermo. Non che sia stato attivissimo ultimamente. Ma non è un periodo calmissimo al lavoro. Dall'altra parte della scrivania stai come in un acquario. Guardi il mondo e ti rendi conto che ci sono tanti tipi di persone.
C'è chi fa il turista. E chi fa il viaggiatore.
C'è chi ama la montagna e chi il mare.
C'è chi si accontenta e c'è chi vuole godere a tutti i costi.
C'è chi resta a casa perchè il portafogli non lo permette e chi parte vomitando denaro.
Ci sono grosse disparità fra gli esseri umani.
C'è chi ama i falò in spiaggia, una birra e gli amici più cari.
C'è chi ama i cocktail all'ombra del Castello.
C'è chi si siede sui gradini della voragine archeologica ai piedi della Cattedrale.
C'è chi solo vedendo questo spettacolo si fa cogliere da un attacco epilettico.
C'è chi ama fare tutto con calma.
C'è chi ama arrivare all'ultimo minuto.
C'è chi fa la valigia.
C'è chi prepara le tende.
C'è chi continua a far crescere la testa.
C'è chi continua ad infischiarsene.
C'è chi fa qualcosa di buono per la città.
C'è chi non si accontenta e continua a farlo per tutta l'estate.
C'è chi fa la lucertola al mare.
C'è chi vuole la tintarella di luna.
C'è chi parte.
C'è chi viaggia.
Post dedicato a chi resta.
Ritornerò più abbronzata, rilassata e carica.
Il prossimo autunno sarà caldo.


giovedì 19 giugno 2008

Ma l'infanzia di Zoff...?

Lettori miei, ho da porre un quesito molto importante per una più facile comprensione degli Europei 2008. L’Italia è passata, per cui, non posso rimanere ancora ignorante. Avrei fatto finta di niente se l’Italia fosse tornata a casa, perché la cosa non mi riguarda e pace.
Ma ora…
La cosa si fa sconcertante e curiosa al tempo stesso e no, davvero, non posso rinunciare a scoprire la verità.
MI SPIEGATE COSA CI FA PAOLO CREPET IN UN PROGRAMMA SPORTIVO?
Ancora meglio.
Ieri sera guardavo Euro2008, il programma di approfondimento sugli Europei. C’è il conduttore. Qualche giocatore vecchio entrato nel mito solo perché ha i capelli bianchi, ma ormai dimenticato da tutti. Qualche giovane promessa del calcio stroncata sul nascere divenuta giornalista sportivo. Una soubrette che aveva come massima aspirazione nella vita quella di leggere gli sms mandati dai tifosi in calore e in tensione. Tutto nella normalità.
A un certo punto il servizio. Le immagini scorrono sulla partita Olanda – Romania, più precisamente sul campo invaso dai tecnici e giocatori dell’Olanda a fine partita. I giocatori portano i figli sul campo e un’immagine si ferma sul portiere dell’Olanda che prende in braccio sua figlia e la bacia. Il tutto con la voce fuori campo che commenta.
Le immagini finiscono e indovinate chi stava parlando?
Proprio lui: Paolo Crepet.
Lo psicologo, sdoganato dalla psicologia di Topolino e dai giovincelli che bene hanno recepito il messaggio “fate un po’ quel cazzo che vi pare/gli adulti non devono tarparvi le ali”, stava commentando la scena con frasi preconfezionate del tipo “è un messaggio importante di affetto verso sua figlia” etc.
È vero che qualunque cosa quest’uomo faccia, io parto un po’ prevenuta. È vero che mi sta decisamente sul deretano. È vero che qualsiasi cosa dice mi viene l’orticaria...
Epperò, sono sempre io che sono prevenuta, o ai tifosi non gliene frega niente del traumalatenteinfantilecoadiuvatodaesperienzeextracorporee che ha colpito il giocatore, e l’importante è che Toni faccia quel (beeep!) di goal e si vada a casa felici, contenti e con la coppa in mano?

sabato 17 maggio 2008

Già finiti?!?

