Ieri sera si è consumato uno scandaloso e inconcepibile spostamento a sinistra del concerto del primo maggio, e la cosa che fa riflettere è che di questa virata decisa è stato autore nientemeno che Fedez. Partiamo da qui.
domenica 2 maggio 2021
Sinistra: marketing per l'uso
lunedì 26 aprile 2021
Storie di beveroni tutte uguali
Ciò che il lockdown ci ha lasciato in eredità dallo scorso anno a oggi, oltre al numero impressionante di applicazioni per videocall e webinar, è la sovraesposizione sui social di pasticche e beveroni.
Siamo passati dal selfie con gli integratori accompagnato dalle frasi di Osho alla dettagliata descrizione delle occupazioni quotidiane, tutte riprese in stories che si moltiplicavano man mano che la fase 2 si allontanava anziché avvicinarsi; oggi, al secondo finale di stagione della Zona Rossa, le stories di dieci secondi con scadenza ogni 24 ore sono diventate veri e propri kolossal che Ben Hur scansate.
Che fanno di male da venditori 'sti poveri Cristi? Niente. Arrotondano come possono, e in un momento come questo non si può fare gli schizzinosi, quindi il network marketing potrebbe pure essere una risorsa (finché non diventa schema Ponzi).
Quindi avanti tutta con la promozione di programmi alimentari miracolosi e mirabolanti accompagnati da foto di risultati "sorprendenti", "incredibili", "immediati".
Quello che mi lascia perplessa di questa attività, e che a volte davvero mi fa dubitare della buona fede, è che ci si presenta con convinzione come guru dell'alimentazione e del benessere psicofisico senza alcuna preparazione, ma solo lo scudo del "sono tutti ingredienti naturali". Ragazzi miei, io mo' non vojo rompe er ca', ma il fatto che lo zucchero sia un ingrediente naturale non significa che possano assumerlo tutti in quantità stabilite da un tizio X in modo standardizzato. Solo io penso che sia una cosa pericolosa?
Sui social è pieno di giovani e meno giovani che cercano soluzioni miracolose e immediate per porre rimedio a un disagio che, semmai, è un affare risolvibile solo con un professionista serio, ed è su queste persone che queste aziende fanno leva per fatturare. Mi fa seriamente impressione che ci siano soggetti che sfruttano le debolezze altrui in questo modo, soprattutto vantando l'immunità dietro avvertenze minuscole copincollate sotto foto prima-e-dopo di culi scultorei.
Io non faccio testo perché ho abbracciato la filosofia carbo-gandhiana - se non mi togliete i carboidrati non divento violenta -, quindi non tradirò mai il panzerotto (se mentre stai leggendo ti stai domandando se fritto o al forno, sappi che esiste UN panzerotto ed è FRITTO), ma trovo in qualche modo fastidiose le storie con "la versione migliorata di te stessa", "se vuoi, con il nostro aiuto puoi" o "ci riesci se davvero ci tieni": 'sti polpettoni non li subivo neanche quando provavo a raggirare la mia nutrizionista (ed ero talmente incapace di farlo che ho mollato definitivamente nel lontano 2010). Non si può giocare così con le insicurezze e la salute delle persone, soprattutto se non c'è neanche uno straccio di competenza in materia perché, diciamolo chiaramente, si tratta di venditori arruolati da altri venditori che promuovono soluzioni imprenditoriali più che consigli nutrizionali.
Praticamente siamo passati dal promuovere contenitori per gli alimenti a promuovere alimenti per contenitori (in questo caso umani).
Per favore, smettiamola. Torniamo alle aspirapolveri e alle enciclopedie come una volta.
giovedì 22 aprile 2021
Zona Rosso Campari
mercoledì 30 aprile 2014
Bisognerebbe spiegarlo alle madri
giovedì 17 gennaio 2013
Il tempo di una sigaretta
Ci vediamo almeno otto minuti al giorno, lui sul suo balcone io sul mio, ognuno con la propria sigaretta tra le dita, ognuno avvolto nella propria giacca, ognuno coi suoi pensieri. Da circa due mesi ci vediamo per otto minuti al giorno, quelli necessari e sufficienti per fumare una sigaretta. All’inizio ci siamo ignorati, poi ci siamo studiati di nascosto e ora ci limitiamo a un cenno col capo. Ieri però ha sollevato lo sguardo due volte e ha sorriso. Un sorriso di quelli così pieni da trasfigurare il volto del mittente in tante briciole di umanità e contagiare il destinatario in un altrettanto largo sorriso. Nel congedarsi ha detto «Ciao!» e ha agitato la mano.
La nostra è una relazione clandestina. Talmente clandestina che ignoriamo l’uno le generalità dell’altra: è una relazione costruita con due nuvole di fumo che si scontrano nell’aria, un legame che sa di posacenere e si salda quotidianamente nella comune dipendenza.
«Sorridi sempre agli sconosciuti che ti osservano da un balcone?».
«No, certo. Ma lei non è uno sconosciuto».
Gli dò del lei. D’altronde avrà circa settant’anni.
