sabato 12 maggio 2012
Origene, Ambrogio e studenti universitari pigri
giovedì 8 marzo 2012
Incontri, scontri e scontrati
Riflettevo amaramente sull'incapacità di elargire un sorriso o scambiare due chiacchiere con un estraneo. E' triste, ma piuttosto comune.
Ieri, sul treno, mi sono accomodata sulle poltroncine vis à vis a quattro posti: erano occupati da due donne, io ero la terza. Poco dopo si è accomodato un signore che gentilmente, con fare anche troppo affettato, ha chiesto di poter sedere con noi e gli è stato gentilmente risposto di sì.
Il signore, sulla quarantina (forse un po' di più), non particolarmente distinto, non particolarmente bello, non particolarmente tutto, un signore insomma, ha attaccato bottone perchè voleva chiacchierare.
Io ho tirato fuori gli auricolari ed ho indossato gli occhiali da sole. Perchè sarò anche gentile e simpatica, ma so essere una gran sgrugna pure io, garantito.
Insomma... le due donne tra loro parlavano del tempo e lui si intrometteva. Non con fare arrogante o invadente, ma l'effetto era quello di una terza voce che si inserisce in un duetto affiatato e rodato.
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| Richard Gere, American Gigolo |
venerdì 2 marzo 2012
Senza titolo
Non fermarti balla su una tavola fra due montagne
E se balli sulle onde del mare io ti vengo a cercare
Prendi il cielo con le mani vola in alto più degli aeroplani
Non fermarti sono pochi gli anni forse sono solo giorni
E stan finendo tutti in fretta e in fila
Non ce n'è uno che ritorni.
Non pensare alla pistola che hai puntato contro
Balla alla luce di mille sigarette e di una luna
Che ti illumina a giorno balla il mistero
Di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero
Dammi retta Non sarà vero domani
Ferma con quelle tue mani il treno Palermo-Francoforte
Per la mia commozione c'è una ragazza al finestrino
Gli occhi verdi che sembrano di vetro
Corri e ferma quel treno fallo tornare indietro.
A mio fratello si è rotta un'altra gamba. La devono aggiustare. Mi sa che ricomincia tutto daccapo.
Accidenti Se capissero vedendoti ballare di essere
Morti da sempre anche se possono respirare
Vola e balla sul cuore malato illuso sconfitto poi abbandonato
Senza amore dell'uomo che confonde la luna con il sole
Senza avere coltelli in mano ma nel suo povero cuore
E stancarti a ballare al ritmo del motore ed alle grandi parole
Di una canzone canzone d'amore Ecco il mistero
Sotto un cielo di ferro e di gesso l'uomo riesce ad amare lo stesso
Ama davvero senza nessuna certezza
Che commozione che tenerezza
Il walkman verde è là, chiuso in un cassetto, dopo diciannove anni. Le cassette non ci sono più. Non so che fine abbiano fatto col trasloco e il resto. Ma in realtà adesso servono a poco. Ora c'è youtube. C'è internet. Il walkman verde della Sony è ancora là però, con lo scotch trasparente a proteggere il coperchio delle pile.
Io sono Caterina, ho ventisette anni e sono cresciuta. E diciannove anni fa, Lucio Dalla per la prima volta mi ha detto nell'orecchio che tutto si può aggiustare.
martedì 31 gennaio 2012
E-book: quando leggere non basta
Studio beni archivistici e librari e conosco forme, materiali e relative trasformazioni del libro nella storia. E non ritengo il formato elettronico l'ennesimo passaggio, ma una semplice alternativa, che sicuramente prenderà piede e che, tuttavia, io non preferisco per molti motivi.
1) Ognuno di noi ha fatto le sue ricerche sulle enciclopedie da bambino. Il compito per casa non era trovare la data della scoperta dell'America o la nascita di Roma, ma sfogliare, cercare, imparare un corretto utilizzo del libro come fonte bibliografica e rielaborazione. Poi è arrivato Google. Strumento meraviglioso, per carità: alzi la mano chi almeno una volta nella vita si è risparmiato una figuraccia grazie a Google! Ma ha risparmiato un sacco di fatica nelle ricerche ed ho appreso, con un certo sconcerto, che i miei cugini più piccoli spesso fanno ricorso a San Google piuttosto che alla vecchia enciclopedia. Tornando all'e-book, soprattutto per utilizzo scolastico (che abbatterebbe, volendo, anche del 100% i costi per l'approvvigionamento dei libri di testo), il rischio è che si abituino le nuove generazioni a utilizzare la funzione di ricerca nel testo, come esclusivo metodo di ricerca.
2) La forma. La tecnologia eInk aiuta, va detto, ma non può compiutamente definirsi la panacea di tutti i mali e, no, il formato digitale, per quanto attiene la forma, non può entrare in competizione con il formato cartaceo, allo stesso modo in cui un libro cartaceo di venti-trent'anni fa esce sconfitto dalle cinquecentine. I libri del '500 hanno le pagine giallognole perchè allora non venivano utilizzati acidi per inibire l'azione della lignina; quegli acidi, usati fino a qualche decennio fa, rendevano bianchissime le pagine dei libri, ma tra un centinaio di anni saranno compromesse, per questo oggi se ne fa a meno. Lo stesso principio, in linea di massima, vale per il formato digitale: il supporto non è durevole (in dieci anni si è passati dalla videocassetta al dvd al dvx al bluray, solo dieci anni!) e il rischio di perdere un'intera biblioteca personale si fa più concreto.