Il commento di mia nonna nel vedere le mie prime foto è sempre stato: sembravi una “zappator”. Che dovrebbe significare che ero rossa rossa come se fossi stata troppo tempo al sole. Oggi, più che una “zappator”, direi che sono nata rossa  per altri motivi.
Oggi la vostra penna compie 23 anni. Fatele gli auguri. E bevete alla sua salute. La nonna direbbe che ho finito 23 anni. Quando ero più piccola non mi capacitavo di questa cosa: è appena iniziato il mio compleanno e la nonna dice che è già finito? E infatti odio questa espressione.
Mi sono svegliata prestissimo stamattina. Alle sei il cellulare ha iniziato a squillare.
Amici che fanno gli auguri ad orari improponibili? No. La Wind che scala il credito per Noiqualcosa (le chiamate o la promozione dei messaggi che io, con un altro colpo di culo, ho sul cellulare per un sorteggio premi della compagnia telefonica. Ora provate a dire che nascere un venerdì 17 porta sfiga!). La Wind mi fa da servizio sveglia due volte al mese alle sei di mattina. Se va bene. Se sono mattinieri alle quattro e mezza. Li denuncerò per disturbo del riposo notturno.
Alle sette e mezza ero nel pieno del sonno ritrovato e…
“Maaaarioooooooouuuuuuuuu!!!”
Che non è un modo amichevole, ma alquanto rozzo di chiamarmi da parte di mio padre, ma un imbecille che il sabato mattina provvede al servizio sveglia pure lui. Abito praticamente nella zona stronza del mercato. Quella dove si piazzano con le bancarelle dell’usato alle quattro e mezza di mattina e i venditori si chiamano da una strada all’altra, urlando i propri nomi a vicenda. Mario nella fattispecie è il proprietario della bancarella che sta due strade più in là. Quello che sta davanti al mio palazzo si chiama imbecille, ritardato, stronzo. Dipende da quanto mi altera il fatto che sia completamente irrispettoso nei confronti dei residenti. Sarà denunciato insieme alla Wind.
Ad addolcire il risveglio è arrivato però mio padre con la tazza di lattecaffè caldo e dolce (faccio outing: due cucchiaini di zucchero su un lattecaffè doppio senza ghiaccio).
Oggi mi regalo una giornata libera approfittando del fatto che l’esame è stato spostato al giorno successivo alla data stabilita. Pensatemi martedì pomeriggio durante la siesta. Io starò argomentando un qualche capitolo, assonnata e a pancia sicuramente vuota. Mangiate e dormite per me. Anzi, pregate per me, già che ci siete.
Io scopro intanto che nella stessa data è morto Botticelli (1510), è nato Giulio Carlo Argan (1909), è nato Corrado Guzzanti (1965), c’è stato il referendum sull’aborto (1981), l’omosessualità è stata eliminata dall’elenco delle malattie mentali dall’OSM (1990),  è la Giornata Mondiale contro l’Omofobia (*). Tutto sommato questi avvenimenti non mi dispiacciono.
È una bella data il 17 maggio.
Sono nata io il 17 maggio.
Sette messaggi e due chiamate, più gli auguri della famiglia alle dieci e ventisei.


La natura mi ha regalato un nido di gazze sul cornicione.
Meraviglia! Grazie.

(*) Cfr. Wikipedia


PS. L'amico di Maaaariooooo!!!, ha finito di urlare alle nove. Ghiandole, lo volete per il servizio sveglia?


 

lunedì 12 maggio 2008

I'm a Barbie Girl!

Apro il post con una domanda sulle scelte ministeriali del Cavaliere.
Ma Veronica Lario dopo tutto il casino che ha fatto con la lettera pubblica, sputtanando in mondovisione le sue beghe sentimentali, adesso non ha niente da dire? Fossi in lei, dopo che il Cavaliere ha quasi fatto una proposta di matrimonio alla Carfagna, avrei preteso la vicepresidenza. Almeno avrei potuto competere a suon di giarrettiere.
Quanto alla Carfagna, più che il Ministro per le Pari Opportunità, non avrebbe potuto fare. Se non ci metti le quote rosa, la signora non sarebbe potuta diventare neanche donna delle pulizie. Con rispetto parlando. Per le donne delle pulizie.
A proposito di Barbie al Parlamento, ho scoperto che Barbie (quella vera), è stata candidata alla Casa Bianca. Aveva anche un programma elettorale di tutto rispetto redatto dalla Mattel. E le stranezze non finiscono qui. Ha una vera e propria biografia, una famiglia, un fidanzato storico (con cui è stata per breve tempo in rottura, dopo 43 anni di fidanzamento), una decappottabile, un camper, un jet privato (per guidare il quale, ha un brevetto da pilota) e una famiglia numerosa. È anche una donna molto eclettica: ha svolto mestieri a non finire, tra cui l’insegnante di linguaggio dei segni e l’astronauta.
E mi è venuto un dubbio.
Ma io, che infanzia ho avuto?
La mia Barbie era piccolo borghese. Il suo appartamento non era arredato da designer di grido. Non aveva una decappottabile fiammante e non andava in vacanza in posti esclusivi.
Abitava una casa messa insieme dalle pareti della mia stanza e Ikea le faceva un baffo. Immaginate qualsiasi cosa faccia parte del corredo domestico di una famiglia media e sappiate che prendeva altre forme nella casadibarbie.
Diari, aspirapolvere, portagioie, coppe, scarpe, vaschette e scatole per le scarpe prendevano altri indirizzi di impiego. Quanto all’abbigliamento, esso veniva confezionato dalla sottoscritta con i fazzoletti di stoffa avanzata dalle riparazioni che mia madre effettuava sui vestitini miei e di mio fratello. Sulla sua attività, il mistero più assoluto; mi pare che la mia Barbie fosse disoccupata. E vivesse di rendita. Quale rendita non è mai stato chiaro. Fatto sta che non andava al lavoro perché o si sposava o andava in vacanza. Che poi sono le cose che piaceva fare a me.
E mille altre cose che mi dicono che la mia Barbie era una sfigata. Non l’ho mai mandata all’Università. Non le ho comprato solo vestiti firmati (diciamo la verità, quelli belli erano due o tre. Gli altri erano orrendi). Guidava un’aspirapolvere invece della Ferrari.
Ed io sono qui a chiedermi: ma l’infanzia strana, era la mia o quella dei dirigenti della Mattel?


