Bisognerebbe spiegarlo alle madri
che nelle aule delle Università applaudono alla proclamazione a Dottore del
proprio figlio. Bisognerebbe dirlo a loro che nulla è scontato e giusto, che se
quel figlio si fosse trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato quegli
applausi si sarebbero tradotti in dolore e incredulità. Bisognerebbe spiegarlo
alle madri che non si chiamano Patrizia Moretti.
Bisognerebbe spiegarlo alle
sorelle che scelgono il fiore all’occhiello per il fratello designato quale
testimone di nozze nel giorno più importante. Occorre dirlo a loro che basta un
niente, un pregiudizio, per trasformare quel fiore all’occhiello in un cuscino
funebre. Bisognerebbe spiegarlo alle sorelle che non si chiamano Ilaria Cucchi.
Bisognerebbe spiegarlo ai padri
che diventeranno nonni e insegneranno ai nipotini a batter le manine. Si provi
a spiegarlo a loro cos’è una domenica sportiva che diventa sconcerto e rabbia.
Bisognerebbe spiegarlo ai padri che non si chiamano Giorgio Sandri.
Bisognerebbe spiegarlo alle madri
che pensano sia sufficiente averli educati bene, alle sorelle che credono che non
commettere errori basti, ai padri che "non è toccato a me, non mi riguarda" che sarebbe potuto capitare anche a loro, che non sono diversi, che sarebbero potuti essere i loro figli,
che sono solo stati fortunati, che non è una battaglia ideologica, ma di
civiltà prima di tutto.
Bisognerebbe spiegarlo alle madri
che essere Patrizia Moretti è stata una fottuta coincidenza e al posto di
Federico potevamo esserci noi. Spieghiamolo alle madri così, con queste parole.
Al posto di Federico potevamo esserci noi e quegli applausi indegni, rivoltanti
e bestiali non uccidono soltanto (ancora una volta) la sua memoria, ma quella di quanti – troppi – Federico, suo malgrado, rappresenta.
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