3) Annusare le pagine di un libro è da drogati, è vero, ma c'è gente che apprezza il genere (io).
4) L'e-book consente di portare in qualche decina di grammi, centinaia di libri sempre con sè. E' il sogno di ogni bibliofilo in effetti (amico dei drogati del punto 3), ma che senso ha? Sono stata fuori per una giornata intera ed ammetto di averne portati con me due soltanto, senza che questo abbia causato chissà che ernia. Ma ammettiamo anche che due non vi bastino: quanti libri siete in grado di leggere in una giornata fuori casa?
5) Dulcis in fundo, la ragione per cui secondo me l'e-book può esistere accanto al libro e non in alternativa ad esso è che il lettore, anche quello meno attento, concretizza l'esperienza-libro attraverso la sua fisicità. Il senso di possesso dell'oggetto, la possibilità di sfogliarlo, fargli le "orecchie", sottolineare dei concetti, scriverci il proprio nome, riporlo in libreria. Rinunciare a tutto questo significherebbe castrare la lettura. Jonathan Franzen all'Hay Festival di Cartagena, in un attacco frontale all'e-book, diceva proprio questo. Ed io sono ampiamente concorde, perchè altrimenti si ridurrebbe la lettura ad un processo di assorbimento nozionistico.
Non sto cercando di demonizzare il formato digitale, ma ho delle riserve sull'utilizzo che se ne farà. Probabilmente ne acquisterò uno o me lo farò regalare, ma ho serie difficoltà ad immaginare una mia biblioteca virtuale. Forse sarà la mia emeroteca portatile, ma oltre questo non riesco proprio ad andare.
Ma io, come ho detto poco sopra, sono una drogata.
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| Casin. 345 (Ph. Mariolina Curci) |
venerdì 30 dicembre 2011
Trasloco finito ovvero La fine del mondo è vicina
Il 2011 si chiuderà domani tra una bottiglia di Fontanafredda e uno zampone in offerta al Dok.
Nel 2012 avrò tempo fino al 31 gennaio per riportare tutti i post su questa piattaforma, opportunamente retrodatati.
Propositi non ne faccio: sono inutili, finiscono prima di averli pronunciati e il risultato porta alla depressione e istiga al suicidio.
(Cari amici di Studio Aperto, scherzo. E' che sono troppo pigra per farne e per rispettarli.)
Dimenticavo: special guest star di Capodanno, come vuole la tradizione, il raffreddore assassino. Brindo con il Fluimucil.
Tanti bacilli sotto il vischio a tutti e buon 2012.
giovedì 29 dicembre 2011
L'altalena taglia 46
Il mio nome è Maria Concetta Immacolata, senza virgole (per chi non lo sapesse, per legge tutte le virgole sono state eliminate negli uffici anagrafe) ed ho 22 anni. No, ricominciamo tutto daccapo.
Il mio nome è Maria Concetta Immacolata e finirò 23 anni a maggio, il 17 per la precisione (a voler essere pignoli sono nata in un soleggiato venerdì e non sono superstiziosa).
Ho due occhi, un naso, una bocca, due braccia, due gambe neanche troppo belle. La natura ha deciso che le donne devono avere le tette. Ce le ho anche io. Porto una quarta. E' una terza abbondante in verità, ma i modelli di reggiseno che piacciono a me non mi stanno e devo comprare la quarta. Ma porto la terza.
Il peso oscilla da anni tra i 65 e i 72 kg ed io lo lascio fare. Il punto vita è andato a farsi benedire quando ho scoperto l'esistenza della parmigiana e delle patatine fritte. Mangio abbastanza schifezze. Non mi piacciono le lasagne. Non mi piacciono le cose che hanno un sapore indefinito. Già di suo la carne non mi piace, se poi ci aggiungi la salsa di pomodori siamo a posto.
Ho un pessimo culo. Siamo più raffinati. Non ho un bel sedere. Taglia 46, che adesso è 44 e non perchè sia dimagrita, no, questo no. E' che con questa moria di top model a causa dei disturbi alimentari, gli stilisti hanno deciso di ridurre i numeri delle taglie e prendersi ancora una volta gioco dei cervelli femminili. Contenti loro, il mio sedere è sempre quello. L'altalena è la mia passione, ma è raro trovarne una che sia taglia 46 (che poi è 44), perchè i bimbi arrivano massimo alla 38. Una volta ne ho trovata una. Solo che poi non ci sono più salita. Il parco giochi ne ha una, ma dopo un po' devo scendere perchè le catene mi segano i fianchi. Non è una bella immagine, lo so. Lo è ancor meno la sensazione.