N.B. Oggi post più demenziale del solito. Sto preparando un altro esame.

martedì 22 aprile 2008

Genesi e morte di una stella

Oggi vorrei parlarvi della mia carriera nel mondo dello spettacolo.
Ho iniziato a calcare le scene che ero alta poco più di un vinile. A casa dei miei, con gli sposi, arrivarono i dischi di mio padre. Led Zeppelin, Beatles, Bob Dylan, Madonna. La mia omonima seguì più che altro le orme di miamadresposa. Ed io da brava omonima della omonima un po' (giusto un po') più famosa, anni dopo iniziai prima a cantare in inglese perfetto Like a Virgin (con tanto di Uh! finale) e L'isla bonita (ché, si sa, non ero bona, ma bonita sì), poi a parlare. Effettivamente potevo lasciarmi tentare da Bob Dylan, ma era un po' più divertente muovere il culetto e battere le manine sulla Madonna anni '80.
Decisi che, come Madonna, avrei indossato il vestito da sirena sul palco ed avrei girato il mondo (praticamente una mitomane).
Come i grandi artisti, iniziai dal teatro.
Il Brutto anatroccolo, all'asilo, fu il primo (ed ultimo) dramma. Sulle note di Čajkovskij e del suo Lago dei cigni, danzai come una etoile alla (sotto)Scala. Il mio becco arancione catalizzò gli occhi dei presenti che videro la stella (una supernova) nascente del balletto russo. Improvvisamente la musica cambiò. La mia calzamaglia nera scomparve e prese il suo posto una candida tutina con la quale ballai La morte del cigno (non mi hanno mai detto se si chiama così da allora). Sulle mezze (o doppie?) punte mi librai come un cigno sul lago, finchè la musica cessò. Mi accovacciai ed iniziò la standing ovation. (dietro le quinte: la parte fu assegnata ad un amichetto che per sua sfortuna si ammalò il primo giorno delle prove. La maestra cercando il protagonista non lo trovava e assoldò me. Colpi di culo da star).
La danza mi aveva ormai presa del tutto. La mia insegnante si chiamava (cioè, si chiama salvo cambio nomi) Rossellina. Abbandonai la promettente carriera poiché mia madre riteneva ci fosse troppa disciplina per una bimba di appena cinque anni. Non era una mamma da Miss Italia.

Poi il colpo di fortuna. Non so se avete presente Scivolandia, il parco divertimenti con le piscine che si trova a Bari. A sette anni salii per la prima volta sul palco e cantai Come mai degli 883. Arrivai seconda solo perchè c'era un'anziana signora, che probabilmente aveva lasciato la mazzetta al tastierista. Ero in forma. Una vera star con tanto di costume di scena. Che poi, trovandomi in un parco piscine, era il costume vero e proprio.
Purtroppo, all’epoca non esistevano ancora programmi televisivi che potessero svelare al mondo intero il mio talento. E mi dedicai dunque, a sport di squadra che nascosero il nimbo che circondava la mia testa.
Alle elementari fui scelta per la parte della Regina di cuori di Alice nel paese delle meraviglie. Fui talmente espressiva che Piero Pelù scrisse una canzone.
Alle medie notarono le mie doti vocali. Ed infatti nella preparazione di My heart will go on mi assegnarono la diamonica.
Al liceo ormai, il mio talento era stato soppresso dalle delusioni del mondo dello spettacolo. E non partecipai mai al laboratorio di teatro (forse con un po’ di rammarico). Dalla delusione mi ripresi solo con una penna tra le mani, assecondando la vena artistica in altro modo. Imparai a scrivere meglio di come facevo in passato (nonostante la prof di lettere desiderava che i compiti in classe iniziassero tutti con “seduta in riva al lago…” eh???) ed oggi…
Oggi?
Oggi, con mio sommo stupore, mi chiedete addirittura di pubblicare un altro post.
Et voilà!