Sorride.
«In questa casa le abbiamo assegnato un soprannome».
«Fantasioso, non trovi?».
«Dunque credi che io sia una persona orribile?».
«Il fatto che io non lo creda non significa che lei non lo sia».
Sorrido anch’io ed entrambi chiudiamo le rispettive finestre.
Il mio vicino di casa ha l’aria del brigatista.
Ritratto della giornalista Sylvia von Harden
olio e tempera su tavola
giovedì 8 novembre 2012
Il mio vicino di casa è uno scrittore
A dire il vero non è il mio vicino di casa, perché abita nel palazzo di fronte al mio. E a essere del tutto onesti non sono neanche sicura che sia uno scrittore. Le mie coinquiline lo chiamano "il brigatista" e, in effetti, un po' ricorda i personaggi dei film ambientati negli anni di piombo, ma io preferisco pensare che sia uno scrittore.
venerdì 29 giugno 2012
Novantaquattresimo minuto
Anche due anni se ci pensate, ma novanta minuti sanno essere lunghissimi.
Si entra in campo col cuore in gola e, forse, già sudaticci per l'eccitazione.
Come quando, poco prima di ogni esame, cerchi di ripetere come una silenziosa preghiera qual capitolo che sai così bene. Ma non servirà a nulla, perchè quella domanda non te la faranno e Kroos sarà sulla fascia destra.
I primi minuti sono quelli più freschi, difesa e attacco, fiato e presenza in campo. L'università è uguale: studi e porti a casa il risultato. Il nostro portiere para il primo attacco avversario ed io sono stata congedata dalla commissione d'esame con un trenta e lode, soffiando il nervosismo proprio come fa Gigi.
Gli esami però sono ancora dodici, è passato solo qualche minuto dal fischio di inizio e bisogna giocarne più di ottanta. Si gioca, si continua a giocare con il cervello e con il cuore, ma non avrei scommesso dieci lire bucate su un campionato così, perchè quando ti strappano via il cuore a metà partita è sempre un casino ritrovare lo schema giusto.
Ma io... io avevo la mia bussola e non ho mai navigato a vista.
Tornando al match, il cervello c'è: la Germania ci prova e ci riprova ad entrare, ma non gli riesce. Mario fa due goal importanti e la differenza la fanno i compagni di squadra. Anch'io ho ottenuto i due risultati più importanti grazie alla mia squadra e al Coach. Quel Coach.
Si va in vacanza con soddisfazione e consapevolezza: un po' come quando i giocatori vanno alle panchine e sono soddisfatti di quel che hanno dato e sentono la responsabilità degli ultimi quarantacinque minuti, i più lunghi per il risultato da difendere e per la stanchezza. Invece si rientra carichi, determinati a difendere i goal e, anzi, a cercarne altri. Peccato per quel fuorigioco di Balzaretti, ma va bene. Va bene anche tornare a casa con 29, ma il 9 sul mio libretto non è mai mancato.
A marzo ho deciso che ci sarei riuscita, che ies ai chen: farò di tutto per laurearmi a luglio!
Solo che attaccare e difendere insieme è un casino: la stanchezza comincia a farsi sentire, la bussola si sta smagnetizzando e va sistemata, la concentrazione cala e...
BAM! Calcio di rigore per la Germania e si va sul 2-1, ma va bene perchè è quasi finita. Il tifo si sente, il calore intorno anche.
Fischia francese di merda, fischia. Sono gli otto secondi più lunghi per gli Azzurri.
"E' finita, è finita, è finita!"
Si va a Kiev.
Si va a Bari.
Scusate, ma io mi sento un po' SuperMario.
sabato 12 maggio 2012
Origene, Ambrogio e studenti universitari pigri
giovedì 8 marzo 2012
Incontri, scontri e scontrati
Riflettevo amaramente sull'incapacità di elargire un sorriso o scambiare due chiacchiere con un estraneo. E' triste, ma piuttosto comune.
Ieri, sul treno, mi sono accomodata sulle poltroncine vis à vis a quattro posti: erano occupati da due donne, io ero la terza. Poco dopo si è accomodato un signore che gentilmente, con fare anche troppo affettato, ha chiesto di poter sedere con noi e gli è stato gentilmente risposto di sì.
Il signore, sulla quarantina (forse un po' di più), non particolarmente distinto, non particolarmente bello, non particolarmente tutto, un signore insomma, ha attaccato bottone perchè voleva chiacchierare.
Io ho tirato fuori gli auricolari ed ho indossato gli occhiali da sole. Perchè sarò anche gentile e simpatica, ma so essere una gran sgrugna pure io, garantito.
Insomma... le due donne tra loro parlavano del tempo e lui si intrometteva. Non con fare arrogante o invadente, ma l'effetto era quello di una terza voce che si inserisce in un duetto affiatato e rodato.