Mi piace anche passeggiare da sola. La mia città fa un po' schifo dal punto di vista degli spazi verdi, ma andasene in giro quando non c'è nessuno è il massimo. Specie se lo fai dopo aver finito un libro, e lo stile dell'autore ti risuona in testa descrivendo la tua passeggiata.
Sono psicolabile, lo so.
I miei capelli erano spaghetti quando ero piccola. Poi ho fatto la pemanente a tredici anni. Ero brutta uguale. Non erano i capelli che andavano cambiati. L'autostima. Adesso sono lisci. Dopo 55 minuti in bagno sotto phon e piastra. Oppure mossi con chili di mousse forte o gel. La lacca no. Il buco nell'ozono sta facendo annegare il pianeta. Da piccola non sapevo nuotare. Anche adesso non sono una sirena, ma almeno non annego se mi tuffo. E' già qualcosa. Non sapevo nuotare, ma giocavo a pallacanestro. Non è servito a molto, parlando in centimetri, ma sapevo fare il terzo tempo. Prima ancora ho fatto danza. Poi ho smesso. Mamma sosteneva che c'era troppa disciplina. Adesso so che non avrei voluto smettere. Capita. Ho smesso anche con la pallacanestro. Erano rimasti solo i maschi e a 12 anni non ero ancora interessata alle beghe amorose e ai preadolescenti brufolosi che si sentivano fighi. Preferivo Hugo, Joyce e Calvino. Forse è per questo che stavo sempre da sola. Non è facile leggere 1853 pagine in 15 giorni. Specie se a distrarti c'è il pensiero che il tipo figo ti ha chiesto "ti vuoi mettere con me?". Chi sei? Che vuoi? E' stato mollato. In seguito ebbi i miei due di picche anche io, vi assicuro.
Vi piace la maionese? A me sì. Qualche anno fa pensavo che una volta andata a vivere per conto mio, avrei pranzato tutti i giorni con il cocktail di gamberetti. Poi ho scoperto che se fossi diventata intollerante non avrei più potuto mangiarlo. Sono due anni che non mangio i cocktail di gamberetti.
Sono strana, psicolabile, l'ho detto. Lunatica. Indecifrabile, disse qualcuno una volta. Un libro aperto disse qualcun altro. Sono comprensiva e matura (e lì mi sentii mia madre) disse un altro. Ogni tanto impazzisco, la monotonia è pessima compagna. Altre volte penso che se incontrassi una come me, le urlerei in faccia di spegnere quella vocina stridula. E' troppo alta.
lunedì 12 dicembre 2011
La gatta frettolosa...
Leggo su più testate una notizia bizzarra: un ragazzo di 21 anni, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, ha dato i 29 esami previsti nel piano di studi in due anni. La stranezza, secondo le testate, sta nel fatto che l'Università gli avrebbe bloccato una carriera in così rapida ascesa perchè troppo veloce: deve attendere due anni. Ah, la media è del ventottovirgolaqualcosa. Lui, piccato, ricorre al Tar e, non appena sarà finita questa storia, andrà all'estero.
Cari i miei giornalisti scioccati da cotanta beffa, affascinati da cotanto genio e sprezzanti dei regolamenti universitari, vi svelo una cosa.
Per conto mio, se gli azzerassero la carriera, sarebbe una buona punizione: il ragazzo non è un genio. È solo un furbetto. E i furbetti mi fanno incazzare. A laurearsi in due anni, senza frequentare o seguire i corsi, son buoni tutti.
E chi gli va dietro, pensando che abbia ragione è un privilegiato. Di ragazzi che fanno lavoretti per mantenersi agli studi o anche solo per pagarsi qualche sfizio, è pieno il mondo. Parimenti il mondo è pieno di ragazzi che non riescono a stare al passo con il piano di studi, non perchè non gliingozziafareniente (tradotto: gradiscano l'arte dell'ozio), ma perchè il tempo va organizzato, rubato, allungato e stirato.
Il ragazzetto in questione probabilmente (fortuna sua, nessuno gliela toglie, beato lui), probabilmente non ha questi pensieri ed ha pensato bene di privarsi della grande opportunità che gli veniva offerta: la didattica. Non ha potuto frequentare perchè era impegnato con gli esami, perchè ha avuto l'arroganza di pensare che potesse farne a meno. Uno sprint che, genio quanto volete, ho seri dubbi che gli abbia lasciato qualcosa in termini di formazione. C'è un tempo per apprendere, per discutere, per confrontarsi (l'Università è soprattutto questo): lui se l'è giocato. Anzi, ha avuto la possibilità di giocarselo. Perchè, per potersi organizzare il tempo in questo modo, devi avercelo, non devi avere altri pensieri e devi stare solo su quello. Ecco perchè mi incazzo.
Quando si parla di meritocrazia e di genio, vorrei si tenesse conto soprattutto di questo. Quello di cui parlano i giornali non è merito tradito, ma arroganza giustamente punita.
A fare un esame al mese son buoni tutti.
Purchè tutti abbiano i tempi e gli strumenti per farlo.