venerdì 11 aprile 2008

Improvvisamente l'inverno scorso

Improvvisamente l’inverno scorso, siamo diventati tutti omofobici. Siamo è un’estensione, ovviamente. Me ne guardo bene dall’esserlo.
Che per caso, lo eravamo pure prima, e a sentir parlare di DICO ci è venuto il colpo apoplettico? Può darsi. Fatto sta che ieri il documentario Improvvisamente l’inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, mi ha un pochino sconvolto l’animo.
È una storia meravigliosa. Quella di Luca e Gustav.
È un Paese che indigna. L’Italia.
Vorrei parlare con il signore che ha detto che l’omosessualità e l’essere gay sono cose diverse. Essere gay è un’ideologia. Sì? E da quando? Te l’ha detto Ratzinger o Ruini?
Vorrei dire al Miles Christi, che personalmente non ho mai visto i miei genitori durante l’accoppiamento. Non vedo dunque perché si dovrebbe porre il problema con un bambino adottato da una coppia gay. Ah già. Il gay è osceno a prescindere.
Ad agosto due ragazzi che si baciavano ai piedi del Colosseo, sono stati multati per “atti osceni in luogo pubblico”. Io e il mio fidanzato ci baciamo spesso per strada. Ed ho la fedina penale linda e pinta come nella pubblicità del Dash.
Ho visto gente scendere in piazza di notte (e qui si apre una bella parentesi: perché di notte? Vi sentite un po’ sporchi? Siete sudici) perché, testualmente, “non mi interessa niente”.
Ho sentito gente dire che gli omosessuali sono contro natura.
Ho visto bambini strumentalizzati per un Family Day, di cui un giorno, spero si vergogneranno e, come disse Primo Levi in altre circostanze, “torcano il viso” da quei genitori gretti e meschini che li hanno usati per discriminare. Sfido tutti quei bambini a darmi delle risposte. Bambini a cui viene insegnato che l’amore viene prima di tutto. E si trovano in piazza, convinti di andare ad una gita fuori porta, senza rendersi conto del peso che quella piazza gremita di gente(aglia) può avere.
Romei e Giuliette del nostro tempo, dove a fare da famiglie Montecchi e Capuleti, ci sono famiglie a cui loro non devono nulla. Non li hanno messi al mondo, non li hanno accuditi, non li hanno amati. Una “Santa Romana Chiesa” a cui si deve obbedire a prescindere, anche quando questo significhi sopprimere l’individuo.
Mi chiamo Mariolina, ho 22 anni e sono eterosessuale. Se i DICO verranno approvati, non diventerò omosessuale. Questo per tranquillizzare quel signore, che a Gustav ha detto che se i DICO fossero approvati, tutti diventerebbero gay e l’umanità si estinguerebbe. Onestamente se l’umanità è questa se ne può fare a meno.
Non mi sembra che i Greci si siano estinti. Eppure so che non censuravano l’amore fra soggetti dello stesso sesso. Questo avveniva centinaia di anni prima di Cristo. Prima della Santa Romana Chiesa. (E poi Gesù ha detto “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”, non ha detto “Amatevi gli uni gli altri stando attenti al sesso”).
Negli anni ’30 del secolo scorso, il Dott. Alfred Kinsey, a proposito di una ricerca sul sesso nella sua carriera di zoologo, asserisce che un rapporto tra un soggetto xy e un soggetto xy, non ha differenze qualitative rispetto ad un rapporto tra un soggetto xx ed uno xy. È scienza, non fanta-scienza.
Freud diceva che l’orientamento sessuale non è né una devianza, né una malattia, né è contro natura. Lui diceva che fosse una questione di pulsione sessuale non indirizzata al sesso opposto, ma al soggetto con gli stessi alleli.
Vi racconto una cosa che mi ha lasciata perplessa.
Nel 2003 esce presso Einaudi un libro di Piergiorgio Paterlini  Matrimoni. È una raccolta di storie d’amore che mi ha commossa. È uno dei libri che ho riposto sulla mensola, contenta di averlo letto.
Parla, però, di storie d’amore gay. Giovani e meno giovani, raccontano la loro esperienza, alternandosi, così da avere entrambi i punti di vista del rapporto di coppia. In copertina quattro gambe, semicoperte da accappatoi, si affiancano presumibilmente in cucina. Il libro è meraviglioso. L’ho consigliato, come faccio sempre quando un libro mi piace. Purtroppo la quarta di copertina non mi ha aiutato. Ho visto gente “aperta”, chiudere il libro e riporlo, perché “non è un argomento che mi tange”. E invece il libro è proprio destinato a loro.
Il libro esce nel 2005 ristampato in una nuova veste. Il titolo stavolta è diverso. Matrimoni Gay. Ovviamente la scenetta della quarta di copertina non si presenta nemmeno. Non appena leggono gay, lo snobbano senza pudore. Insisto, poi mi sorridono e dicono “non è il caso”.
Non è il caso di far cosa? Di civilizzarci? Ma non ci rendiamo conto minimamente che siamo nel 2008 e sembra il 1600?