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| Richard Gere, American Gigolo |
venerdì 2 marzo 2012
Senza titolo
Non fermarti balla su una tavola fra due montagne
E se balli sulle onde del mare io ti vengo a cercare
Prendi il cielo con le mani vola in alto più degli aeroplani
Non fermarti sono pochi gli anni forse sono solo giorni
E stan finendo tutti in fretta e in fila
Non ce n'è uno che ritorni.
Non pensare alla pistola che hai puntato contro
Balla alla luce di mille sigarette e di una luna
Che ti illumina a giorno balla il mistero
Di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero
Dammi retta Non sarà vero domani
Ferma con quelle tue mani il treno Palermo-Francoforte
Per la mia commozione c'è una ragazza al finestrino
Gli occhi verdi che sembrano di vetro
Corri e ferma quel treno fallo tornare indietro.
A mio fratello si è rotta un'altra gamba. La devono aggiustare. Mi sa che ricomincia tutto daccapo.
Accidenti Se capissero vedendoti ballare di essere
Morti da sempre anche se possono respirare
Vola e balla sul cuore malato illuso sconfitto poi abbandonato
Senza amore dell'uomo che confonde la luna con il sole
Senza avere coltelli in mano ma nel suo povero cuore
E stancarti a ballare al ritmo del motore ed alle grandi parole
Di una canzone canzone d'amore Ecco il mistero
Sotto un cielo di ferro e di gesso l'uomo riesce ad amare lo stesso
Ama davvero senza nessuna certezza
Che commozione che tenerezza
Il walkman verde è là, chiuso in un cassetto, dopo diciannove anni. Le cassette non ci sono più. Non so che fine abbiano fatto col trasloco e il resto. Ma in realtà adesso servono a poco. Ora c'è youtube. C'è internet. Il walkman verde della Sony è ancora là però, con lo scotch trasparente a proteggere il coperchio delle pile.
Io sono Caterina, ho ventisette anni e sono cresciuta. E diciannove anni fa, Lucio Dalla per la prima volta mi ha detto nell'orecchio che tutto si può aggiustare.
martedì 31 gennaio 2012
E-book: quando leggere non basta
Studio beni archivistici e librari e conosco forme, materiali e relative trasformazioni del libro nella storia. E non ritengo il formato elettronico l'ennesimo passaggio, ma una semplice alternativa, che sicuramente prenderà piede e che, tuttavia, io non preferisco per molti motivi.
1) Ognuno di noi ha fatto le sue ricerche sulle enciclopedie da bambino. Il compito per casa non era trovare la data della scoperta dell'America o la nascita di Roma, ma sfogliare, cercare, imparare un corretto utilizzo del libro come fonte bibliografica e rielaborazione. Poi è arrivato Google. Strumento meraviglioso, per carità: alzi la mano chi almeno una volta nella vita si è risparmiato una figuraccia grazie a Google! Ma ha risparmiato un sacco di fatica nelle ricerche ed ho appreso, con un certo sconcerto, che i miei cugini più piccoli spesso fanno ricorso a San Google piuttosto che alla vecchia enciclopedia. Tornando all'e-book, soprattutto per utilizzo scolastico (che abbatterebbe, volendo, anche del 100% i costi per l'approvvigionamento dei libri di testo), il rischio è che si abituino le nuove generazioni a utilizzare la funzione di ricerca nel testo, come esclusivo metodo di ricerca.
2) La forma. La tecnologia eInk aiuta, va detto, ma non può compiutamente definirsi la panacea di tutti i mali e, no, il formato digitale, per quanto attiene la forma, non può entrare in competizione con il formato cartaceo, allo stesso modo in cui un libro cartaceo di venti-trent'anni fa esce sconfitto dalle cinquecentine. I libri del '500 hanno le pagine giallognole perchè allora non venivano utilizzati acidi per inibire l'azione della lignina; quegli acidi, usati fino a qualche decennio fa, rendevano bianchissime le pagine dei libri, ma tra un centinaio di anni saranno compromesse, per questo oggi se ne fa a meno. Lo stesso principio, in linea di massima, vale per il formato digitale: il supporto non è durevole (in dieci anni si è passati dalla videocassetta al dvd al dvx al bluray, solo dieci anni!) e il rischio di perdere un'intera biblioteca personale si fa più concreto.
3) Annusare le pagine di un libro è da drogati, è vero, ma c'è gente che apprezza il genere (io).
4) L'e-book consente di portare in qualche decina di grammi, centinaia di libri sempre con sè. E' il sogno di ogni bibliofilo in effetti (amico dei drogati del punto 3), ma che senso ha? Sono stata fuori per una giornata intera ed ammetto di averne portati con me due soltanto, senza che questo abbia causato chissà che ernia. Ma ammettiamo anche che due non vi bastino: quanti libri siete in grado di leggere in una giornata fuori casa?
5) Dulcis in fundo, la ragione per cui secondo me l'e-book può esistere accanto al libro e non in alternativa ad esso è che il lettore, anche quello meno attento, concretizza l'esperienza-libro attraverso la sua fisicità. Il senso di possesso dell'oggetto, la possibilità di sfogliarlo, fargli le "orecchie", sottolineare dei concetti, scriverci il proprio nome, riporlo in libreria. Rinunciare a tutto questo significherebbe castrare la lettura. Jonathan Franzen all'Hay Festival di Cartagena, in un attacco frontale all'e-book, diceva proprio questo. Ed io sono ampiamente concorde, perchè altrimenti si ridurrebbe la lettura ad un processo di assorbimento nozionistico.
Non sto cercando di demonizzare il formato digitale, ma ho delle riserve sull'utilizzo che se ne farà. Probabilmente ne acquisterò uno o me lo farò regalare, ma ho serie difficoltà ad immaginare una mia biblioteca virtuale. Forse sarà la mia emeroteca portatile, ma oltre questo non riesco proprio ad andare.
Ma io, come ho detto poco sopra, sono una drogata.
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| Casin. 345 (Ph. Mariolina Curci) |
venerdì 30 dicembre 2011
Trasloco finito ovvero La fine del mondo è vicina
Il 2011 si chiuderà domani tra una bottiglia di Fontanafredda e uno zampone in offerta al Dok.
Nel 2012 avrò tempo fino al 31 gennaio per riportare tutti i post su questa piattaforma, opportunamente retrodatati.
Propositi non ne faccio: sono inutili, finiscono prima di averli pronunciati e il risultato porta alla depressione e istiga al suicidio.
(Cari amici di Studio Aperto, scherzo. E' che sono troppo pigra per farne e per rispettarli.)
Dimenticavo: special guest star di Capodanno, come vuole la tradizione, il raffreddore assassino. Brindo con il Fluimucil.
Tanti bacilli sotto il vischio a tutti e buon 2012.
giovedì 29 dicembre 2011
L'altalena taglia 46
Il mio nome è Maria Concetta Immacolata, senza virgole (per chi non lo sapesse, per legge tutte le virgole sono state eliminate negli uffici anagrafe) ed ho 22 anni. No, ricominciamo tutto daccapo.
Il mio nome è Maria Concetta Immacolata e finirò 23 anni a maggio, il 17 per la precisione (a voler essere pignoli sono nata in un soleggiato venerdì e non sono superstiziosa).
Ho due occhi, un naso, una bocca, due braccia, due gambe neanche troppo belle. La natura ha deciso che le donne devono avere le tette. Ce le ho anche io. Porto una quarta. E' una terza abbondante in verità, ma i modelli di reggiseno che piacciono a me non mi stanno e devo comprare la quarta. Ma porto la terza.
Il peso oscilla da anni tra i 65 e i 72 kg ed io lo lascio fare. Il punto vita è andato a farsi benedire quando ho scoperto l'esistenza della parmigiana e delle patatine fritte. Mangio abbastanza schifezze. Non mi piacciono le lasagne. Non mi piacciono le cose che hanno un sapore indefinito. Già di suo la carne non mi piace, se poi ci aggiungi la salsa di pomodori siamo a posto.
Ho un pessimo culo. Siamo più raffinati. Non ho un bel sedere. Taglia 46, che adesso è 44 e non perchè sia dimagrita, no, questo no. E' che con questa moria di top model a causa dei disturbi alimentari, gli stilisti hanno deciso di ridurre i numeri delle taglie e prendersi ancora una volta gioco dei cervelli femminili. Contenti loro, il mio sedere è sempre quello. L'altalena è la mia passione, ma è raro trovarne una che sia taglia 46 (che poi è 44), perchè i bimbi arrivano massimo alla 38. Una volta ne ho trovata una. Solo che poi non ci sono più salita. Il parco giochi ne ha una, ma dopo un po' devo scendere perchè le catene mi segano i fianchi. Non è una bella immagine, lo so. Lo è ancor meno la sensazione.
Mi piace anche passeggiare da sola. La mia città fa un po' schifo dal punto di vista degli spazi verdi, ma andasene in giro quando non c'è nessuno è il massimo. Specie se lo fai dopo aver finito un libro, e lo stile dell'autore ti risuona in testa descrivendo la tua passeggiata.
Sono psicolabile, lo so.
I miei capelli erano spaghetti quando ero piccola. Poi ho fatto la pemanente a tredici anni. Ero brutta uguale. Non erano i capelli che andavano cambiati. L'autostima. Adesso sono lisci. Dopo 55 minuti in bagno sotto phon e piastra. Oppure mossi con chili di mousse forte o gel. La lacca no. Il buco nell'ozono sta facendo annegare il pianeta. Da piccola non sapevo nuotare. Anche adesso non sono una sirena, ma almeno non annego se mi tuffo. E' già qualcosa. Non sapevo nuotare, ma giocavo a pallacanestro. Non è servito a molto, parlando in centimetri, ma sapevo fare il terzo tempo. Prima ancora ho fatto danza. Poi ho smesso. Mamma sosteneva che c'era troppa disciplina. Adesso so che non avrei voluto smettere. Capita. Ho smesso anche con la pallacanestro. Erano rimasti solo i maschi e a 12 anni non ero ancora interessata alle beghe amorose e ai preadolescenti brufolosi che si sentivano fighi. Preferivo Hugo, Joyce e Calvino. Forse è per questo che stavo sempre da sola. Non è facile leggere 1853 pagine in 15 giorni. Specie se a distrarti c'è il pensiero che il tipo figo ti ha chiesto "ti vuoi mettere con me?". Chi sei? Che vuoi? E' stato mollato. In seguito ebbi i miei due di picche anche io, vi assicuro.