Costituzione Italiana - Art. 3.


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.



 

lunedì 31 marzo 2008

Cronaca rossa e idrogenata

Ho comprato un rossetto rosso. Il primo in assoluto nella mia vita. Bello è bello. Non l'ho ancora provato però.
Mi sentirei ridicola, visto che resto a casa.
Forse soffro di shopping compulsivo, o forse no. Ma farmi un regalo ogni tanto mi fa bene. Nei periodi pre, post - e durante – esame. Nei periodi di stress. Nei periodi ogniscusaèbuona. Forse ho le mani bucate. In compenso compro sempre cose che mi servono. Anche il rossetto mi serviva. Sono diventata grande e devo dimostrarlo.
Notizie dal mondo: Raul Castro inaugura la campagna “CubaLibre”. Dopo i telefonini, i dvd, gli alberghi e i computer, il neopresidente ha chiamato un barman per spiegargli come acquisire popolarità fra i cubani. Pare abbia deciso di distribuire gratuitamente, bicchieri di Coca e Rum. Così, in un colpo solo, ubriaca i cubani e importa la Coca Cola. Quando si dice “el alma de Cuba”!
In Germania, una donna voleva togliere le rughe dal seno e si è ritrovata con due protesi di silicone. In pratica, si è ritrovata il seno della Parietti senza averne fatto richiesta. Sembrerebbe un caso di cattiva sanità, se non fosse che, proprio in Germania, tempo fa, ad un'altra signora avevano operato l'ano invece di intervenire chirurgicamente sulla gamba. Da rivedere l'Ordine dei Medici tedesco oppure bisogna controllare che i caffè non siano corretti?
Dall'altra parte dell'Oceano, negli Stati Uniti, gli Americani sperano che le elezioni arrivino quanto prima, perchè il Presidente in carica Bush jr. sta sbroccando sul serio. Se prima era guerrafondaio, ora l'idea di lasciare il Campidoglio lo sta annientando completamente. Pare abbia intenzione di chiedere alla Nato, ulteriori aiuti per continuare la guerra in Afghanistan. Io invece, domando aiuti per arderlo vivo al centro del cortile della Casa Bianca.
Notizie dalla Barletta sveglia: settimana di fuoco per chi voglia farsi un po' di cultura. Il 2 e il 3 aprile, presso la Sala Rossa del Castello Svevo (svevo solo nel nome. È barlettano al 100%) avranno luogo i lavori di Puglia In-Difesa II, per comprendere le ragioni della tutela del passato e la denuncia di situazioni spiacevoli per la cultura e il paesaggio nella nostra terra (vedere giozzolino linkato a destra). Il 3 aprile in serata, al Cinema Opera, si potrà assistere alla proiezione di Biùtiful Cauntri, un documentario sul degrado ambientale della Campania, di Esmeralda Calabria. Un dibattito con esponenti politici, cercherà di far luce su quali siano le loro opinioni in merito.
A proposito di mangiare sano. Sulla busta di una nota marca di biscotti, appare una ricetta per farli in casa (farina, fecola, zucchero a velo, burro, margarina, uova, panna). Sull'altro lato ci sono gli ingredienti usati dall'azienda (farina di frumento, grasso vegetale non idrogenato, tartrato monopotassico). Premesso che la farina di frumento si può trovare normalmente in qualsiasi supermercato, il tartrato monopotassico dove si compra? Fatemelo sapere, perchè mia nonna li vuole fare in casa, ma vuole usare la ricetta dell'azienda per non sbagliare.