Vi piace la maionese? A me sì. Qualche anno fa pensavo che una volta andata a vivere per conto mio, avrei pranzato tutti i giorni con il cocktail di gamberetti. Poi ho scoperto che se fossi diventata intollerante non avrei più potuto mangiarlo. Sono due anni che non mangio i cocktail di gamberetti.
Sono strana, psicolabile, l'ho detto. Lunatica. Indecifrabile, disse qualcuno una volta. Un libro aperto disse qualcun altro. Sono comprensiva e matura (e lì mi sentii mia madre) disse un altro. Ogni tanto impazzisco, la monotonia è pessima compagna. Altre volte penso che se incontrassi una come me, le urlerei in faccia di spegnere quella vocina stridula. E' troppo alta.
lunedì 12 dicembre 2011
La gatta frettolosa...
Leggo su più testate una notizia bizzarra: un ragazzo di 21 anni, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, ha dato i 29 esami previsti nel piano di studi in due anni. La stranezza, secondo le testate, sta nel fatto che l'Università gli avrebbe bloccato una carriera in così rapida ascesa perchè troppo veloce: deve attendere due anni. Ah, la media è del ventottovirgolaqualcosa. Lui, piccato, ricorre al Tar e, non appena sarà finita questa storia, andrà all'estero.
Cari i miei giornalisti scioccati da cotanta beffa, affascinati da cotanto genio e sprezzanti dei regolamenti universitari, vi svelo una cosa.
Per conto mio, se gli azzerassero la carriera, sarebbe una buona punizione: il ragazzo non è un genio. È solo un furbetto. E i furbetti mi fanno incazzare. A laurearsi in due anni, senza frequentare o seguire i corsi, son buoni tutti.
E chi gli va dietro, pensando che abbia ragione è un privilegiato. Di ragazzi che fanno lavoretti per mantenersi agli studi o anche solo per pagarsi qualche sfizio, è pieno il mondo. Parimenti il mondo è pieno di ragazzi che non riescono a stare al passo con il piano di studi, non perchè non gliingozziafareniente (tradotto: gradiscano l'arte dell'ozio), ma perchè il tempo va organizzato, rubato, allungato e stirato.
Il ragazzetto in questione probabilmente (fortuna sua, nessuno gliela toglie, beato lui), probabilmente non ha questi pensieri ed ha pensato bene di privarsi della grande opportunità che gli veniva offerta: la didattica. Non ha potuto frequentare perchè era impegnato con gli esami, perchè ha avuto l'arroganza di pensare che potesse farne a meno. Uno sprint che, genio quanto volete, ho seri dubbi che gli abbia lasciato qualcosa in termini di formazione. C'è un tempo per apprendere, per discutere, per confrontarsi (l'Università è soprattutto questo): lui se l'è giocato. Anzi, ha avuto la possibilità di giocarselo. Perchè, per potersi organizzare il tempo in questo modo, devi avercelo, non devi avere altri pensieri e devi stare solo su quello. Ecco perchè mi incazzo.
Quando si parla di meritocrazia e di genio, vorrei si tenesse conto soprattutto di questo. Quello di cui parlano i giornali non è merito tradito, ma arroganza giustamente punita.
A fare un esame al mese son buoni tutti.
Purchè tutti abbiano i tempi e gli strumenti per farlo.
sabato 3 dicembre 2011
Ex abrupto
Odio il soundcheck.
Stavo leggendo con un bicchiere di vino bianco nella mano, ieri sera. In sottofondo il soundcheck del concerto dedicato a De Andrè che si sarebbe tenuto qualche ora dopo.
Ho scoperto che odio i soundcheck in quel momento. Anzi no. Su un pezzo in particolare.
Canzone dell'amore perduto. Alla fine della seconda strofa, quando il pezzo comincia a distrarti da qualsiasi cosa e cominci a cantarlo a bassa voce per non distruggerlo.
Lì, il pezzo si è interrotto e il fiato è rimasto strozzato a metà.
Il soundcheck, appunto.
Tu cominci ad apprezzare un pezzo, ti lasci trascinare dalle note, dalle parole e poi. Nulla.
Non mi piacciono i soundcheck perchè interrompono sul più bello la musica.
Ex abrupto è proprio brutta come espressione. E' latina. Fa molto personcina colta. Ma è brutta. Spezza qualcosa che prima c'era e che poi all'improvviso non c'è più. L'ho usata nella mia tesi in paleografia: il secondo testo omiletico del manoscritto si interrompeva ex abrupto, forse per la caduta di alcune carte. Non si sa che fine abbiano fatto quelle carte, né come siano cadute. Si sa che prima c'erano e adesso non più.
Una volta scrivevo. Tanto. Qualcuno dice bene.
Poi come Canzone dell'amore perduto, come il mio codice, sul più bello, ho smesso. Senza un perchè ben definito, solo ho smesso.
E' da qualche mese che la mancanza della scrittura, della mia scrittura, si fa sentire. Ed ho ricominciato, di nascosto, a scrivere.
Poi un giorno ho scoperto che il mio padrone di casa mi ha sfrattato. Penneasfera è stato sfrattato e lì si è sbloccato qualcosa. Nostra signora retorica dice che quando stai per perdere qualcosa, solo allora ti rendi conto del suo valore. Forse è vero, forse no. Ma il fatto di aver rischiato di perdere tre anni di sproloqui, mi ha fatto capire che io non scrivevo solo per il blog o per i lettori.
Scrivevo per me.
E io non sono pronta a dire basta.
Il soundcheck finisce qua.
domenica 22 novembre 2009
Discrezione
E' possibile che Mantegna stesse spiando i Gonzaga nel momento in cui Ludovico incontra per la prima volta il figlio Francesco diventato cardinale? Certamente no. La commissione parla chiaro: la Camera Picta era un piccolo vano con funzioni rappresentative, nel quale i Gonzaga ricevevano gli ospiti di prestigio e la celebrazione di un figlio cardinale su quelle pareti doveva servire proprio a questo.
Però è curioso l'espediente usato dal Mantegna per "sfondare" le pareti di una camera angusta. Sembra quasi una forma di reality ante litteram, tanto che, pur dovendo celebrare i Gonzaga, Mantegna non si piega all'idealizzazione dei personaggi, ma li ritrae esattamente come sono: nasi pronunciati, rughe, doppimenti, non sono sacrificati, anzi.
Ma ancora: tutto questo cosa c'entra con la discrezione?
La scorsa settimana ho appurato che il pettegolezzo, farsi gli affari altrui, l'intervento in questioni private spiattellate come fossero casi nazionali è diventato uno sport olimpico.
La cosa curiosa è che le persone si sentono in diritto di intervenire non solo su aspetti superficiali riguardanti gli altri, ma anche sulle scelte già fatte. Il reality ci ha messo del suo: sembra che tutto il mondo sia chiuso in un acquario e il suo doppio al di là del vetro (la cortina appunto) osserva e ne discute.
La cosa potrebbe sembrare solo teorica, ma se ci fate caso, almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentire la famosa domanda: ma perchè...?
Una domanda, la cui risposta più opportuna non ha mai trovato bocca, ma solo cervello: ma perchè non ti fai i cazzi tuoi? In questo caso la parola "cazzi" non è la cafonata d'occasione, ma diventa termine tecnico - scientifico. In pratica sentitevi legittimati ad usare la parola "cazzi" se decideste di rispondere sinceramente alla domanda, perchè essendo una domanda del cazzo, necessita di "cazzi" anche nelle risposte.
Ma torniamo alla Camera Picta ed ai putti che sbirciano dall'oculo sulla volta. E' un artificio ottico eccezionale, in pratica le figure spiano la scena dall'alto. C'è poco da fare. Si affacciano e guardano cosa succede nella Camera: il classico caso di "se i muri potessero parlare...", reso magnificamente in pittura.
La discrezione in quel caso non esiste proprio. Se la cortina si apre davanti a Ludovico e lui sa di essere osservato dallo spettatore, si assiste al paradosso dello spettatore che a sua volta è spiato dai putti. In pratica è come se ci fossero delle telecamere a riprendere le telecamere della casa del Grande Fratello, che a loro volta riprendono i dieci imbecilli dell'anno (ma questa è solo una mia opinione, non divaghiamo).
Curioso è infatti scoprire (con somma gioia, lo ammetto) che la stessa persona che è stata indiscreta con qualcun altro, si è lei stessa prestata (e non solo il fianco, ma culo, gambe e braccia, testa inclusa nel prezzo) al pettegolezzo come fosse qualcosa di normale. Della serie: un pettegolezzo val bene la mia testa sul vassoio di argento di qualche avvoltoio. E aggiungo che in qualche caso, se non avessi conosciuto bene il pettegolo in questione, avrei dubitato della sua intelligenza (salvo dubitarne ugualmente se la persona in questione sembra stia facendo questo senza un motivo preciso).
Trovo il pettegolezzo un'arte. Non lo condanno a priori come potrebbe sembrare in effetti, ma lo trovo un divertissement, che non deve nuocere e non deve mettere in imbarazzo. Prima regola: divertirsi e poi pensare ad altro. Restare ancorati allo stesso pettegolezzo per mesi significa non avere nulla da dire, nulla da scoprire, o peggio, nessuno scopo nella vita. Aggrapparsi agli avvenimenti della quotidianità altrui, significa non trovare un senso nel piattume della propria, che è quanto di più lontano possa esserci dall'esigenza di creare un'illusione ottica per allargare una stanza (per il Mantegna).
In pratica, se non dovete affrescare una stanza piccola, è inutile che vi affanniate a sollevare cortine o ad affacciarvi dall'alto: un consiglio non richiesto non insiste. Tace.
mercoledì 9 settembre 2009
Videocracy. Mediocracy. Idiocracy.
Per chi non l'avesse visto anticipo qualcosa: tre facce di culo che, ognuna a suo modo, contribuisce a drogare le già devastate menti della popolazione italiana che si presta. Alla fine muoiono tutti. Forse.
Mi domandavo se esiste un antidoto. Mi domandavo se questa follia di massa ad un certo punto finisce o continua all'infinito. Ieri guardavo l'avanzo di gal... Corona e mi veniva da vomitare. Guardavo il nan... premier e mi veniva da vomitare. Guardavo il papp... Lele Mora e mi veniva da vomitare. Poi però mi sono resa conto che è tutto legittimo. La follia è che quello che dicono e fanno è legittimo. Pensateci un attimo: questa gente è legittimata dalle migliaia di persone che baciano la terra dove camminano. Sono in grado di ipnotizzare quei poveracci che li seguono con quattro sorrisi e la prospettiva di fare soldi.
Tutte vogliono diventare veline. Ognuna offre quel che può, in senso letterale e figurato. Si diventa mogli di calciatori nella peggiore delle ipotesi, puttana di qualcuno che conta nella migliore.
Tutti vogliono sfondare nel mondo dello spettacolo. Vendendo la madre se necessario, ma tant'è.
Tutti vogliono essere sopra tutti (o tutte, fate voi). Soprattutto in tv.
Sono disgustata.
E mi domando se c'è una speranza, anche una sola, che l'idiozia di massa finisca, ci si svegli tutti quanti e si mandi a quel paese questa sonnolenza che rovescia tutti gli equilibri.
martedì 14 luglio 2009
No Madonna dello Sterpeto? No party!
Appuntamento di interesse sociologico, per un motivo assai curioso, attira gli etologi di tutto il mondo che ogni anno aggiungono un tassello agli studi del settore. Giudizio che a quanto pare rimane inascoltato per una festa sempre uguale a se stessa.
Ieri parlavo con un'amica e riflettevo ad alta voce sul fatto che la festa patronale è curiosa non nei tre giorni di festa, ma in quelli immediatamente successivi.
Le ragazzine tra i 13 e i 16 anni avranno tutte il tattoo della cinese che sta in piazza Marina. I disegni sono sempre quelli da circa dieci anni. I più gettonati sono i tribali e le rose. Le più trasgressive optano per un'intramontabile Cappella Sistina. A prescindere dal soggetto le accomunano i genitori che almeno per una settimana non sentiranno la litania del mammavoglioiltatuaggio. Nella stessa settimana porteranno addosso gli oggetti acquistati in giro per le bancarelle. Sembreranno alberi di Natale fuori stagione, ma questo solo per i dieci minuti di strada da casa all'appuntamento con l'amica del cuore. Lì decideranno insieme chi mette cosa, perchè entrambe avranno gli stessi identici accessori. In quel momento appare la borsetta in cui infilare gli accessori che non possono essere indossati, perchè li porta l'amica. La borsa è generalmente quella firmata tarocca, costata circa 40 €, che è di plastica ma almeno ha il 6 x 3 di Louis Vuitton in bella vista. Qui non si pone il problema della borsa uguale alle altre, perchè è un oggetto trendy, elegante e chenonmuoremai.
Questo vale ovviamente per le ragazzine trendy e al passo con la moda. Poi ci sono quelle rockettare, pseudo punk che hanno scoperto quanto è bello il rock grazie ad una ragazzetta frigida, bionda e sempre con il broncio, che si chiama Avril Lavigne. In quel caso rimane il tatuaggio, ma il soggetto è gothic. Gli acquisti sono: il cinturone borchiato comequellodiNirvanachecostaassai, la maglietta nera con la stampa di Avril Lavigne o dei Tokio Hotel, gli orecchini viola, gli orecchini neri, il piercing finto, una borsa nera lunga possibilmente da trascinare per terra, per la buona azione di pulizia della città.
Le ethno-chic comprano solo dall'indiano più italiano di tutti che sta in piazza Marina e che vende da vent'anni gli stessi cd, su cui il bollino SIAE è ancora bianco e rosso. Acquistano tutto ciò sia spacciato per etnico, qualsiasi cosa voglia dire. Dici che proviene dalla Tunisia e loro ci credono anche se sopra c'è scritto a caratteri cubitali Made in China.
Il genere maschile si presta poco, ma anche qui abbiamo qualche chicca.
Il fidanzato della ragazza trendy compra dallo stesso senegalese cintura, cappellino e borsello di Gucci. Il tutto dietro suggerimento della girl, perchè se non fai pendant non sei cool. I più assurdi acquistano mascherine per cellulari che devono ancora comprare o cavetti pronti ad esplodere al primo utilizzo.
Il ragazzetto punk acquista il cinturone borchiato, la maglietta del gruppo più sconosciuto punk, metal - hard - super - extra - dark - rock. Ovviamente nera. Ci abbina un chilo e mezzo di catene metalliche, pronto per girare come una ferramenta ambulante. L'acquisto è coronato dalla nuova pallina per il piercing alla modica cifra di 7 - 8 euro.
Tutti, senza alcuna distinzione di stile, razza o religione, ti diranno: ho fatto un affarone. La stessa cosa la può dire il venditore ambulante, ma lui almeno può dirlo a ragione.
Gli argomenti di discussione saranno sempre quelli. Il Ranger, sono dieci lustri consecutivi che detiene il titolo di giostra più pericoosa dell'anno. La più stupida sarà l'ottovolante, ma tutti ci avranno fatto almeno un giro, foto annessa.
Le mamme a casa avranno scoperto quanto è bello fare le casalinghe con il tritatutto, il tagliatutto, l'asciugatutto e il lavatutto con filippina incorporata.
Le bambine andranno in giro con la treccina di cotone e le collanine di plastica, mentre i maschietti con la pistola ad acqua. Entrambi prenderanno in giro il bimbetto che ha vinto alla pesca il cono di plastica con la pallina di spugna che rimbalza.
I papà gireranno con il portafogli vuoto, pronti a giurare che la prossima volta si va fuori città.
E io?
Io me la sono filata a Polignano perchè c'era una manifestazione bellissima, che ospitava decine di autori che presentavano il proprio libro negli angoli del centro storico. I miei acquisti? Rigorosamente grautiti: foto e autografo di Ascanio Celestini, che posterò appena possibile.
E anche stavolta ho fatto l'intellettuale da strapazzo!
mercoledì 1 luglio 2009
Il mio neurone è una scheggia
Per celebrarlo e coronare degnamente il successo, una figuraccia non potevo farmela mancare. Ci ho riso troppo per le due ore successive, perchè è una di quelle cose che in genere fanno vedere nelle sit com, quelle situazioni che dici "Seeee! Mica ci sono sul serio figuracce del genere!". Ora sono certa che possono esistere sul serio.
Con due amiche cerco un posto sul treno. Troviamo tre posti liberi: su quattro sedili disponibili, uno è occupato da un signore di circa quarant'anni. Ci sediamo.
Passa il controllore. Biglietto qui, biglietto là, trallallerollallà. Il signore non ha il biglietto: si alza e si allontana con il controllore per tornare dopo qualche minuto al suo posto. Noi continuamo a chiacchierare come prima.
Premessa: ieri mattina il secondo binario di Barletta era occupato da circa duecento persone dirette a Lourdes. Avevano spalmato sui binari valigie, tende da campeggio, barbecue, sarcofaghi, copie del Laocoonte, sagome di Antonella Clerici, plastici di Villa Certosa con Bruno Vespa ad illustrarli. Le duecento persone naturalmente erano posizionate a venti centimetri dai binari, per tutelare il patrimonio da portare in viaggio. Passa un treno ad alta velocità, il cui capotreno stava giocando alla prova di virilità con la velocità della luce: vinceva lui. I villeggianti impassibili, sembrava non si fossero accorti del passaggio di un treno a trecento km orari, a due centimetri dalle loro facce.
Nel frattempo un ragazzo dell'esercito, in divisa (con un marcato buon senso evidentemente), lì vicino borbottava:
- Eh, ma non si spostano, sono incoscienti! Ma non lo so io! Poi ci si scandalizza quando succede qualcosa! Ma se le cercano!
Io l'ho guardato, ma non ho detto niente, anche perchè penso che gli incoscienti siano quelli che sparano i treni a tutta velocità nelle stazioni, soprattutto se non ci sono binari intermedi su cui farli correre.
Fine premessa.
Racconto l'episodio alle mie due amiche. La mia delicata e silenziosa voce da elefantessa in calore penso non abbia bisogno di presentazioni.
Io: Ragazze, stamattina ho visto una cosa allucinante! Quei PAZZI CRIMINALI delle Ferrovie dello Stato hanno lanciato un treno a tutta velocità con il secondo binario stipato di gente fino ai bordi! Era il Freccia Rossa, Freccia Argento, Luna Rossa... boh! Comunque i nuovi treni veloci.
Interviene per la prima volta il signore seduto con noi.
Signore: Luna Rossa è la barca.
La mia vena comica sarà anche scarsa, ma insomma: Luna Rossa era una battuta.
Io: Ah, già. Freccia Rossa!
Lui: Quel treno è Freccia Argento.
(Ehm... ehm... Gulp!)
Io: ... Ferrovie dello Stato per caso?
Amica: Oh mio Dio! Gli hai dato del pazzo criminale!!!
Ebbene, sì. Cioè. Non sono sicura che quell'uomo fosse delle FS, ma temo che sia proprio così. Il neurone si è svegliato solo stamattina. Dopo storia moderna l'ho lasciato dormire e come avete potuto leggere gli effetti non si sono fatti mancare!
Che dite lo vinco il Figur e' mmerd Award 2009?






